Gionata

Gionata, chiamiamolo così. Fulvo, efelidi sul viso pallido, occhi di vetro chiaro, alto e di robusta asciuttezza, cammina dritto e rigido, come se contasse i suoi passi, e forse lo fa anche. Avrà quarant’anni, ma è difficile dire quale versione sia. Perché Gionata potrebbe sembrare un normale svedese adulto in soggiorno in terra kakanika; invece è un androide.
Gionata lo ebbi come allievo nel 1999 o forse 2000. A dire il vero oggi, durante la pausa, mi stava per enunciare l’anno, i giorni e l’ore, ma devo essermi distratta perché l’ho già dimenticato. Uno svedese che va in Kakania a imparare italiano può suonare bizzarro, ma occorre tener conto che Gionata è un androide e le sue scelte non risentono di stereotipi, colpi di testa o capricci, come potrebbe essere per un umano allorquando decidesse di frequentare un corso di lingua all’estero. Gionata studiava già il tedesco, e venuto a sapere, ovvero giuntogli l’input, che nel luogo dove aveva già frequentato un corso di lingua teutonica, si offrivano anche corsi di italiano calcolò rapidamente il raddoppiamento dei benefici (studio italiano + parlo tedesco) e se ne venne in terra kakanika a studiare la lingua del dolce sì. Non ricordo molto di quel corso, a parte il fatto che io arrivavo sempre con venti o anche trenta minuti di anticipo in classe, lo trovavo già lì seduto a ripassare qualche regola e a dirmi, con quel suo sorriso che non sa essere simpatico (mai visto un androide sorridere simpaticamente?): «Se (If) arrivi così presto, allora (then) non sei italiana».
Quando Gionata parla, scandisce le parole con esattezza e minuzia, senza fare alcun errore. Lo diresti imparentato con Hall 9000, ma non sono sicura che si tratti di software analoghi in qualche modo. Ogni pausa serve al computer centrale per calcolare esattamente fonetica, morfosintassi e lessico. Soltanto la feature “intonazione” non è ancora stata sviluppata per il modello di androide Gionata, il quale parla con la stessa vivacità del frinire di cicale sotto il solleone. Probabilmente la similitudine induce però a immagini solari e quindi è del tutto sbagliata. Ci ripenserò.
L’avevo già visto due giorni fa a colazione, ma ho fatto finta di essere assonnata e distratta; lui, d’altronde, era intento nella programmazione Kaffee-Semmel-mit-Wurst-und-Gürkchen (caffè-panino-con-prosciutto-e-cetriolini) e non mi ha notata. Ma oggi, durante la pausa, il collega istrione ha avuto la bella pensata di portarmelo direttamente. «Ilsaaa, guarda chi ho qui! Ho visto Gionata e gli ho chiesto: ‘Ma Ilsa l’hai vista? Nooo? Vieni che siamo in pausa’». La piega del mio sorriso sarebbe stata significativa per qualunque essere umano, ma fortunatamente, oppure sfortunatamente, Gionata non è stato programmato per comprendere gestualità e mimica facciale.
«Uhhh, Gionata, ciaooooo! Come stai? Che bello rivederti! Sei sempre più alto!»
«Non credo. Sono alto come l’anno scorso.»
«…Sarò io che sto diventando più piccola?»
[Collega istrione] «O forse sono le tette che ti stanno abbassando?»
Ho lanciato un’occhiataccia al collega. Non perché fra di noi non si dica questo becerume spensieratamente, ma gli androidi non sono predisposti per afferrare, né tanto meno gradire, lazzi e frizzi.
Infine, mentre Gionata andava acribicamente spiegando che secondo lui l’italiano è simile al francese e stava per esporre i risultati del suo programma di confronto linguistico, snocciolando numeri («Secondo me — ci sono — 80 verbi—»), è sopraggiunto un corsista dell’altra collega, quella che passa i pomeriggi in modo più variegato di me, e collega istrione e io abbiamo colto la palla al balzo per far conoscere i due e battercela in ritirata.

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