Tra l’uss e l’assa

Ero curiosa di leggere questo libercolino, perché, insomma, chi non vorrebbe leggere qualcosa di pubblicato sul posto dove gli/le è capitato di vivere? Un omaggio alla Maria-Luigianesca città, in certo qual modo.

Il libro doveva essere una guida del capoluogo di regione, ma si dava il caso, spiega Nori con quel suo solito scrivere divagante e distratto (fintamente distratto, fintamente da scemo del villaggio), che fosse appena tornato a vivere nella Maria-Luigianesca città, e allora ha ragionato che sì, tutto sommato, se quando viveva a Mosca, anzi nell’estrema periferia di Mosca, ci metteva un’ora ad arrivare in centro:

Allora poi quando sono tornato a P. io pensare che andare a Bologna ci si mette un’ora, in treno, io mi ricordo avevo pensato che P. era una specie di quartiere di periferia della città Bologna Modena Reggio Emilia P. così come Medvedkovo, che era il quartiere su su dove abitavo era un quartiere della capitale della Moscovia sovietica, significa dell’orso, Medvedkovo, per dire, ma non importa. (p. 11)

Così scrive di questo e quello, come capita (sembra), con quel suo stile che dà assuefazione, ma che strappa sovente risatelle: i vecchi all’Esselunga della Maria-Luigianesca città, o le lugubri biblioteche, tutto vero!

Ci sono delle biblioteche anche a P., solo sono dei posti, le biblioteche di P., non la Pala*tina, quelle altre, tristi, come se leggere i libri fosse una cosa triste. (p. 136)

Al che mi verrebbe da chiedergli, al signor Nori (che penso abiti persino non troppo lontano da casa mia, sempre che abiti ancora qui): e perché la Pala*tina no? A me sembra il posto più triste di tutti, un posto che ti fa venire un diavolo per capello, con tutto quel consegnare documenti, prendere cedoline e documenti, prendere chiavine, sistemare borse, riempire cedoline per lettura, aspettare in ambienti dalla temperatura costante di 40 gradi anche in inverno (sarà per i libri, per carità), riempire cedoline per prestito, riconsegnare cedoline al banco, all’uscita, all’entrata, a chi passa di là, ripigliare borse, riconsegnare chiavine…Senza accorgertene, sei arrivata la mattina e ne esci la sera soltanto per prendere a prestito tre libri.

Ma io volevo scrivere del modo di dire che sta in cima alla presente post-illa:

A Genova ci son stato tre mesi fa in un periodo strano della mia vita quei periodo* lì che sei tra l’uscio e l’assa, come dicono a P., i periodi più belli della mia vita, se devo dire. (p. 111)

In internet, sempre a cura del gentile signor Gugl, si trova un antico vocabolario par*migiano-italiano, che dice:

esser tra l’uss e l’assa: essere tra l’ancudine e il martello, esser tra Scilla e Cariddi

(Che Nori intendesse questo, però, non l’avrei detto. Boh, del Maria-Luigianesco dialetto non so nulla)

* Il refuso è nel testo.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...