CC

Credo che ci siano abbastanza persone che già ora non sanno cosa voglia dire la sigla CC nella mascherina dei programmi di posta elettronica: CARBON COPY, copia carbone.

Ma presto, si dice in questo articolo de «La Repubblica», la carta carbone si estinguerà, soppiantata definitivamente dalle più moderne tecniche di moltiplicazione dei testi. E così finirà una storia di 200 anni:

La storia ce ne tramanda anche la paternità: Ralph Wedgwood, bel tipo d’inventore inglese che, nelle pause dei suoi sforzi di ricostruire la perduta lingua di Adamo, brevettò un meccanismo per produrre simultaneamente due copie identiche di un manoscritto: un sandwich di carbone fra due veline di carta, bisognava scrivere energicamente “a secco”, con una punta d’agata, e su una delle due copie il testo risultava ovviamente rovesciato, così bisognava leggerlo allo specchio, oppure in trasparenza. Ma era già un enorme progresso rispetto alla ricopiatura manuale. Ne regalò le prime copie all’amico Percy Bysshe Shelley, lo scrittore, che ne fece uso immediato ed entusiasta: la storia della carta carbone dunque non comincia con una fattura commerciale, ma con una poesia. O forse con una lettera d’amore, perché, come su tutte le invenzioni più fortunate, anche qui c’è una disputa di primogenitura, che ci riguarda: negli stessi anni infatti l’italiano Pellegrino Turri costruì e donò alla sua amante contessina Carolina Fantoni un aggeggio per la scrittura meccanica di cui non ci è giunto neppure un disegno, ma che certamente faceva uso di un foglio carbonato. L’innamorato Pellegrino aveva capito tutto: fu solo con la diffusione della macchina per scrivere, verso il 1870, che la carta carbone raggiunse il suo trionfo mondiale.

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Christian Dior!

«La Repubblica» offre un largo spazio a foto e pettegolezzi, una particina di notizie serie, e sovente anche segnalazioni in materia linguistica (uno dei motivi per cui ancora la seguo, oltre la pigrizia del segnalibro). Oggi torna in scena il linguaggio giovanile, con un

dizionario dimostra che le parole dei giovani sono vecchie, anzi vecchissime. Le usavano i nonni, e le usano oggi i ventenni, più o meno tali e quali. Il libretto – tratto dai romanzi e gli articoli di costume di Renzo Barbieri, milanese, nato nel Trenta – si chiama ‘I ragazzi di via Monte Napoleone’, ed è edito dalla Franco Angeli (22 euro): dentro ci sono 1000 parole e centinaia di modi di dire piuttosto spassosi che sono passati dal gergo dei ventenni che avevano la ‘banana in testa’ e la ‘Vespa’ a quelli che hanno oggi la ‘bandana in testa’ e il ‘Vespone’.

Una specie di confronto cronologico, da cui risulta:

termini ed espressioni che non sono nuovi come si tende a credere, bensì nati negli anni ’50:
– paccare
– pomiciare
– pace per dire basta,
– fighetta per dire ragazza o ragazza alla moda,
– abbacchiato per dire mogio,
– rendere l’idea per farsi capire,
– palla per bugia ma anche per noia,
– tranquillo per tutto ciò che non è mondano
– da morire, aggiunto a bello, caldo, tosto, stronzo, tremendo
– i superlativi dei sostantivi e degli aggettivi: gli “-issimi” cominciarono prima i media con ‘Canzonissima’, ‘Poltronissima’, ‘Finalissima’, e poi proseguirono i ragazzi attaccando la desinenza a tutto quanto piacesse ‘da morire’: risatissima, salutissimi, primissima, bambolinissima. Altri ‘issimi’ sono diventati cosa diversa, una forma non graduata e perentoria: ad esempio “Sono fidanzatissimo”, “mi sento arrivatissimo”.

