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Chi cerca, trova

Ho avuto due numeri della Zeit in dono. Nei paesi di lingua tedesca mi pare sia normale che in posti strategi (come la stazione di Stoccarda) ragazzi atttendono le possibili vittime alla stazione e le irretiscono con un Test-Abo, un abbonamento di prova (che dovrebbe essere di facile disdetta, una mail e via, ma inizio a pensare di essermi messa sul groppone un anno di Zeit, il che forse non sarebbe male, se non fosse che l’indirizzo indicato vale ancora per una settimana…das wäre ärgerlich, come direbbero in Teutonia).

Ora, Die Zeit è un giornale eccezionale, ma è troppo tardi e ne ho passate troppe oggi per mettermi a tessere gli elogi delle migliori pubblicazioni teutoniche (tra l’altro, il suo direttore porta l’eloquente name di Giovanni Di Lorenzo, giornalista italo-tedesco, guarda un po’). Quel che volevo dire è che la rubrica che più mi sollazza nella rivista acclusa, Zeit-Magazin, sta nelle ultime pagine, sotto il titolo Kennenlernen, conoscersi. Sì, gli annunci matrimoniali. Io leggo spesso gli annunci matrimoniali e quelli mortuari, sono uno straordinario affresco di umanità varia. Per i secondi un po’ meno, ma per i primi il divertimento è assicurato.

Li leggo tutti, anche se mi attraggono ovviamente di più quelli sotto il titoletto “Er sucht sie“, Lui cerca lei. Dato che il target della Zeit è alto, buona borghesia e tutta la sublime classe degli Akademiker, universitari, anche le agenzie che compaiono tra gli annunci si dicono specializzate in Akademiker-Dating. Pensiamoli, questi accademici, inaciditi dal gran far ricerche, incrudeliti dall’agone clientelare o ammuffiti tra i libri, poi trovarsi a una certa età soli ma sempre pretenziosi, esigenti. Gli uomini dunque sono, se specificato, professori, imprenditori, precoci vedovi e pensionati freschissimi. Un motivo comune è “mica li dimostro i miei anni”, a mio avviso il più simpatico è questo:

Attr. intakter Mann, 186/80, 67 (lt. Med. 58) …

A parte che per leggere questi annunci bisogna avere in testa una legenda delle abbreviazioni, “uomo attraente e intatto (non è rotto? non ha bisogno di essere riparato? mantiene ancora l’animo dei bei tempi?), alto 1,86, peso80 chili, 67 anni (secondo i medici 58)”. Cinquantotto, spaccati.

Gli uomini (ma spesso anche le donne) sbandierano indipendenza econimica e tutti sono strabiliantemente dotati di ogni qualità desiderabile, belli, simpatici, aperti, sensibili, allegri, pieni di passatempi e interessi, bramosi di avventure, uno si domanda perché non trovino qualcuno anche senza annunci (ma si sa, il mondo accademico…). Una donna sembrava aver previsto la domanda e fa:

Szentreffs sind mir zu oberflächlich, Internetmailkontakte suspekt, Männer im Bekanntenkreis u. berufl. Umfeld tabu.

Incontri nei luoghi mondani li trovo troppo superficiali, i contatti via Internet ed e-mail sospetti, gli uomini nella cerchia dei conoscenti e nell’ambiente di lavoro tabù.

Precisa e chiara negli intenti, la ragazza, che si professa trentassettenne, conduttrice radio e per molti anni fotomodella richiesta.

Per non parlare di cosa si cerca, le richieste sono varie ed elevate. Alcuni vanno subito al punto e praticamente per loro sarebbe meglio avere la possibilità di crearsi una donna e programmarsela ad hoc, tipo costui:

Der perfekte Samstag in Hamburg
Mit Dir (zierlich/schlau/warmherzig) aufwachen, Dir meine (39/203/114/NR) Zuneigung körperlich zeigen, Frühstück im Cafe Geyer, Joggen umm Alster, Saunieren in der Bartholomäustherme, einkaufen beim Asiaten, Mittagsschlaf halten, spazieren gehen, abends kochen, dann in die Schmidt Mitternachtshow. Danach wieder Se*x!

