Tja

Parola del giorno del Duden –

tja (Interj.) (ugs.): drückt Nachdrücklichkeit, Bedenken, eine zögernde Haltung, auch Verlegehneit oder Resignation aus. z.B. tja, nun ist es zu spät.

Mein Beispiel:

Tja, mit manchen Leuten ist es halt so. Schade, dass ich sie nicht sofort durchschaut habe.

Il conforto serale

Tra casi di accanimento burocratico e l’affannosa organizzazione del viaggio qui,  la sera, quando arrivo a leggere qualche pagina di questo, mi si rinfranca il cuore. E finalmente posso ringraziare il carissimo Mario per avermelo regalato, ormai tre anni fa. Il bel volume s’era perduto nei traslochi ed è spuntato ora, giusto giusto per il viaggio. Ma, a proposito di perdersi, Mario, dove sei finito?

E ora parto per la laguna.

In palla

in palla loc.agg.inv. CO nel giornalismo sportivo, in ottima condizione atletica: l’attaccante non è in palla; estens., bene, in forma: sentirsi in palla (De Mauro)

I tedeschi, senza Low in panchina, appaiono in palla e cercano di costruire. […] Deco, un po’ in ombra nel primo tempo, appare più in palla ma la porta tedesca non corre comunque grandi rischi: Locuzione molto usata nel rendiconto della partita di ieri sera, Germania-Portogallo, che purtroppo mi sono persa perché le scadenze arrivano, Euro2008 o non Euro2008. Schade.

Tripudio dei titolisti tedeschi, con esempi del tipo portugeil e schweinigeil: Portugal+geil e Schweini (vezzeggiativo/diminutivo del crinuto Schweinsteiger)+ geil, che sta per ultrasuperfico. Più o meno. (Boh, qui fanno riferimento al primo significato di geil, che è lascivo. Non saprei)

Io invece sono un po’ impallata col Canadà. Prossima volta, Alpitour.

Dell’egoismo dei genitori

Leggo sempre con interesse gli articoli sui nomi: tendenze e abbastanza di frequente casi giudiziari. Casi tipo questo: una coppia di Rivalta si impunta che la figlia si deve chiamare Andrea.

Mi pare sensata la motivazione del pm:

“Il prenome Andrea è utilizzato nello stato italiano per indicare persone di sesso maschile e a nulla rileva il fatto che in altri paesi lo stesso nome valga ad appellare persone di sesso femminile”.

Perché creare confusioni inutili e problemi burocratici per un capriccio?

Già dare un nome a un figlio è un atto di massimo egoismo – ci vorrebbe una legge per cui uno quando diventa maggiorenne può cambiarselo se non gli aggrada -, ma trovo addirittura mostruosi i genitori distratti, quelli che danno nomi mal assortiti con i cognomi, quelli tradizionalisti spinti, così poi si creano tante belle Conci (magari per onorare la bisnonna), quelli che si incamponiscono con nomi assurdi per essere speciali loro, quelli che si lasciano magari influenzare dalla tv o dalle riviste di pettegolezzi vip e allora imbastiscono nomi pseudoinglesi o inglesi su carta e altro foneticamente: ricorderò sempre sulla spiaggia adriatica, un gruppetto di isolani lagunari, lei che urlava come una pazza, con quella bella “r” del peggior veneto: “Braia, Braia, vien qua, Braia!”*

* All’anagrafe probabilmente Brian. 😀

Fallrückzieher

La parola del giorno del Duden è nuovamente dedicata al calcio.

der Fallrückzieher = (Fußball) Aktion, bei der sich der Spieler rückwärts fallen lässt und dabei den Ball über den eigenen Kopf hinweg nach hinten schießt.

Cercando immagini, trovo questa gran bella foto del nostro capitano in stampelle. Dunque: rovesciata.

Non pare finisca qui, però. Wikipedia.de specifica:

Der Fallrückzieher ist eine besondere spektakuläre Variante des Rückziehers und des Scherenschlags.
Il Fallrückzieher è una variante spettacolare del *Rückzieher* e della sforbiciata (?).

Nei dizionari Rückzieher viene tradotto anche con rovesciata, quindi qui bisognerebbe andare di fino e capire la differenza tra una rovesciata e una rovesciata con caduta (?). O in italiano non si distingue…

Wikipedia.de continua:

Fachleute nennen den Fallrückzieher auch bicicleta, was aus dem brasilianischen Portugiesisch stammt und Fahrrad bedeutet (englisch bicycle kick).
Der Seitfallzieher ist die einfachere Variante des Fallrückziehers, bei welcher der Spieler den Ball auch in der Luft – jedoch nicht über den eigenen Kopf – schießt, und dabei seitlich landet.