termini nuovi allora e comuni oggi:
– juke box
– zumata
– video
– blue jeans
– mocassino
– accendino
– barca (per panfilo)
– brodo (per benzina)
– fusto (per aitante)
– gettonare (per telefonare)
– bidone
– cotta
– vecchia (per madre)
– taccare
– sgamare (‘Sgamare’ ad esempio, in questo camminare per quartieri e aperitivi, si è trasformato via via: prima significava solo lavorare, poi scappare, poi essere navigati, e infine, oggi, farsi scoprire)

termini (e anche “realia”) scomparsi:
– gli avverbi in ‘mente’ (eccettuato “assolutamente”)
– gli accrescitivi in -one: “Che fracassone, che brutalone, che gelatone, che serata odiosona, fanno tanto vecchia zia”
– zigzag per fulmine
– andaluso per esotico
– ho in laccio un gorilla per ho sedotto un ragazzo
– da rospi
– da sprint
– da ottomani
– da piovre
– Christian Dior come imprecazione
– andare a Coca-Cola
– carburare per essere in forma
– H per atomico
– maggiorata per bella donna
– minorato per sciocco
– passo e chiudo per salutarsi
– non ci sono più le cose, come bikini, oggi c’è il tanga, o la biro che esiste ma senza importanza, il camping, che è diventato campeggio, il giradischi, sostituito dall’Mp3, la Giulietta, sostituita dalla Twingo.

Fonte: La Repubblica del 22.9.’06

NB Nell’articolo si riporta, a mo’ di esempio di frase ormai incomprensibile: “Quando è scoppiato il zigzag la zia Berenice è svenuta e sono successe scene da panico andaluso”. Ma Christian Dior, il zigzag?? Cioè negli anni ’50 non valeva nemmeno l’articolo determinativo “lo” davanti a termini che iniziano per “z”? Be’, in fondo era giovanilese…

Il nuovo Zingarelli 2007

È uscito lo Zingarelli 2007 (con Cd-Rom 83,80 euro, senza 71,80 euro).

Abbiamo, dalle sue pagine, la conferma che il ‘Sudoku‘ e’ diventato gioco di massa, che il ‘Reality‘ e’ ormai una realta’, che calano gli Zoo e crescono i ‘Bioparco‘, ma soprattutto che viviamo in una societa’ di ‘Furbetti‘ (del quartierino) e di ‘Lampadati‘, ovvero che hanno la tintarella perenne e artificiale, nel ‘Magna magna‘ generale (termine di dialetto romano, ma entrato in uso su tutto il territorio nazionale) in cui si riciclano i vari, nostrani  ‘Zelig‘ (modo di definire un trasformista derivato dal film di Woody Allen) cercando di passare per ‘Mammolette‘. 

E’ chiaro, davanti a un simile quadro sconsolante, che poi ci sia un diffuso bisogno di ‘Morbidoso‘, termine appena accolto dal nostro maggior dizionario, grazie all’uso che ne ha fatto la pubblicita’, assieme a ‘Comodoso‘, ma soprattutto che la gente speri nel gioco e cosi’ renda d’uso comune ‘ Bingo‘ e il modo di dire ‘ Fare tombola‘. 

E il gioco (che come tutti i giochi ha pero’ un suo senso reale) potrebbe continuare a lungo, visto che solo in questa edizione sono 1.700 le nuove voci e accezioni, che vanno a formare i 136 mila lemmi (con 370 mila significati) che costituiscono il dizionario 2007. Tutto questo senza seguire mode effimere. Lo Zingarelli non rincorre parole trendy, tormentoni stagionali o slang dell’ultima ora: ogni inserimento e’ frutto di attento lavoro redazionale che coniuga la tradizione dei testi antichi alla tecnologia dei database e di Internet. 

Ogni nuova voce che si affaccia nel parlare quotidiano viene monitorata; ogni flessione scientificamente osservata e valutata nella frequenza delle sue ricorrenze, in particolare sui media, prima di ottenere l’ingresso ufficiale nel dizionario. 

