Friedhof

C’era una una fiaba di Andersen che non potrò mai dimenticare…mi piacerebbe avere il libro sottomano per poterne indicare il titolo, ho dimenticato tutto fuorché l’intenso piacere provato nella lettura. Il protagonista amava andare in giro per cimiteri: era una fiaba buffa che mi avvinceva nella sua singolarità. Non amo l’immagine horror dei cimiteri, notturni e spaventosi; forse tendo maggiormente a una certa malinconia preromantica alla Thomas Gray, Elegy Written in a Country Churchyard. Vicinissimo all’università locale c’è un cimitero speciale: Klagenfurt War Cemetery. Ci sono seppelliti i soldati inglesi morti qui (il compito di “liberare”questa parte dell’Austria, infatti, era toccata ai britannici). L’ho visitato un paio di volte: tante lapidi candide, piante di rose e un’erbetta dolce e morbida che è davvero inglese. Una gran pace, c’è una panchina in mezzo e ci si può sedere e ascoltare lo stormire delle fronde. Si potrebbe pensare di essere in un bel parco. E invece no. È un cimitero, qui sotto sono stati seppelliti i corpi di giovanissimi, ventenni, trentenni. Come saranno le tombe dei bambini di Beslan? pensavo oggi. Davanti alla mia finestra c’è una bandiera della pace che oggi si muoveva alla brezza settembrina – non è scolorita, come molte altre che ho visto in Italia. Questa sa che è sempre attuale e deve mantenere acceso il messaggio.

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