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La mia vita si fa nel narrarla e la mia memoria si fissa con la scrittura; ciò che non riverso in parole sulla carta lo cancella il tempo.

Isabel Allende, Paula, Feltrinelli 1994, p. 16

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Paletti e soldi

Eccitanti misteri etimologici: per esempio, da dove mai i tedescofoni avranno preso paletti nella locuzione alles paletti che significa “tutto ok, tutto perfetto”? Sono fermamente convinti che si tratti di italiano e quando spiego che “paletti” sono “piccoli pali” e nulla hanno a che fare con giudizi di eccellenza, mi guardano sbalorditi e mortificati.

Oggi, mentre mi studiavo il lessico della traduzione di Chandler, ho trovato spesso svanziche nel senso di soldi e lo Zingarelli mi dice: dal tedesco zwanzig (Kreuzer) , ossia i venti soldi che costituivano la lira austriaca

  1. (pop. sett.) lira austriaca avente corso nel Regno lombardo-veneto
  2. (spec. pl. fam. scherz.) denari, quattrini.

Mai sentito dire, da ‘ste parti: qui regnano incontrastati gli schei, al massimo qualche vecchio può ancora dire la bella parola bezzi, molto goldoniana.

NB entrambe le parole sono di origine tedesca!

Schei < ted. scheid.munz, abbreviazione di Scheidemünze, moneta divisionale che si leggeva su alcune monete austriache;

bezzi < ted. svizzero Bätzen “monete di Berna con la raffigurazione di un orso (‘petz’).

poiché perdo il mio tempo, non rispondo

Per C.E.

poiché perdo il mio tempo, non rispondo,
mangio e dormo così e leggo e faccio musica
poiché così non sono, non questo, poiché
vivo così

E cammino con questi calzini e scarpe terrose
sull’erba imputridita e tra i vigneti,
poiché vivo così, rinuncio a tutto, anche a una blanda
speranza che possa essere diverso, che un aeroplano
non voli, un viso mi venga incontro,
non di nuovo, ma infine, mi raffiguro questo.

E non mi muovo, bevo il tè e dormo
male. Ma mi raffiguro, strozzata dalle banalità,
mi raffiguro una vita, piena di fiori rossi,
non è modestia questa, è spegnersi,
un patto con la gioia che uggiosamente mi sale in faccia,
il complice della banalità e del passar del tempo, e
il selvaggio

[Ingeborg Bachmann, Non conosco mondo migliore, traduzione di Silvia Bortoli, Guanda]

Typisch Kakanien

L’ultima sera si presta alle riflessioni conclusive…Stavo riflettendo sugli su usi e costumi locali

1) Il caffè. In Austria la tradizione è lunga e preziosa e il cafè è un luogo di lunghe, tranquille permanenze, sia in compagnia che da soli (in quelli belli a Vienna ci sono talmente tanti giornali che alcune biblioteche potrebbero coprirsi di vergognoso rossore). E comunque il caffè è così caro che se anche lo si prendesse al volo come noi in Italia sarebbero davvero soldi buttati. La raffinatezza si vede altrove: il caffè arriva sempre accompagnato da un bel bicchiere di acqua.

2) La pizza con l’insalata. Se andate a mangiare una pizza qui (e ristoranti e pizzerie italiani sono una moda che non tramonta), allorquando avrete ordinato il cameriere chiederà: Salat dazu? E un’insalata? Voi lo guardate straniti – se mangio una pizza mi basta quella, no? Qui la pizza o un piatto di pasta sono sempre accompagnati da una ciotola di insalata, spesso condita con aceto di mele o yogurt o altre cose poco definibili secondo i nostri standard mediterranei.

3) Il conto separato. In Austria non c’è il corrispettivo del nostro “pagare alla romana”. La cameriera arriva con il suo piccolo blocco bianco, fa il conto al volo per ciascuna persona e basta. Ottime capacità aritmetiche!

4) La mancia (Trinkgeld). Qui è un riflesso automatico, nessuno esce da un locale senza aver arrotondato verso l’alto il conto. Se la somma è 41€ e si vuole pagare con un biglietto da 50€, si dirà: fünfundvierzig, 45…Almeno credo: avevo problemi prima con gli scellini, ma neppure ora con gli € riesco a calcolare velocemente quanto va lasciato.

5) Cambiare il costume da bagno. Ci ho provato, a tenere il mio costume da bagno dopo aver nuotato nel lago. Mi sono stati prospettati disturbi innominabili, infezioni tremende. Qui nessuno (o quasi) tiene il costume bagnato addosso: asciugamano intorno al torace, esperte contorsioni al di sotto, e via – a volte, come mi è capitato domenica scorsa, neppure si coprono con il telo e certe signore ormai prive di pudore si esibiscono con tranquillità in cambi di biancheria all’aria aperta.

6) La vendita di giornali il fine settimana. Le edicole sono chiuse di norma e quindi lo smercio di quotidiani passa al fai-da-te: una busta di plastica trasparente appesa ai lampioni, dentro i giornali e fuori una cassettina tipo elemosina, con impresso un bel Danke! A volte ho letto il monito aggiuntivo: Das ist Ehrensache – È una questione di onore. Deve essere un residuo del glorioso impero absburgico che fu, questo solleticare l’onore, la lealtà, l’Anständigikeit. Se il sistema perdura, significa anche che funziona. Dubito che in Italia avrebbe altrettanto successo…O mi sbaglio?