E, in quest’ottica, si capisce come, tra i nuovi arrivi ci siano ‘Maxiemendamento‘ o ‘Eurocommissario‘ e, purtroppo, anche ‘Figlicidio‘. Stesso discorso per ‘Quota rosa‘ o ‘Gay Pride‘, ma anche, visto lo spazio che lo sport guadagna sempre, specie in un anno di risultati eccezionali come quello appena passato, ‘Moviolista‘ e l’accezione ‘Ritirare la maglia’

Non mancano, come in ogni edizione, data un’attenzione che pare sempre crescente al mangiar bene e sano, entrate saporite come, citando a caso, ‘Burrida‘ (piatto sardo a base di filetti di pesce), ‘Buzzonaglia‘ (parte saporita, ma poco pregiata della carne di tonno, vicino alla lisca centrale, usate per i sughi), o ‘Casoncello‘ (raviolo con ripieno di carne e alto, bresciano e bergamasco). 

In piu’ la lista delle citazioni si arricchisce di nuove, tratte da grandi autori della letteratura italiana come: ‘Capoccella‘ o Solicello‘ ( da Pasolini); ‘Mammoletta‘ (da Poliziano: ”trema la mammoletta verginella / con occhi bassi, onesta e vergognosa”); ‘Nefas‘ (cio’ che e’ illecito, da Goldoni: chi cerca ”per fas e per nefas di guadagnare, trovasi alla fine scoperto, punito e precipitato”). (dall’ANSA)

Cfr anche La Repubblica del 19.9.2006:

Ero a casa “comodoso” e sono andato a “smucinare” tra le mail: quei “furbetti” m’hanno riempito la casella di “phishing“. E’ tutto un “magna magna“. Ora vado a fare un po’ di “parkour” al “bioparco” con quel gruppo di “lampadati“. Slang giovanile da correggere con la penna rossa? No, un uso dell’italiano da purista della lingua, Zingarelli docet.

Cu*li idiomatici

Nell’austriaco “Standard” c’è un “Vocabolario dell’attualità”, a cura di un certo Christoph Winder, una raccolta – spiritosa – di “esemplari freschi dalla fiumana infinita di parole e frasi fatte”:

Winders Wörterbuch zur Gegenwart ist ein Work in Progress – Woche für Woche frische Exemplare aus der endlosen Flut der Wörter und Phrasen

Una delle “voci” riguarda un problema di traduzione circa quella parte del corpo laddove la schiena cambia nome: Deinen Arsch. Hinweis auf ein kleines Übersetzungsproblem. (Il tuo cu*lo. Un piccolo problema traduttivo)

Si sente spesso nei film americani doppiati, si è letto spesso nelle scorse  settimane nei giornali quando sono stati citati i poveri abitanti di New Orleans: che era ora che qualcuno muovesse “il culo”(nella fattispecie: gli aiuti dalla lontana Washington).

Come si sia arrivati a questa o simili formulazioni è presto detto: alla base ci sono frasi come “They should move their asses down here” che vengono rese alla lettera in tedesco.

Alla lettera, ma non bene: in “American Slang“, vocabolario dello slang americano a cura di Bernhard Schmid, uscito per i tipi di Eichborn, si legge che “ass” combinato con l’aggettivo possessivo non ha affatto quella connotazione volgare che si sente nella traduzione tedesca, ma indica semplicemente “persona”. Continua Schmid: “In frasi come ‘Get your ass over here’, ‘ass‘ significa nient’altro che ‘self’, il che rende ‘Arsch‘ in tedesco del tutto superfluo, soprattutto perché nella maggior parte dei casi non si tratta di frasi idiomatiche. ‘Mach, dass du herkommst‘ [Vedi di muoverti] sarebbe più che sufficiente.”

In altre parole: in futuro traduttori e redattori farebbero meglio a risparmiare un paio di culi ai loro spettatori e lettori.
[trad. mia]

E in italiano?

