Glossari che non istanno bene, ma per amor della completezza è d’uopo mentovarli

Esiste questa superba raccolta di Alternative Dictionaries: Slang, profanities, insults and vulgarisms from all the world, che purtroppo parrebbe fermo al 2004. Ci si può anche salvare il file PDF.

Per decenza mi sono fermata alla versione
IT,
DE,
Schwyzerdütsch e
EN.

(Per decenza verso il mio tempo)

Aggiungo un glossarietto di insulti/slang DE>IT

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Sciccherie

Mentre qui cerchiamo di dimenticare il gelo, questa settimana a Milano è di scena l’autunno – inverno. Leggo i resoconti, con occhio lessicomane (ma anche nostalgico: lo confesso subito, da piccola volevo fare la stilista). Ovvio, è Armani il mio preferito:
Così la bella signora – allure vagamente anni 40, mai senza un piccolo cappello poggiato sul lato o una grande spilla puntata sul risvolto o una décolleté impeccabile – sceglie fra un guardaroba (colori delle pietre preziose: ametista, topazio, granata) di gonne scultura che non fanno che esaltarle le forme: per il giorno con sottane strette, morbide sui fianchi e poi drappeggiate al centro o montate in sbiego e ondeggianti al passo; per la sera con creazioni che paiono calici capovolti. Sopra alle prime, Armani ha scelto giacchine che sottolineano busto e spalle e che all’interno nascondono bolerini di organza cuciti a mano. O cappotti svasati con il collo che si alza e ricade morbido. A «calice» sono gli abiti per la notte che danzano sulle caviglie (neppure un «lungo») e s’illuminano di incredibili cristalli. Non ci vuole molto per capire che la collezione non è accessibilissima: preziosità dei materiali, leziosità dei dettagli, importanza dei tagli tradiscono uno sadichello spirito couture e un invito a trascorrere il tempo fra cocktail e soirée. Armani non lo nasconde: «E’ un esercizio di scuola» dice a chi sa che tanto poi nel campionario c’è anche tutto il resto.
(dal Corriere)
Mi segno qualche espressione tipica da recensione sfilata:- un’infinita declinazione di abiti
– disegnare una donna (di stilista che prima si era occupato di moda maschile)
– street chic (E’ street chic la signorina di ***)
– sciccheria, che da termine popolare (De Mauro: CO pop., eleganza) che io sento ironico, qui passa a un sostantivo neutro: una vera sciccheria di seta, organza e visone.

Noto che i cristalli di Swarovski stanno ormai diventando un vocabolo a se stante: un abito tempestato di swarovski (minuscolo)

Per aggiornamenti sul mondo della moda (et altre fatuità): qui

Stupefacenti

Leggo su un vecchio numero de L’Espresso di un certo stilista californiano:

Alle spalle, un passato da “scoppiato” a Los Angeles: “Mi drogavo perché pensavo facesse parte di un percorso creativo.”

Interessanti le virgolette. Eppure il termine è presente a pieno titolo nel De Mauro:
scoppiato : 3a agg., s.m. CO gerg., che, chi è sotto l’effetto di stupefacenti: lascialo perdere, è completamente s., un locale frequentato da scoppiati

Qualche link in materia di droga (raccolti soprattutto in occasione di un corso bisognava tradurre un testo ricco di riferimenti agli scoppiati):

Dizionario stupefacenti IT
Glossario droghe Politiche antidroga IT
Street terms drugs US EN
Street drug slang dictionary US EN (Indiana)
A dictionary of slang drug terms (pdf)

Forestierite

Leggo, sempre sul vecchio Espresso, un articolo sui locali di moda, nella sezione “Società”. Un vero caso di attacco di forestierismi.

Forestierismo: 1 TS ling., parola o locuzione importata da un’altra lingua in forma originale (per es.: sport, bar) o adattata alla pronuncia e morfologia italiana (per es. gioia, forfettario) | estens., calco (per es. il lat. conscientia ricalcato sul gr. suneídesis o l’it. massimalista calco del russo bol’sevik, che dà anche il prestito bolscevico )
De Mauro

E facciamone un simpatico elenco:

Già il titolo della rubrica: Carnet di tendenza
carnet: ES fr.  1 taccuino, libretto: c. di indirizzi, di appuntamenti | fascicolo in cui sono raccolti fogli, biglietti e sim.

