Adoro gli alteratucci

Sul TTL di oggi, Beccaria parla di alterati e di politichese, un linguaggio aggressivo, acceso, prolifico di invenzioni, che ruba a man bassa da altri microlinguaggi (militare, marinaro, medico…), punta al conflitto e alle immagini ad affetto.

Personalmente amo molto vezzeggiativi, diminutivi, accrescitivi, peggiorativi e mi diverte coniarne di inusuali. Di sicuro a volte esagero. Porcaccina la miseriaccia.

PAROLE IN CORSO

Alla politica piace il lessico da battaglia.
Alcuni esempi celebri: assalto alla diligenza, legge truffa, carrozzone, pastetta, pateracchio, governo fantoccio, greppia e forchettoni

Non si parla che della improvvisa ritirata di Tremonti, e della imminente manovra. Sono due parole tra le tante che la politica ha preso a prestito dal linguaggio militaresco: reclutare (iscritti), venire allo scoperto, attacco frontale, far quadrato, ecc. Molto ha pure assunto dalla medicina: immagini di malattia (emorragia di voti), di pericolo, di morte, di drastiche cure (risanamento, terapia d’urto). Ed attinge dal linguaggio marinaro, poiche’ alla barca dello Stato tocca sempre di navigare in mari non facili, burrascosi, tra scogli e trabocchetti: cambiamento di rotta, maretta, piccolo cabotaggio. Ama gli alterati (ribaltone, decretone, leggina, stangatina, indultino), i quali, per la carica emozionale che vi s’immette, non tendono tanto a diffondere un’idea chiara e distinta, ma vogliono ottenere adesione, partecipazione, consenso. Caratteristica saliente del linguaggio dei politici e’ l’aggressivita‘: un lessico battagliero, che esprime le idee in modo vivace, acceso, animoso. E’ la polemica politica che ha coniato in passato parole di molta fortuna come assalto alla diligenza, del linguaggio parlamentare primonovecentesco (l’uso’ per la prima volta il presidente del Consiglio Salandra, 1915; in seguito Mussolini utilizzo’ in piu’ occasioni quest’espressione), legge truffa, carrozzone, pastetta, pateracchio, governo fantoccio, negli anni Cinquanta greppia, forchettoni, e ai tempi della guerra afgana tra l’armata rossa e i guerriglieri, l’appellativo provocatorio telekabul (anni ’87-’90) dato al gruppo dirigente e ai giornalisti della terza rete, quasi fossero rappresentanti del comunismo piu’ ortodosso, quello segui’to allora nella capitale afgana. La serie polemica e’ fittissima, costituisce la pars destruens, negativa e non propositiva. Non si attesta su registri ”medi” ma tende al conflittuale, al passionale. Difatti il politico e’ un linguaggio molto inventivo. Non a caso ospita tante intense parole d’autore: cattedrale nel deserto, di don Sturzo, stanza dei bottoni, di Pietro Nenni, convergenze parallele, di Aldo Moro, cavallo di razza, di Donat-Cattin, picconare, picconata, di Cossiga.

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