Gli esperti chiamano il Fallrückzieher anche bicicleta, dal portoghese brasiliano (in inglese bicycle kick).
Il Seitfallzieher è la variante più facile del Fallrückzieher: il giocatore tira il pallone in elevazione, ma non al di sopra della propria testa.

Chi l’ha inventato il tiro?

Für viele gilt der Italiener Carlo Parola als Erfinder, doch soll der Brasilianer Leônidas da Silva 1938 beim 6:5 gegen Polen in Straßburg und der italienische Fußballspieler Silvio Piola 1939 gegen Deutschland mit einem Fallrückzieher ein Tor erzielt haben. Eine andere These stammt aus Chile. 1927 soll David Arellano das Kunststück gelungen sein, das deshalb auch vielerorts la chilena genannt wird.

Per molti l’inventore è Carlo Parola; per altri i primi furono il brasiliano Leônidas da Silva nel 1938 a battere il 6 a 5 contro la Polonia a Strasburgo, e Silvio Piola nel 1939 contro la Germania. Secondo altri nasce in Cile. Nel 1927 David Arellano sarebbe riuscito nell’acrobazia, ragion per cui si parla spesso de la chilena.

La butto lì, qui ci sarebbe da sbrogliare la differenza tra rovesciata, sforbiciata, semirovesciata…

Straight-friendly

Stasera, estenuandomi in ricerche di B&B qui (o gites), ne ho trovato uno che mi rassicurava:

While gay owned and operated, XY is straight-friendly, too.

Fortuna! Trovo fantastici questi composti con friendly, paro paro al freundlich tedesco: per cui un hotel in cui i bambini non vengono presi a mazzate in quanto invadenti e fastidiosi sono kinderfreundlich ecc ecc.

Comunque, purtroppo arrivare in pieno Festival del jazz non è di grande aiuto. Almeno riuscissi a comprare i biglietti per Richard Galliano.

Null Bock auf grantolo

Stasera ero fissa davanti allo schermo durante il secondo tempo della partita, s’è visto. Nel primo ero davanti a una donzellina giovane, molto gentile e dal forte accento non Maria-Luigianesco, con occhi contornati di un blu fitto come nemmeno certe modelle nei cosiddetti servizi di moda artistici, zinnine e fianchi all’aperto. La consulente del Caaf 😀 [tra l’altro, una persona sulla quale il tedesco ha un effetto esilarante: si è messa a ridere sfrenatamente quando ho le ho detto del tedesco e si è detta convinta che “der”, parola che ha dovuto ricopiare avendo io avuto quale cliente un albergo che si chiama der Xhof, ovvero il + nome albergo, fosse un saluto :)]

A proposito di lagne di persone che invecchiano, leggo che non sono sola. Faccio compagnia a Boris Becker, per esempio. Ehi, io me lo ricordo quando era un giovanissimo ciglia di grano vittorioso a Wimbledon. Ora è un maturo quarantenne e sta diventando uno Spießer, dicono i giornali: un borghesuccio, benpensante, perbenista, piccolo borghese, filisteo, qual dir si voglia. La faccia c’è tutta. Becker sostiene che bisogna finirla con queste tenniste che emettono alti guaiti mentre battono e ribattono:

Das hat ja auch etwas Sexuelles und man fragt sich: Das muss doch die Stimmbänder reizen und kann nicht gesund sein. Das wird man reduzieren müssen. Das geht nicht weiter so. (fonte)

Insomma, ha qualcosa di sessuale, viene da chiedersi: non irrita le corde vocali, non può essere sano. Bisognerà ridurre questa cosa. Non può andare avanti.

Ne parla anche Clerici su La Repubblica, nella sezione Sport (si saranno sbagliati, penso intendessero Gossip):

[Becker] Si è dunque reso alfine conto che le donne gemono e rantolano, in campo, da cui il ben noto neologismo “grantolo“, ormai assunto anche da un dizionario. Non solo infatti le tenniste gemono (la Sharapova, la Williams), ma quelle loro emissioni vocali potrebbero – sempre secondo il nostro genio – suggerire analoghe sonorità riservate, per solito, ad intimità sessuali.