Il sabato perfetto ad Amburgo
Svegliarsi con te (minuta/furba/calorosa), dimostrarti fisicamente il mio (39/203/114/non fumatore) affetto, colazione al Cafe Geyer, jogging attorno all’Alster, fare la sauna alle Terme di Bartolomeo, fare la spesa al negozio asiatico, pisolino dopo pranzo, fare una passeggiata, la sera cucinare, poi andare a vedere lo show di mezzanotte di Schmidt. Poi ancora ses*so!

Intanto bisognerebbe notare che un bisonte di un quintale, alto più di due metri, la cerca “minuta”, piccola e graziosa, e la cerca, come dice senza troppi giri di parole, per farci ginnastica da camera minimo tre volte al giorno. (Il fatto che non fumi non mi pare attenuare la mostruosità del fatto). Comunque ci vuole una certa abilità per definire “dimostrazione corporea di affetto” lo spappolamento di un piccola scaltra dal cuore caldo e dall’immane coraggio, aggiungerei io. Poi mi ti vedo il bestione a fare jogging (dove?) e a sudare alle terme, laddove secondo me forse mi sono lasciata sfuggire la quarta opportunità di incontro ravvicinato tra esseri di dimensioni diverse. Comunque, l’arroganza di imporre anche la spesa dall’asiatico è intollerabile.

Gli annunci finemente perversi si sprecano. C’è il dominante che cerca la dominanda:

Dominanter Herr sucht…
Er, 44, dominant, schlank, gutaussehend und gut gebaut, schlagfertig und erfahren, sucht ein devote Sie. Vertrauen, Zuverlässigkeit sind uns wichtig.

Uomo dominante cerca…
Lui, 44, dominante, magro, di bell’aspetto e ben fatto, rapido ed esperto, cerca una Lei devota. Fiducia e affidabilità sono importanti per noi.

Ora, quest’annuncio ha due elementi che mi insospettiscono. Il primo è l’aggettivo schlagfertig, che significa pronto, reattivo, ma in primo luogo significa anche pronto a darle, a menare, e non so come mai, non mi sentirei di escludere l’opzione “senso letterale”. In secondo luogo, dice di cercare ein devotes Sie, non eine, io mi sarei aspettata un articolo femminile, invece usa il neutro. Potrebbe essere una svista o magari il dominante cerca una cosa? Sorvoliamo sulla fiducia, che significa: Te ne faccio di cotte e di crude e ovviamente resta tutto inter nos.

Ma finiamo in bellezza, finiamo con Ulma. Esiste un famoso Zungenbrecher, scioglilingua: ‘In Ulm, um Ulm und um Ulm herum’. E qualcuno lo ha riadattato al proprio scopo:

Tolerantes Paar aus Ulm, um Ulm und um Ulm herum mit Niveau, Ende 50/Mitte 40 sucht gleichgesinntes Paar.
Coppia tollerante di Ulm, nei dintorni di Ulm e tutt’attorno Ulm, di classe, fine 50 / metà 40, cerca coppia affine.

Per sciogliersi la lingua tutti insieme, immagino.

Lessico casalingo (ovvero: la difficoltà dell’evidenza)

Direi che le parole del giorno sono

Reinigungstücher, ovvero salviette umidificate per pulire le superfici evitando di usare detergenti  (di Meister Proper, che da noi si chiama Mastro Lindo)

Topfreiniger, spugnette per lavare i piatti

Schwammtücher, spugne piatte, di quelle da passare sulle superfici

Allzweckreiniger, pulitutto

Cercando di tradurre i termini, che sono qui così evidenti nella loro materialità di prodotti acquistati al supermercato, mi accorgo di quanto sia difficile dare un nome preciso agli oggetti più comuni…

E ci pigliano pure in giro, a ragione, con il trapattonese

Nel tedesco attuale, almeno quello calcistico, il Trap c’è. Entrerà sicuramente nei dizionari di frasi fatte, i redattori del Duden dovranno fare i conti con Ich habe fertig (in tedesco corretto, ich bin fertig, ma ci si infila l’italiano ho finito) e Flasche leer (bottiglia vuota, nella locuzione, giocare come bottiglie vuote).