Lounge bar, cocktail bar, club e locali da non perdere

Lounge non è presente nel De Mauro né nel Devoto Oli

Cocktail solo nel senso di 1 bevanda alcolica preparata mescolando liquori, vini, spremute, sciroppi e sim., servita spec. come aperitivo: è giusto l’ora per un c. o 2 cocktail party: dopo la cerimonia è previsto un c., dare, offrire un c.

Etimologicamente- cocktail: first attested 1806; H.L. Mencken lists seven versions of its origin, perhaps the most persuasive is Fr. coquetier “egg-cup.” In New Orleans, c.1795, Antoine Amédée Peychaud, an apothecary (and inventor of Peychaud bitters) held Masonic social gatherings at his pharmacy, where he mixed brandy toddies with his own bitters and served them in an egg-cup. The drink took the name of the cup, in Eng. cocktay. Cocktail party first attested 1928. (qui)

[Mi sfugge, essendo poco nottaiola, la differenza tra i due bar.]

Un carnet con le mete più originali e più glamour della stagione

glamour è inflazionatissimo negli articoli di moda et affini. Il De Mauro lo definisce soltanto come sostantivo:

glamour = ES ingl. sensualità e fascino irresistibile, spec. femminile: il g. di un’attrice, una donna piena di g., ma la flessibilità di glamour è ben più ampia.

Etimologicamente

glamour: 1720, “magic, enchantment” (especially in phrase to cast the glamour), a variant of Scot. gramarye “magic, enchantment, spell,” alt. of Eng. grammar (q.v.) with a medieval sense of “any sort of scholarship, especially occult learning.” Popularized by the writings of Sir Walter Scott (1771-1832). Sense of “magical beauty, alluring charm” first recorded 1840. Glamorous is 1882 (slang shortening glam first attested 1936); glamorize is 1936.

Lexical irony: glamour e grammar sono parenti. Andate a dirlo agli studenti.

Dopo il look total white, ecco il nero integrale

E’ il meeting point dei trendsetter torinesi.

Oyster bar-cocktail bar. Un locale easy chic dal concept trasformista. Ci sono anche frozen cocktail da sorseggiare nel dehors sulla piazza.

Design futurista con pavimenti in resina glitterata, chaise longue dotate di computer e visori ottici in 3D. Cibi&drink per veri gourmet.

Un salotto di charme. Di sotto la pink room ha l’allure di un sofisticato club newyorkese anni ’50.

Mi interessa questo sofisticato, dall’aspetto così innocuo, perché credo di aver letto da qualche parte che potrebbe essere un cosiddetto calco semantico. Originariamente il termine italiano non aveva la valenza positiva che ha ora (impianto sofisticato, abito sofisticato), anzi: il sofista è l’elucubratore cavilloso, sofisticare è anche adulterare (e in dialetto da piccola sentivo dire che un sofistico era essenzialmente un rompiscatole) e prova ne sarebbe anche semplicemente controllare nel Vocabolario etimologico Pianigiani online

Uno dei locali più trendy del momento.

Pochi tavoli, pezzi vintage, dopo le 21 si riempie di giovani branché e neobohémien che sorseggiano i drink in piazza.

branché (fr) non è presente nel De Mauro, sta per “alla moda”.

Da famoso bordello deluxe a disco-lounge trendy. I proprietari hanno mantenuto il décor originario: sexy pareti rosse, tende con mille paillettes. Frequentato dal jet set internazionale.

Uno storico negozio trasformato in uno dei locali più cool del momento.

Luci soft, di sotto disco privé con divani hi-tech.

Bar e ristorante iperglamour.

Gli interni sono una fusion di stile latino e tocchi funky. Per chi ama il relax c’è il garden lounge.

Look da bar newyorkese e terrazza da cui godersi lo skyline. Tra i clienti, fashion victim provenienti da ogni parte del mondo.

Da queste parti il tempo è prezioso, così l’upper class della city si dà appuntamento qui per l‘happy hour.

Evidentemente anche per i giornalisti il tempo è prezioso e gli articoli si tiran via. Forse per correre quanto prima al cocktail bar più trendy e cool del momento a farsi un happy hour chattando su un divano hi-tech in mezzo a tanta upper class della city.