Rose commenta:

io sarei più d’accordo con wikipedia, v. alla voce “buttocks”:
Quite commonly phrases use the buttocks as a synecdoche for a whole person, but generally with a negative connotation. For example, terminating an employee may be described as “firing his ass”. One might say “move your ass” as an exhortation to greater haste or urgency. Expressed as a function of punishment, defeat or assault becomes “kicking one’s ass”. Such phrases also may suggest a person’s characteristics, e.g. difficult people are termed “hard asses”. People deemed excessively puritanical or frugal may be termed “tight asses”.
In italiano si potrebbe optare per un più scherzoso “chiappe”, dipende dal contesto. Certo, si può anche dire “vedi di sbrigarti”, ma non mi pare che sia proprio lo stesso…
rose

Ross commenta:

premesso che non so quanto volgare sia in tedesco, secondo me cu*lo in italiano può non essere così volgare, per esempio dalle mie parti (Torino) diciamo “spostare le chiappe” e non suona volgare ma colloquiale, e secondo me quando scrivono “move their asses”, oltre che colloquiale vuole essere anche un po’, come dire di sfida…
io credo che ci paiano comunque meno volgari le parolacce e le invettive nelle lingue altrui. Nella “mia” fattispece riguardo a quella parte del corpo, quando lo vedo scritto all’americana mi pare meno volgare che nello spelling inglese “arse”. Ma ovviamente deve trattarsi di una percezione personale!

Aufguss

Il magico delle saune (che da poco conosco sulla mia pelle e sono innamorata, ho un post che pende da un mese…) non è facile da tradurre. L’ho visto e vissuto sudatamente e goduriosamente, l’Aufguss, ma tradurlo non so. Non sono sola, mal comune mezzo gaudio, ecco il problema anche in inglese.

Pensava che fosse facile tradurre in inglese “Bitte Türe nicht öffnen. Es findet gerade ein Aufguss statt”. “Infusion“, dicono i vocabolari, che però va bene per il tè delle cinque. Oppure perifrasi: ‘“Some saunas involve the use of steam” ist noch die brauchbarste Definition.‘ Nemmeno Google serve, ci si avvicina e basta, ma non si trova qualcosa che renda il finlandese “Löyly“:

Da tauchen dann die naheliegenden Vokabeln auf (”vaporization”; “steam”; “vapor”; “pour water on the stones”). Aber keine Übersetzung. Allenfalls weicht man aus auf den finnischen Ausdruck “Löyly“.

E io che ci metto? “Sauna con tanto di maestro della sauna che getta acqua sulle pietre roventi e poi sventaglia il vapore con un telo tra il giubilo degli accaldati astanti”?

PS Che poi nel mio caso era stata una delle due altre signore che ha agitato le torride arie per noi.

La bellezza dalla A alla Z (DE)

Glossar/Fachbegriffe zu Beauty, Kosmetik, Wellness, Schönheitsoperationen (DE)

Così, se qualcuno non sapesse ancora cosa significa SPA:

Abkürzung für lateinisch „sana per aquam“, gesund durch Wasser. Wellnesseinrichtung, bei der Anwendungen mit der wohltuenden Kraft des Wassers im Vordergrund stehen.

Che poi è salus per aquam, salute attraverso l’acqua, ma vabbè. In fondo sono germani (rileggasi Germania di Tacito).

Das ist ja Killer!

Altra espressione di ammirazione (lo dice la modella piatta quando vede il seno della modella bambola rifatta).

Frugando ho trovato tutto un “thread” sugli anglicismi in tedesco (DE), dove appunto si definisce “killer = das tollste“.

Ma anche un bel glossario di slang droga (DE): qui un Killer è “Zigarette mit hochwertigem Marihuana“, sigarette con marjuana di alta qualità.

E avendo la pazienza di spigolare in un forum, molte espressioni giovanili in tedesco (DE): Wörterbuch der Jugendsprache 2006, dove per esempio si dice che la pecora viene anche chiamata “maiale con il pullover” (Pulloverschwein: Schaf). Povere pecore.