Ora, chi ha il dizionario che contiene GRANTOLO si palesi subito! Se si cerca in internet, MrGugl gentilmente suggerisce granarolo. In questo momento trovo una novantina di occorrenze, tra cui molte citazioni del detto articolo.

Sul versante DE (di qui inizia il terreno dei tedescofili, sotto protezione WWF)

L’articolo da cui ho tratto la citazione reca il titolo Null Bock auf Lustschreie: (ca.) zero voglia di grida vogliose.

null Bock haben = keine Lust haben (salopp, umgangssprachlich) (fonte)

Il primo significato di Bock è maschio della capra, caprone, becco; il dizionario DE-IT Zanichelli però distingue in lemmi diversi. Trovo un filone di tedescofoni che si domandano da dove venga l’espressione. Cito da una risposta:

Als neuere Wendung zum Bock hat sich vor allem bei jungen Menschen Null Bock haben durchgesetzt; desgleichen Bock haben auf etwas. Sie ist etwa 1979/80 entstanden.
Die Jugendsprache bedient sich des Bocks als Metapher, um ‘Lust, Appetit auf etwas haben’ bzw. ‘keine Lust haben’ in bildhaft ironisierender Weise zum Ausdruck zu bringen.

aus: Lexikon der sprichwörtlichen Redensarten: Bock, S. 7. Digitale Bibliothek Band 42: Lexikon der sprichwörtlichen Redensarten, S. 874 – vgl. Röhrich-LdspR Bd. 1, S. 228 – (c) Verlag Herder

Il dùddolo

L’avevo dimenticato: che doodle è il nome degli spesso bellissimi disegnini che circondano o fanno da sfondo alla scritta Google, create dal giovane webmaster Dennis Hwan. Alcuni sono così belli che per un periodo me li sono salvati (poi fortunatamente ho smesso).

Doodle è il disegnino, il ghirigoro, le stupiderie che si disegnano mentre si sta sovrappensiero. Ricordo che un tempo trovavo l’elenco telefonico di mia madre sempre pieno di piante nel vaso, era una disegnatrice compulsiva di piante nel vaso mentre telefonava con quel bel telefono che avevamo, quello grigio a disco, solido e ben piantato, chissà che le frullava in testa.

Google ha indetto un concorso (anche?) presso i giovani di lingua tedesca affinché producano loro un bel doodle sul tema campionati europei 2008. E qui ci sono i finalisti. Io ho votato questo:

Opera del sedicenne Roman Borai, da Hannover. E questo, non è tenero? E’ di una bimba di 5 anni!

Dai, votate anche voi 🙂

P.S. Dùddolo è la geniale proposta che Straffie fa per doodle nel suo senso tecnico, come illustrato dalla di lui figlioletta maggiore.

Euro2008!

Due sere fa, che goduria: poltrona Ikea dal nome irricordabile, ciotola di riso integrale condito con le verdurine e bottiglia d’acqua (la versione salutista di popcorn e coca) e Deutschland-Polen!

Tanto più che si giocava in quell’angolo di Kakania a me tanto caro. Lo stadio costruito ad hoc è vicinissimo a dove vivo d’estate: l’ufo, lo chiamavano in tono derisorio, e in effetti assomiglia a una enorme nave spaziale atterrata all’improvviso in mezzo alle miti case kakanike.

Ieri sera invece ho stirato per tutto il primo tempo e vedi che disastro, a stare disattente. Questa volte le verdurine le hanno mangiate gli arancioni:

Meglio tornare al lessicale. Il Duden è attento al Fußballjargon, in questi giorni:

ballverliebt [parola del giorno del 7 giugno 2008]
(Adj.) (Fußball Jargon) dazu neigend, den Ball (aufgrunde einer guten Balltechnik) zu lagen selbst zu führen, zu spät abzuspielen.
Zum Beispiel: ein [allzu] ballverliebter Spieler.

Letteralmente, innamorato del pallone, un giocatore che dimentica di passare, insomma. E come si dirà?

Goalie, Goali, der, -s, -s [parola del giorno dell’8 giugno 2008]
(engl. goalie) (schweiz. Sport) Torhüter

Gli svizzeri chiamano il portiere con un termine inglese, goalie. In italiano? Mah.

Auflaufkind, das [parola del giorno del 9 giugno 2008]
(Fußball) Kind, das beim Einlaufen einer Fußballmannschaft mitgenommen wird und vor Beginn des Spiels das Spielfeld wieder verlässt.

