Al Dio dei vocabolari e delle grammatiche

DIO dei vocabolari e delle grammatiche, protettore della consecutio temporum, ci rivolgiamo a te col cuore colmo di congiuntivi nella speranza che i dati dell’ultima ricerca sull’analfabetismo scuotano il sonno degli italiani. Erano ignoranti anche 40 anni fa. Però se ne vergognavano. E avevano dentro una voglia rabbiosa di recupero. Gli mancavano le basi e a volte riemergevano da letture caotiche con la convinzione che Volta e non Voltaire fosse il padre dell’Illuminismo, dal momento che aveva inventato la pila. Ma non era così grave. Il grave accadde dopo. Quando gli ignoranti rimasero ignoranti ma smisero di vergognarsi. E un ragazzino del miracoloso Nord Est, intervistato mentre scendeva da una fuoriserie, dichiarò orgoglioso: «Non ho neppure finito la terza media, altrimenti mica sarei arrivato dove sono».

Siamo arrivati qui. Sei milioni di analfabeti cronici e trenta latenti: numeri da Terzo Mondo. Privi come siamo di materie prime, finora a tenerci a galla era stata soprattutto quella grigia. Adesso che indiani e cinesi ci sovrastano persino lì, servirebbe un decreto urgente che ripristinasse in forme aggiornate il maestro Manzi, il cui «Non è mai troppo tardi» allietò l’infanzia televisiva di tanti adulti, oggi bisognosi di un ripasso. Quaderno, matita e gomma: tutti davanti alla tv, per non finire definitivamente dietro la lavagna.

Non è mai troppo tardi, di Massimo Granellini, «La Stampa» del 15.11.2005

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