Sognare in lingua

Stanotte ho rifatto l’esame conclusivo sostenuto la settimana scorsa. La commissione si era ridotta a un’unica insegnante – ne ho dimenticato la faccia, ma era vestita di un blu cangiante -, eravamo all’aperto, nel cortile di una scuola, e io parlavo sempre, e perfettamente, in tedesco. Ogni tanto ci infilavo un pensiero in italiano, quando per esempio ho notato che la rilegatura a caldo non aveva tenuto e la tesi si era trasformata in un ammasso di fogli disordinati, oltre al fatto che alcune pagine erano state fotocopiate su fogli blu e quindi erano praticamente illeggibili: le parolacce autenticamente sentite mi vengono sempre in italiano, perché il tedesco, diciamolo, è molto meno espressivo rispetto all’italica lingua.

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