Sciccherie

Mentre qui cerchiamo di dimenticare il gelo, questa settimana a Milano è di scena l’autunno – inverno. Leggo i resoconti, con occhio lessicomane (ma anche nostalgico: lo confesso subito, da piccola volevo fare la stilista). Ovvio, è Armani il mio preferito:
Così la bella signora – allure vagamente anni 40, mai senza un piccolo cappello poggiato sul lato o una grande spilla puntata sul risvolto o una décolleté impeccabile – sceglie fra un guardaroba (colori delle pietre preziose: ametista, topazio, granata) di gonne scultura che non fanno che esaltarle le forme: per il giorno con sottane strette, morbide sui fianchi e poi drappeggiate al centro o montate in sbiego e ondeggianti al passo; per la sera con creazioni che paiono calici capovolti. Sopra alle prime, Armani ha scelto giacchine che sottolineano busto e spalle e che all’interno nascondono bolerini di organza cuciti a mano. O cappotti svasati con il collo che si alza e ricade morbido. A «calice» sono gli abiti per la notte che danzano sulle caviglie (neppure un «lungo») e s’illuminano di incredibili cristalli. Non ci vuole molto per capire che la collezione non è accessibilissima: preziosità dei materiali, leziosità dei dettagli, importanza dei tagli tradiscono uno sadichello spirito couture e un invito a trascorrere il tempo fra cocktail e soirée. Armani non lo nasconde: «E’ un esercizio di scuola» dice a chi sa che tanto poi nel campionario c’è anche tutto il resto.
(dal Corriere)
Mi segno qualche espressione tipica da recensione sfilata:- un’infinita declinazione di abiti
– disegnare una donna (di stilista che prima si era occupato di moda maschile)
– street chic (E’ street chic la signorina di ***)
– sciccheria, che da termine popolare (De Mauro: CO pop., eleganza) che io sento ironico, qui passa a un sostantivo neutro: una vera sciccheria di seta, organza e visone.

Noto che i cristalli di Swarovski stanno ormai diventando un vocabolo a se stante: un abito tempestato di swarovski (minuscolo)

Per aggiornamenti sul mondo della moda (et altre fatuità): qui

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