Prollig

La parola del giorno del Duden:

prollig: Adj. (salopp, bes. Jugendsprache, abwertend) proletenhaft.

Naturalmente non c’è nei dizionari normali, perché è giovanilese per “grezzo, volgare”; mi pare ravvicinabile a “tamarro” =2 CO gerg., giovane dai modi rozzi, che segue gli aspetti più appariscenti e volgari della moda (fonte: De Mauro). Che altro c’è in italiano gergale gggiovane?

La formazione del termine mi piace parecchio: da Prolet = proletario, geminazione della “l” e un bel suffisso -ig.

A proposito di fonti lessicografiche serie, vedasi il Neologismenwörterbuch, dizionario dei neologismi tedeschi a cura dell’autorevole Institut für Deutsche Sprache di Mannheim, qui:

Wortbildung
Wortbildungsart/-typ: Ableitung (explizite Derivation)
Basis: Proll (Nomen)
Suffix: -ig

La parola mi ha subito riportato a un romanzo tedesco, Selam Berlin, laddove il protagonista, ragazzo turco-tedesco, dice:

Mama fand Berlin zu prollig, deshalb blieb sie mit Ediz am Bosporus. Im Vergleich zu Istanbul war Berlin ein Kaff. Aber es war ein überschaubares Kaff, mit einer Mauer drum herum. Ich mochte es. Istanbul war aufgedreht. Berlin auch, aber anders.

(tradotto con:

Secondo mamma, Berlino era troppo cafona, perciò era rimasta con Ediz sul Bosforo. In confronto a Istanbul, Berlino era un paesucolo. Però era facile da tenere sotto controllo, con il Muro tutt’intorno. Mi piaceva. Istanbul era completamente schizzata. Anche Berlino, ma in modo diverso.

Prollig qui è reso con cafone)

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