Lo asserisce anche Wikipedia.de che sottolinea sì lo scarso rispetto per la grammatica, ma la grande forza emotiva delle esternazioni trapattoniane:

In Deutschland wird der Name Giovanni Trapattoni vor allem mit einer am 10. März 1998, zwei Tage nach einer 0:1-Niederlage gegen den FC Schalke 04, gehaltenen Pressekonferenz verbunden. Als Trainer des FC Bayern München kritisierte er – grammatikalisch falsch, aber äußerst emotional – die Leistung einiger Spieler, insbesondere die Mehmet Scholls und Mario Baslers. Die in der hitzigen, dreieinhalbminütigen Rede[3] entstandenen Satzkonstrukte („Was erlauben Strunz“, „… ware’ schwach wie eine Flasche leer“ und „Ich habe fertig“) fanden Eingang in den deutschen Sprachgebrauch; so kommentierte z. B. die SPD die Abwahl Helmut Kohls auf einem Plakat mit dem berühmt gewordenen Schlusssatz aus Trapattonis Pressekonferenz: „Ich habe fertig!“ Der Wutausbruch brachte ihm so große Sympathien ein, dass er heutzutage damit immer noch Geld verdienen kann – wie beispielsweise als Werbestar für ein Sprudler-System („nicht Flasche leer …“).

Infatti oggi, nel giorno della disonorevole uscita della nostra nazionale dai Mondiali 2010, ecco Focus che intitola

Weltmeister wie Flasche leer

E l’autorevole Frankfurter Zeitung scrive, sornione,

Der Weltmeister hat fertig

Svegliarsi alle fine, pensare di poter sistemare tutto all’ultimo minuto, in fondo, è un male nazionale e in questo gli Azzurri ci rappresentano bene.

Amen.

Trapa, graspa, sgnapa

Che si dica trapa, graspa o sgnapa, bisogna dirlo: fa miracoli con il raffreddore. Altro che aspirine, due giorni a ingoiarne e l’unico effetto è stato grovierare lo stomaco, altro che spray nasali produttori di soffocamenti.

Che poi l’altro effetto benefico è stata una certa pace d’animo nell’affrontare la correzione dei compiti delle seconde.

(Sono agli inizi della “carriera” scolastica. Immagino che nel volgere di qualche anno finalmente farò parte di un’associazione, quella degli amanti dell’alzata di gomito)

Dicono qui (ma saranno affidabili? Scrivono po’ con l’accento) che sgnapa deriva effettivamente dal tedesco, Schnaps, che a sua volta significava originariamente un boccone o un sorso rapido, come si suol fare con la grappa. E’ infatti il sostantivo da schnappen,  addentare o afferrare, agguantare.

L’ipersensibile mimosa

L’ignoranza crea nessi: sbagliati. Illustro con un acconcio esempio: mi sono sempre vagamente (non urgentemente, altrimenti avrei intrapreso un’azione conoscitiva) quale fosse il rapporto tra l’aggettivo tedesco mimosenhaft e la mimosa per come la conosco io, le palline gialle e lanuginose che arricchiscono i fioristi l’8 marzo di ogni anno.

Mimosenhaft in tedesco vuol dire

ipersensibile, delicatino, anche permalosetto (überaus empfindlich; übertrieben auf Einflüsse von außen reagierend).

Mah, pensavo sempre vagamente, forse perché la mimosa è sì così delicatina, la compri e dopo due ore il mazzetto è da buttare.

Invece non c’è nessun legame. L’aggettivo tedesco si riferisce alla vera mimosa, la Mimosa pudica, con fiori rosa e una certa ritrosia allorquando viene toccata (di qui anche il nome inglese Touch-me-not). Le mimose dell’odierna festa sono i fiori dell’Acacia dealbata e quello che io definivo con arte “palline gialle e lanuginose” sono i fiori “riuniti in capolini globosi sferici di colore giallo e profumati; raccolti in racemi di 7-10 cm che si sviluppano all’ascella delle foglie.”

L’immagine è tratta da un sito istituzionale australiano.

Note

L’alunno S.G. allega euro 50 alla verifica di tedesco.

[Nota in cima alla classifica delle migliori note date in classe riportate dalle Iene, Italia 1, puntata del 13.2.2009]

Dulce lengua de Alemania

Testimonial d’eccezione, Borges elogia la dolce lingua della Germania (qui, a perenne manifesto). La poesia l’ho trovata in un articolo della Welt in cui l’ex presidente del meritevole Goethe Institut, Jutta Limbach, che ha appena dato alle stampe “Hat Deutsch eine Zukunft? Unsere Sprache in der globalisierten Welt”, si dice fiduciosa in un futuro in cui il tedesco rivestirà un ruolo importante.

