To push or not to push

I forestierismi sono il mio attuale pallino, soprattutto gli anglicismi (dovrei scriverci un lavoro per l’università kakanika, ma per ora sono immersa nella creazione di test d’ingresso d’italiano, procrastino allegramente). Non che io sia una purista alla francese, anche se castigo ridendo mores di certi giornalisti un po’ troppo esterofili; mi diverte osservare la spugnosità delle lingue.

Ieri leggevo Affari e finanza de La Repubblica e ho trovato un articolo in cui si dice:

Nel ’91 il padre la reclama in azienda: c’è anche un figlio maschio, ma il ruolo dell’erede tocca a Laura Iris, è lei il caterpillar di famiglia.

caterpillar®: ES ingl. autoveicolo cingolato spec. impiegato per lavori stradali o edili | fig., persona irruente, molto determinata, di modi sbrigativi e duri (De Mauro)

Pensa che nel dizionario di forestierismi di una quindicina di anni fa caterpillar aveva soltanto l’accezione meccanica di cingolato. Mi sono chiesta cosa ci potrebbe stare e la prima idea è stata: bulldozer. Eh no! Meglio lasciar stare.

[cfr. bulldozer: ES ingl. 1 trattore cingolato munito di una grossa lama sul davanti, usato per spianare terreni, rimuovere ostacoli, macerie e sim. 2 fig., persona irruente, molto determinata, di modi sbrigativi e rudi: sul lavoro è un vero bulldozer. Anche questo nel Carpitano-Càsole reca la prima accezione]

Un anglicismo che invece mi è parso piuttosto gratuito di primo acchito, in un articolo sulla riscossa dei negozietti contro la grande distribuzione (in cui, tra l’altro, si asserisce che l’Esselunga milanese di via Piave sia la migliore, mentre io trovo superiore quella di Suzzani, sebbene il quartiere non sia esattamente Porta Venezia):

Milena ha clienti molto fedeli che entrano sovente nel suo negozio con le borse della Esselunga, un rapporto personale, non pushing ma di vera consulente per i suoi clienti e il negozio in certi momenti appare più simile a una piccola comunità che a un posto dove si compera il pane.

Poi mi è venuta in mente la strategia push di marketing, e ho capito: come nobilitare gli aggettivi “seccante, molesto, fastidioso” (cfr. voce push in glossario di marketing), tipo la vendiscarpe al villaggio mio, che entravi volendo un paio di sandali alla francescana e lei, pur non avendoli, sbaraccava tutto il negozio e il magazzino cicalando ad alta voce, esibendo una miriade di calzature, dal sandalo da sera al doposci, finché finivi per uscire barcollante e confusa. Senza aver comprato niente.

Per finire in sfarzo e splendore, un articolo della Marzotto, et voilà, che parla delle meraviglie in voga a Parigi:

Fino a dieci anni fa, era malfamato [l’area che sta attorno a Canal St. Martin, nel decimo arrondissement, in caso a qualcuno venga l’uzzolo di trasferirvisi], ora è la patria prediletta da una giovane generazione di “bobo“, i famosi bourgeoisbohémien: giovani coppie dall’aria “cool” con figli, aspetto trasandato ma con gusto e lavoro creativo nell’arte, nella moda, nel design o nella cultura.