Bianchetto

La parola del giorno dello Zingarelli sa già di amarcord, perché per me il bianchetto è quello dei banchi di scuola, ancora un po’ banchi dell’università, agli inizi, quaderni e quaderni tracciati con bello stile e rara perfezione (maniacale).
Non che il bianchetto non esista più, anzi – ma ormai per me è un relitto, dato che non scrivo più quasi a mano e quando lo faccio non ho più manie di perfezionismo, perché si tratta di liste della spesa, annotazioni al volo, scribacchiature durante l’osservazione, appunti di lezioni, note a margine dei libri, schemi e abbozzi che poi se ne volano nel cestino della carta straccia.

bianchétto o (sett.) gianchétto, nel sign. B2 [sec. XV]

A agg.
1 Dim. di bianco.
2 (raro) Che ha un debole colore bianco.
B s. m.
1 Sostanza imbiancante, in polvere o liquida, a base di biacca, variamente impiegata: b. per i muri, per le scarpe, per i panni; b. per cancellare.
2 (al pl.) Sardine e acciughe neonate, trasparenti e incolori, che lessate diventano bianche.
3 (centr., sett.) Bicchiere di vino bianco.

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