Ceco vs tedesco

Keiner – Keiner! – würde Kafka kennen, hätte er seine Werke auf Tschechisch geschrieben.” (“Nessuno – nessuno! – conoscerebbe Kafka se avesse scritto le sue opere in ceco.”) Milan Kundera

Questa è per Straffie.

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Dulce lengua de Alemania

Testimonial d’eccezione, Borges elogia la dolce lingua della Germania (qui, a perenne manifesto). La poesia l’ho trovata in un articolo della Welt in cui l’ex presidente del meritevole Goethe Institut, Jutta Limbach, che ha appena dato alle stampe “Hat Deutsch eine Zukunft? Unsere Sprache in der globalisierten Welt”, si dice fiduciosa in un futuro in cui il tedesco rivestirà un ruolo importante.

Se da un lato Limbach ammette che SMS e e-mail possano far scadere il tedesco a livello di fumetti (Sprechblasenniveau), dall’altro accusa di provincialismo e mancanza di humour i puritanisti che rifiutano le forme ibride perché “annacquate”.

A sostegno del suo ottimismo, numeri: con 83 milioni di madrelingua tedesca, il 32 per cento degli europei parla la dulce lingua de Alemania.

Die frühere Präsidentin des Goethe-Instituts Jutta Limbach glaubt, dass sich unsere Sprache auch in Zeiten der Globalisierung durchsetzen wird

Eine “Ode an die deutsche Sprache” enthält der letzte Gedichtband des argentinischen Schriftstellers Jorge Luis Borges (1899-1986). “Dich aber, süße Sprache Deutschlands, / Dich habe ich erwählt und gesucht, / ganz von mir aus”, heißt es darin. “In Nachtwachen und mit Grammatiken, / aus dem Dschungel der Deklinationen, / das Wörterbuch zur Hand, / das nie den präzisen Beiklang trifft, / näherte ich mich Dir.”

Fonte: Die Welt, 16 maggio 2008

Niscemi, USA?

Dal Corriere del 16 maggio 2008, ecco il coroner:

co|ro|ner
s.m.inv.
ES ingl. in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, pubblico ufficiale che indaga sui decessi ritenuti sospetti e dovuti a cause violente (dal De Mauro online)

La Britannica scrive:

coroner

a public official whose principal duty in modern times is to inquire, with the help of a jury, into any death that appears to be unnatural.

The office originated in England and was first referred to as custos placitorum (Latin: “keeper of the pleas”) in the Articles of Eyre of 1194, although there is some evidence that it may have existed earlier. The name was originally “crowner,” or “coronator,” derived from the Latin corona, meaning “crown.” The coroner, elected by the freeholders of the county, was charged with safeguarding the king’s property and served as a check on the powerful office of the sheriff in the royal interest.

Legislation in the 19th century eliminated the vestiges of the coroner’s early powers, many of which were already obsolete. The Coroners Amendment Act of 1926 further limited his duties to conducting an inquest into deaths occurring within his district by violent or unnatural means or from some unknown cause, or into the death of a person in prison or under circumstances that require an inquest in accord with other legislation. The act also set up the qualifications for holding the office, requiring that a coroner be a barrister, solicitor, or legally qualified medical practitioner. In practice, persons possessing both legal and medical qualifications have been appointed.

In Canada all coroners are appointed by a provincial order in council, signed by the lieutenant governor. As a judge of a court of record, the coroner is not liable in civil action for anything done by him in his judicial capacity if he acts indiscreetly or erroneously.

In the United States the office is usually elective, but in some states it may be appointive. About half the states have a coroner’s system; in some of the others the sheriff or the justice of the peace performs his functions, while in still others the coroner’s office has been replaced by a medical examiner. Roughly one-third of U.S. states use both the coroner and medical-examiner systems. In a few states the coroner’s staff is composed of persons skilled in pathology, toxicology, and chemistry.

In some U.S. states coroners must be pathologists, but in others a layman may be authorized as coroner, with the power to employ a physician to conduct the autopsy. In most states the coroner has the power to issue a warrant for the arrest of persons who may have caused the death of another by criminal means and possesses all the powers of a magistrate to hear testimony.

Fonte: Fonte: “coroner.” Encyclopædia Britannica. 2008. Encyclopædia Britannica Online. 18 May. 2008 <http://www.britannica.com/EBchecked/topic/138338/coroner>.

Astuzia

Oggi nello spam, in mezzo alle pilloline blu, è finito questo annuncio:

PERSONALI ASTUTI DESIDERATI

Quando una cattiva traduzione è migliore di una adeguata. Se non sei astuto, dove pensi di andare?

Lo ribadisce anche l’etimologia:

Fonte: qui

Aggiornamento dell11 giugno 2008:

alla faccia dell’astuzia. A me pareva così grossolanamente palese che è una bufala da poterci scherzare su. Oggi sono arrivata a blog dove ho letto di candidi individui che hanno risposto, un po’ per fame, dicono, un po’ per curiosità, sostengono. Molto per ignoranza della lingua italiana, direi io. S’è mai visto personale (sostantivo collettivo) al plurale? S’è mai visto che si chieda palesemente l’astuzia in un annuncio?

Franchi e ventilati

Ogni tanto io la sera uscivo con Franz il triestino, a passeggiare per le strade dopo cena, a bere qualcosa in una tampa piena di fumo e di uomini con gli occhi rossi e il viso duro, bluastro, a cantare. Io cerco sempre la compagnia dei triestini, perché sono uomini franchi e ventilati, aperti e disponibili a influenze composite, slave, asburgiche, dalmate e veneziane. E poi Franz sapeva un mucchio di cose.*

(colto da questa lettura ad alta voce)

* Luciano Bianciardi, La vita agra, Bompiani, Milano 2002 (orig. Rizzoli 1965), p. 20 seg.

Job

Ovvia parola del giorno quando il calendario segna 1 maggio. In inglese job ha statuto pieno:

job
[vc. ingl., propr. ‘lavoro’; 1942]
s. m. inv.
1 Posto di lavoro, occupazione, impiego | Mansione, compito esplicato nell’adempimento di una prestazione lavorativa | (econ.) Job sharing, divisione di un lavoro a tempo pieno in due o più lavori a tempo parziale | (econ.) Job on call, tipo di contratto per cui un lavoratore, in cambio di una indennità di disponibilità, può essere chiamato al lavoro in qualsiasi momento nell’arco di tempo stabilito dal contratto stesso | Job placement, avviamento al lavoro, spec. di neolaureati o studenti universitari | (org. az.) Job rotation, l’alternarsi di dipendenti in diverse mansioni; la sostituzione temporanea di dipendenti impegnati in corsi di formazione con lavoratori disoccupati.
2 (elab.) Unità di attività definita da un utente e destinata a essere svolta da un elaboratore. (Ragazzini, Zingarelli)

In tedesco vale lavoretto. Na ja.

Job (britisch [ˈdʒɒb], amerikanisch [ˈdʒɑːb], deutsch [ˈdʒɔp] oder umgangssprachlich [ˈʒɔp]) bezeichnet

in der Umgangssprache (allerdings zunehmend auch amtlich, siehe z. B. Jobcenter), einen  Arbeitsplatz, eine  Stellung, eine  berufliche Tätigkeit, eine (vorübergehende) einträgliche Beschäftigung zum Zweck des Gelderwerbs; eigentliche Bedeutung ist das Ausüben einer niederen Tätigkeit zwecks zusätzlichen Gelderwerbs, etwa der Verteilung von Werbeprospekten am Wochenende. (Wikipedia)