I bimbetti che arrivano sul campo prima della partita, hanno un nome?? Leggo che trattasi di termine di recente acquisizione nel Duden (2006).

Ci torno.

Trascinante come la fisarmonica

La seconda sortita a Milano è stata ancora più bella della prima. Una settimana fa il caso ha voluto che provassi l’inedita ebbrezza di stare sul palcoscenico in quanto autrice in seconda, da sola. Due sere fa la gente mi salutava e mi sorrideva come se il personaggio fossi io e tutto ciò mi divertiva parecchio. E un po’ personaggio lo ero, visto che sono stata invitata, ospitata e trattata con guanti di pizzo. Esilarante (da darsi i pizzicotti pensando: Quand’è che suona la sveglia?)

Il Premio Edoardo Kihlgren Opera Prima (per il sito usare IE) – che dal prossimo anno sarà associato alla città di Milano – è un’iniziativa davvero lodevole. Da un’ottantina di libri si scelgono tre opere di autori esordienti al di sotto dei trentacinque anni che vengono poi lette e votate da giovani: quelli di sette scuole milanesi e quelli che frequentano il centro Barrio’s, una chiazza di cultura in mezzo alla Barona, un quartiere che non è esattamente Brera o l’Isola…

E’ stato tutto favoloso: favolosa l’organizzazione, favoloso l’albergo dove mi hanno offerto di dormire, favolose le persone, favoloso il folto pubblico giovane, favolose le musiche che accompagnavano le letture, favolosa soprattutto Lella Costa con la sua verve e la carica di emozioni che riusciva a infondere alle pagine.

Della Storia del soldato ha letto un medley sagacissimo del secondo capitolo (Quanto è dolce il rosso cupo, quanti buoi ci vogliono per una parete, perché il cavallo di Kraljevic Marko è parente di Superman e come può capitare che una guerra vada a una festa): vi impera l’inarrestabile bisnonno Nikola, ma per la prima volta, ancora latente e ancora dominabile, si intromette la guerra. Prima e dopo le musiche di un russo che io avrei detto irlandese per la lunga chioma fulva e ricciuta, un imperioso, impetuoso suonatore di fisarmonica, che ha strappato a ragione gli applausi più vivaci.

Poi Lella Costa ha letto il capitolo con le telefonate alla ricerca di Asija (Di trecentotrenta numero di Sarajevo scelti a caso, circa uno su quindici è una segreteria telefonica):** pagine che mi hanno straziato con una forza tutta nuova, la carica drammatica che Lella ha saputo trasfondergli, arrivando in fondo quasi in lacrime…

Un giorno un eccelso domandatore domandò:
chi è, cos’è? Perdonami!
Dov’è,
da dove viene,
dove va
questa Bosnia?
Dillo!
E il domandato diede una rapida risposta:
Da qualche parte c’è una specie di Bosnia, perdonami,
un paese gelido e arido,
nudo e affamato,
e oltre a ciò,
perdonami,
recalcitrante
al sonno.***

Ah, chi ha vinto?

Saša è arrivato secondo di tre, un ottimo risultato tenendo conto che giocava pesantemente in trasferta. Gli altri della terzina, infatti, erano una zoologa milanese malata d’Africa e un pugliese dalla scrittura interessante, o almeno una scrittura che Lella Costa ha saputo rendere con maestria. Uhm, forse lo leggerò. Si mormorava che ci fossero stati non più di cinque voti di scarto; e poi, non posso dire altro ma ho recepito favori da figure importanti che non rivelerò qui. Nel bailamme del post-proclamazione sono riuscita a comunicare a Saša il piazzamento via sms. Replica immediata, dalla Francia: SUPER, freue mich sehr, ecc. Insomma, gaudio di qua e di là delle Alpi (il mio, poi, perché mi sono guadagnata anche i complimenti di Lella, vergati pure sul libro. Me li guarderò nei momenti di scoramento).

P.S. Il video è terribile, lo so. Nemmeno Von Trier nei momenti più vagolanti di dogma spinto riuscirebbe a far tanto. E poi è tagliato malamente. A mia parziale giustificazione: è il primo video della mia vita. Quello con Lella Costa che legge lo sto manipolando con vari mezzi, a gran danno dell’audio, quindi forse rimarrà riservato al mio personal diletto. Se poi mi riuscisse di cacciare i video nei post, sarebbe anche bello; invece nisba.

* Da pag. 34 a pag. 45
** Pagg. 216-220
*** Poesia di Mak Dizdar, pag. 220.