Muto o stupido

Qui in Kakania pare ottobre: 13 gradi e pioggia incessante. Nel libercolo attualmente sotto mano trovo: “the coach sent in a dumb play”. Gugla e gugla ho trovato queste annotazioni interessanti sull’aggettivo dumb:

In ordinary spoken English, a sentence such as He is dumb will be interpreted to mean “He is stupid” rather than “He lacks the power of speech.” “Lacking the power of speech” is, however, the original sense of the word, but it has been eclipsed by the meaning “stupid.” For this change in meaning, it appears that the Germans are responsible. German has a similar and related word dumm that means “stupid,” and over time, as a result of the waves of German immigrants to the United States , it has come to influence the meaning of English dumb. This is one of dozens of marks left by German on American English. Some words, like kindergarten, dachshund, and schnapps still have a German feel or are associated to some extent with Germany, but others, like bum, cookbook, fresh (in the meaning “impertinent”), rifle, and noodle have become so thoroughly Americanized their German origins may surprise some.

Quanto tedesco acquattato in mezzo all’inglese 🙂

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Glück und Glas / Felicità e vetro

Villach (Villaco), operosa città a circa trenta chilometri dal confine tra l’Italia e la Kakania, è noto per il suo Kirchtag, la sagra annuale in cui è di rigore strafarsi di birra e ingozzarsi di polli arrosto o Bratwurst.

Uno dei dettagli della città che ricordo più di frequente è un’espressione di saggezza da pensarci letteralmente sopra. Chi si sposa allo Standesamt (anagrafe) prima di entrare nell’ufficio deve camminare lungo non un tappeto rosso, ma un “tappeto” di lastre di vetro in cui è inciso a ripetizione un detto popolare:

Glück und Glas, wie leicht bricht das.

La felicità/fortuna e il vetro, com’è facile che si infrangano.

Saggezza valida non solo per chi sta per compiere il fatal passo…

[Nota del 2008] A margine, il cosiddetto Rosenläufer è opera dell’artista Cornelius Kolig. Kolig, classe ’42, è pittore, scultore, creatore di arte oggettuale e installazioni. Nipote d’arte, visto che il nonno era il pittore Anton Kolig, pittore postespressionista facente parte del cosiddetto Circolo di Nötsch (Nötscher Kreis).
Nel 1998 Haider lo apostrofò come Fäkalkünstler (sapendo che Künstler vuol dire artista, devo tradurre Fäkal? Magari no). Quando nel 2006 Kolig ottenne il Grande Premio del Land della Carinza, l’artista si presentò con un bel paio di pinze in modo da evitare il contatto con il governatore.

Friedhof

C’era una una fiaba di Andersen che non potrò mai dimenticare…mi piacerebbe avere il libro sottomano per poterne indicare il titolo, ho dimenticato tutto fuorché l’intenso piacere provato nella lettura. Il protagonista amava andare in giro per cimiteri: era una fiaba buffa che mi avvinceva nella sua singolarità. Non amo l’immagine horror dei cimiteri, notturni e spaventosi; forse tendo maggiormente a una certa malinconia preromantica alla Thomas Gray, Elegy Written in a Country Churchyard. Vicinissimo all’università locale c’è un cimitero speciale: Klagenfurt War Cemetery. Ci sono seppelliti i soldati inglesi morti qui (il compito di “liberare”questa parte dell’Austria, infatti, era toccata ai britannici). L’ho visitato un paio di volte: tante lapidi candide, piante di rose e un’erbetta dolce e morbida che è davvero inglese. Una gran pace, c’è una panchina in mezzo e ci si può sedere e ascoltare lo stormire delle fronde. Si potrebbe pensare di essere in un bel parco. E invece no. È un cimitero, qui sotto sono stati seppelliti i corpi di giovanissimi, ventenni, trentenni. Come saranno le tombe dei bambini di Beslan? pensavo oggi. Davanti alla mia finestra c’è una bandiera della pace che oggi si muoveva alla brezza settembrina – non è scolorita, come molte altre che ho visto in Italia. Questa sa che è sempre attuale e deve mantenere acceso il messaggio.