Se da un lato Limbach ammette che SMS e e-mail possano far scadere il tedesco a livello di fumetti (Sprechblasenniveau), dall’altro accusa di provincialismo e mancanza di humour i puritanisti che rifiutano le forme ibride perché “annacquate”.

A sostegno del suo ottimismo, numeri: con 83 milioni di madrelingua tedesca, il 32 per cento degli europei parla la dulce lingua de Alemania.

Die frühere Präsidentin des Goethe-Instituts Jutta Limbach glaubt, dass sich unsere Sprache auch in Zeiten der Globalisierung durchsetzen wird

Eine “Ode an die deutsche Sprache” enthält der letzte Gedichtband des argentinischen Schriftstellers Jorge Luis Borges (1899-1986). “Dich aber, süße Sprache Deutschlands, / Dich habe ich erwählt und gesucht, / ganz von mir aus”, heißt es darin. “In Nachtwachen und mit Grammatiken, / aus dem Dschungel der Deklinationen, / das Wörterbuch zur Hand, / das nie den präzisen Beiklang trifft, / näherte ich mich Dir.”

Fonte: Die Welt, 16 maggio 2008

Chi la tira lunga

Tipo 46 lettere:

Vermögensschadenhaftpflichtversicherungsschutz

Che penso debba essere qualcosa come “copertura assicurativa per la responsabilità civile per danni patrimoniali”, boh.

Questa me la segno per la prossima volta che dico che il tedesco, in fondo, non è poi così ostico.

[via ib-Klartext.de Sprachblog]

La sempre splendida Fra mi segnala che si può dare di più, perdio! Per esempio con:

Donaudampfschifffahrtselektrizitätenhaupt-

betriebswerkbauunterbeamtengesellschaft

79 lettere, come si legge qui, è da record.

La grammatica rapita

Mentre l’Italietta si concentra sul calcio, la Kakania tutta guardona si delizia con l’intervista alla ragazza tenuta segregata in un buio, orrido Verlies (= segreta, carcere sotterraneo, prigione sotterranea) per otto anni. Paese che vai, attrazioni che trovi.

Io la TV non ce l’ho, ma ho ascoltato la diretta via radio e nella squallida “discussione” post-intervista, in cui si mescolano a me ignoti espertoni e i teneri pareri dell’uomo della strada, molto mi ha colpito una notazione linguistica fatta sul linguaggio della ragazza, che, tenuta lontana da coetanei e dai media dai 10 ai 18 anni, avrebbe conservato una correttezza e un’eleganza inusuali per la sua età.

Commosso, un qualche esperto la cui voce rivelava una non più tenera età, notava di averle chiesto “Hat deine Mutter früher Kuchen gebacken?“,  prima tua madre faceva (il verbo è backen, cuocere nel forno; il tempo è il Perfekt, passato prossimo, inflazionatissimo in Kakania) dolci?, al che lei ha risposto, per benino: “Ja, sie buk Kuchen ab und zu, sì, ne faceva ogni tanto, usando un correttissimo “buk“, il Präteritum del verbo originariamente forte backen, verbo che oggigiorno normalmente viene usato nella coniugazione debole.

Ah, i bei tempi andati, quando anche io ho imparato la coniugazione forte (backen – buk – gebacken) con nota a margine: anche coniugazione debole.

L’alfa e l’omega

La cittadina kakanika qui è provvista di minuscolo aeroporto servito da un paio di compagnie low-cost (impossibile qui dire “a buon mercato, conventienti, a buon prezzo”, mancherebbe un mondo dietro) e tempo fa mi sono iscrita alla newsletter di una di queste. Alla fine non ne ho ancora fatto uso, ma le e-mail sono simpatiche.

L’oggetto di quella odierna è:

Gute Verbindungen sind das A und O!

Non così banale da tradurre: Verbindungen sono i collegamenti di mezzi di trasporto, ma anche le relazioni, i contatti (il network, ohibò).

Das A und O è una espressione polirematica che si traduce con l’alfa e l’omega, ed è ovviamente una citazione giovannea: Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente (Apocalisse di Giovanni, 1,8).

Certo, dire che qualcosa è l’A e l’O (mentre in greco omega è l’ultima lettera dell’alfabeto) è in sé alquanto opaco.

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