Spezzonista

È la parola del giorno, sentita pronunciare da un dirigente scolastico – per chi non fosse aggiornato: il vecchio “preside”, nient’altro. Lo spezzonista è colui, ma molto più di frequente colei, cui non viene assegnata una cattedra intera, 18 belle ore in classe (le altre sono occulte), bensì soltanto spezzoni di cattedra, superiori a 7 ore, però; quelle inferiori “vengono restituite agli istituti”. Pacchi indesiderati da consegnare altrove.

E così, se ieri sera alle sette di sera ero ancora in Kakania a mirar un tramonto bellissimo, stamane ero già in Italia ad ascoltare gente che dava nomi e materie e ore. Ne sono uscita con uno spezzone da amarcord, nella scuola dove ho passato ogni giorno tra gli undici e i quattordici anni.

Perché il destino fa i giochi di prestidigitazione e fa sparire mica colombe o fazzoletti, bensì la Maria-Luigianesca città. Per un nuovo “spezzone” di precarietà.

Wo drückt dich der Schuh?

Gli ultimi scampoli di Kakania sono dolci e malinconici. Nell’aria si è già insinuato l’autunno lacustre – ma l’opulenta signora del palazzo di fronte, in un vasto bikini rosa, si gode l’ultimo sole delle vacanze estive mentre stende scrupolosamente il bucato.

Badewetter, Badewetter,* solletica la radio kakanika, ma io sono un’altra volta legata a un libro e al computer,  guardo dalla finestra le basse montagne arricciate di verde attorno e quelle più alte e grige verso sud, dove sta l’Italia, e penso che presto dovrò ripartire.

Ieri ho perso la mia battaglia con le ballerine comprate in Italia: dorate e morbidissime, la prima volta m’hanno bucato i talloni. Ieri mi sono armata di bellicosi cerotti e sono partita fiduciosa. Finché non ho sentito qualcosa di umido e appiccicoso. Hanno vinto anche la seconda partita. Eppure non sentivo un vero dolore, soltanto un fastidio. E anche ora, in questa brezza carezzevole, mi viene da chiedermi: Wo drückt dich der Schuh?**

Foto scattata al Bata Shoe Museum di Toronto, luglio 2008

* Badewetter: tempo perfetto per andare al lago
** Wo drückt dich der Schuh?
cosa c’è che non va? qual è il problema? FIG Letteralmente: dove ti preme la scarpa?

Gott gebe mir die Gelassenheit

Quando muore qualcuno a noi ignoto, ma caro a qualcuno che ci è caro, non c’è vero dolore per la persona scomparsa, ma ce n’è molto per la persona che è cara a noi.

E così, quando poco tempo fa alla mia cara amica A. è morto il padre, non ho saputo dire niente.  Niente di sensato o anche solo convenzionalmente adeguato. Ci siamo sedute insieme e insieme abbiamo pianto.

Ma non aver saputo dire qualcosa ha continuato a pesarmi. E oggi, mentre camminavo verso il centro, mi sono fermata davanti a una libreria a guardare cartoline. Su di una c’era qualcosa che avrei voluto saper dire allora e l’ho dedicata e data ad A. Conoscevo la frase in italiano come detta da san Francesco di Sales, ma qui viene offerta come geflügeltes Wort, senza indicazioni d’autore:

Gott gebe mir die Gelassenheit, Dinge hinzunehmen, die ich ich nicht ändern kann, den Mut, Dinge zu ändern, die ich ändern kann, und die Weisheit, das eine vom anderen zu unterscheiden.

Austicken (und ticken)

La parola del giorno del Duden:

austicken
(ugs.) durchdrehen, die Nerven verlieren. Beispiel: Während des Entzugs ist sie fast ausgetickt.

Mi ha fatto venire in mente il verbo ticken nel senso di capire (ma dove l’avevo trovato il traducente? Boh), usato per questa, pubblicata in alta sede (per gioco, comunque, e solo grazie a chi m’aiutato a sistemare sillabe e sineresi).

1 Bussi = 1 €

Ieri sera, nella Kneipe dove andiamo spesso C. e io, ragazze che ieri si sono accorte di essere amiche a distanza (Fernfreundinnen?) da undici anni ormai, c’era uno Junggesellinnenfeier. La Kneipe è in pieno centro, è un posto di legno chiaro, grosse e ottime birre, tavolozzi comunitari e ganci per attaccarci le giacche quando c’è una tale ressa che il concetto di “il mio tavolo” scompare in mezzo alle volute di fumo e ai vortici di risate.

Lo Junggesellinenfeier corrisponde grosso modo al nostro “addio al nubilato”; ieri prevedeva una ventina di ragazze lungo l’arco della ventina, accomunate da una cravatta regimental con bollino identificativo, attorno alla nubenda che invece al collo aveva una lavagnetta con la scritta:

Ein Bussi = 1 Euro
Ein Schnaps = 1 Euro
Ein Stück Torte = 2 Euro

Ovvero:

Un bacio = 1 euro
Una grappa = 1 euro
Una fetta di torta = 2 euro

L’addio al nubilato kakaniko contempla dunque non solo lazzi e frizzi e stoviglie rotte che la nubenda deve raccogliere nel generale diverimento, ma anche un’opera di coinvolgimento di tutto il locale. Ogni uomo presente nel locale è invitato a baciare la promessa sposa e a versare l’obolo corrispondente. Se poi vuole, dopo la grasse risate che accompagnano il bacio, può farsi un grappino e contribuire ad aumentare l’atmosfera selvaggia.

“Be’, non si sposa domani”, ha commentato C. con una risatina. “Domattina sarà ancora sbronza.”

Spavalda Mafalda

La parola del giorno del Ragazzini:

bold
a.

1
audace; ardito; coraggioso; baldanzoso: a bold decision, una decisione audace; He was bold enough to speak up, ebbe il coraggio di farsi sentire
2
spavaldo; sfacciato; sfrontato; impudente
3
nitido; netto; vivido; chiaro; marcato: bold outlines, contorni netti; a bold geometric pattern, un motivo geometrico marcato; bold writing, calligrafia chiara
4
deciso; sicuro: He painted with quick, bold strokes, dipingeva a pennellate rapide e sicure
5
(di scogliera, costa) scosceso; a picco
·
as bold as brass, con una bella faccia tosta  bold-faced → boldfaced  (tipogr.) bold type, neretto; grassetto  to be (o to make) so bold as to, osare; permettersi di  to make bold with, prendersi delle libertà con (q.); servirsi liberamente di (qc.)

Bold come spavaldo mi ha fatto venire in mente che qualcuno m’ha paragonata a Mafalda: il che è un complimento vivissimo, naturalmente, per me che faccio parte del club dei fan. La spavalda Mafalda! E in effetti condividiamo la chioma impossibile e una certa tendenza utopistico-brontolona.

Ma non più l’avversione alla minestra. In Kakania le Suppen sono così buone. Le Schwammerlsuppen, poi.