32 nations, 1 language

Riproduco qui, a imperituri beneficio e godimento mio e di chi ivi capitasse, un articolo de “La Repubblica” dell’8 giugno 2006 su Mondiali di calcio e lessico:

La casa editrice svizzera ha pubblicato il vocabolario che traduce 90 parole in 32 idiomi diversi, quelli delle squadre partecipanti

La Coppa del Mondo in tutte le lingue

Ecco il dizionario dei termini del calcio

di CRISTINA NADOTTI

ROMA – Precisione svizzera unita a intento ecumenico e i Mondiali di calcio diventano un evento editoriale e benefico. La casa editrice elvetica Swissboox ha lanciato il “Dizionario che unisce i popoli”, un libretto di 500 pagine che contiene i 90 termini più importanti del calcio tradotti in 32 lingue, tutte quelle delle squadre che partecipano alla fase finale di Germania 2006.

Il dizionario, accolto dalla stampa tedesca come “lo strumento indispensabile per seguire i mondiali” consente a chi seguirà le partite di “evitare fraintendimenti”. Volete descrivere all’amico francese appena conosciuto sugli spalti la splendida sforbiciata che avete visto fare a Luca Toni in campionato e che sperate ripeta ai mondiali? Niente di più facile, si apre il libretto, e si trova subito il corrispondente, “aile de pigeon“, scoprendo che può andare bene anche per farsi capire dagli inglesi.

Se chi vi siede vicino urla “Spalony! Spalony“, grazie al prezioso dizionario, che contiene anche una guida alla pronuncia, potete capire che reclama un fuorigioco e che è polacco. Può anche servire per essere più espliciti con gli arbitri: è vero che per noi italiani usi agli anglicismi il rigore è anche il “penalty“, ma perché non essere chiari con il guardalinee tedesco e non urlargli un chiaro: “Freistoss!”.

Certo è che il dizionario, che pure si propone essenzialmente come strumento di comprensione tra i tifosi, contiene anche espressioni poco amichevoli. Non è di facile interpretazione l’utilità per il fairplay della traduzione di un gestaccio con il dito medio alzato, ma giusto per curiosità: per Ballack è uno “Stinkefinger“, per Zidane un “doigt d’honneur” (quale onore implichi è da accertare) e per il ceco Nedved uno “stre si“.

E a proposito di curiosità, il dizionario ne spiega alcune, come per esempio il nome dato al cartellino rosso delle espulsioni in tedesco. Si chiama “Arschkarte“, “cartellino del deretano” perché quando la televisione era solo in bianco e nero l’arbitro lo teneva sempre nella tasca posteriore dei pantaloni e non in quella della maglietta, in modo che il gesto dell’arbitro che portava la mano verso il sedere consentisse ai telespettatori di capire, in assenza di giallo e rosso, che si trattava di espulsione e non di ammonizione.

Togliersi il gusto di chiamare un attaccante “anfallare” in perfetto svedese o indicare un cross in perfetto portoghese passe Beckham“, sottolineando così una delle abilità del giocatore inglese, costa 16,90 franchi svizzeri, 11 euro. Per i collezionisti c’è anche l’edizione speciale a 27 euro, uno e mezzo dei quali sarà devoluto dalla casa editrice all’Unicef. In più ci sono un fischietto da arbitro e i cartellini rosso e giallo, oltre a un’appendice con tabellone delle partite e diagrammi per segnare tutti i risultati. Il dizionario si può ordinare su internet, sul sito della Swissboox e poi mettere alla prova il vicino di gradinata: urlate “Rete, rete!” e non “gol!” (internazionale) quando qualcuno segna. Se vi guarda attonito non ha il dizionario. O non capisce nulla di calcio.

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