Christian Dior!

«La Repubblica» offre un largo spazio a foto e pettegolezzi, una particina di notizie serie, e sovente anche segnalazioni in materia linguistica (uno dei motivi per cui ancora la seguo, oltre la pigrizia del segnalibro). Oggi torna in scena il linguaggio giovanile, con un

dizionario dimostra che le parole dei giovani sono vecchie, anzi vecchissime. Le usavano i nonni, e le usano oggi i ventenni, più o meno tali e quali. Il libretto – tratto dai romanzi e gli articoli di costume di Renzo Barbieri, milanese, nato nel Trenta – si chiama ‘I ragazzi di via Monte Napoleone’, ed è edito dalla Franco Angeli (22 euro): dentro ci sono 1000 parole e centinaia di modi di dire piuttosto spassosi che sono passati dal gergo dei ventenni che avevano la ‘banana in testa’ e la ‘Vespa’ a quelli che hanno oggi la ‘bandana in testa’ e il ‘Vespone’.

Una specie di confronto cronologico, da cui risulta:

termini ed espressioni che non sono nuovi come si tende a credere, bensì nati negli anni ’50:
– paccare
– pomiciare
– pace per dire basta,
– fighetta per dire ragazza o ragazza alla moda,
– abbacchiato per dire mogio,
– rendere l’idea per farsi capire,
– palla per bugia ma anche per noia,
– tranquillo per tutto ciò che non è mondano
– da morire, aggiunto a bello, caldo, tosto, stronzo, tremendo
– i superlativi dei sostantivi e degli aggettivi: gli “-issimi” cominciarono prima i media con ‘Canzonissima’, ‘Poltronissima’, ‘Finalissima’, e poi proseguirono i ragazzi attaccando la desinenza a tutto quanto piacesse ‘da morire’: risatissima, salutissimi, primissima, bambolinissima. Altri ‘issimi’ sono diventati cosa diversa, una forma non graduata e perentoria: ad esempio “Sono fidanzatissimo”, “mi sento arrivatissimo”.

termini nuovi allora e comuni oggi:
– juke box
– zumata
– video
– blue jeans
– mocassino
– accendino
– barca (per panfilo)
– brodo (per benzina)
– fusto (per aitante)
– gettonare (per telefonare)
– bidone
– cotta
– vecchia (per madre)
– taccare
– sgamare (‘Sgamare’ ad esempio, in questo camminare per quartieri e aperitivi, si è trasformato via via: prima significava solo lavorare, poi scappare, poi essere navigati, e infine, oggi, farsi scoprire)

termini (e anche “realia”) scomparsi:
– gli avverbi in ‘mente’ (eccettuato “assolutamente”)
– gli accrescitivi in -one: “Che fracassone, che brutalone, che gelatone, che serata odiosona, fanno tanto vecchia zia”
– zigzag per fulmine
– andaluso per esotico
– ho in laccio un gorilla per ho sedotto un ragazzo
– da rospi
– da sprint
– da ottomani
– da piovre
– Christian Dior come imprecazione
– andare a Coca-Cola
– carburare per essere in forma
– H per atomico
– maggiorata per bella donna
– minorato per sciocco
– passo e chiudo per salutarsi
– non ci sono più le cose, come bikini, oggi c’è il tanga, o la biro che esiste ma senza importanza, il camping, che è diventato campeggio, il giradischi, sostituito dall’Mp3, la Giulietta, sostituita dalla Twingo.

Fonte: La Repubblica del 22.9.’06

NB Nell’articolo si riporta, a mo’ di esempio di frase ormai incomprensibile: “Quando è scoppiato il zigzag la zia Berenice è svenuta e sono successe scene da panico andaluso”. Ma Christian Dior, il zigzag?? Cioè negli anni ’50 non valeva nemmeno l’articolo determinativo “lo” davanti a termini che iniziano per “z”? Be’, in fondo era giovanilese…

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