Laute

Später, im Herbst
Hausen in den Silberpappeln große Schwärme von Krähen
Aber den ganzen Sommer durch höre ich
Da die Gegend vogellos ist
Nur Laute von Menschen rührend.
Ich bin’s zufrieden.


(Bert Brecht, Die Gedichte. Suhrkamp Verlag, Frankfurt a. M. 2000)

Da qui, more solito.

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Scioperare

Senza poter becerare in piazza, resta lo scioperare.

«Sciopero» (dallo “Scioglilingua” di De Rienzo)

La definizione più esatta (e attuale) di sciopero la dà lo Zingarelli. “Astensione collettiva da parte dei lavoratori, per raggiungere determinati fini d’ordine sindacale (economico o normativo) oppure sociale e politico”. L’etimologia è banale. La parola si forma dal verbo “scioperare” che viene dal latino parlato “exoperare”, dove “ex” ha valore negativo (non operare). Il termine è usato già intorno al 1284, ma nel significato di “togliere qualcuno dalle sue faccende”; nel senso d’oggi, entra nell’uso scritto verso la metà dell’Ottocento e viene catalogato dal dizionario di Petrocchi nel 1891. Prima, per esempio nei vocabolari toscani, continua a conservare un senso infastidito: “Levare chicchessia dalle sue faccende, facendogli perder tempo”. Nella letteratura alta (ma non impegnata) mantiene una sua cordiale svagatezza: “Piove / sul nulla che si fa / in queste ore di sciopero / generale”, scrive Montale in “Satura”. Ma se si spegne un po’ in prosa e poesia, questa parola nell’uso dà un fiorire di terminologia. Ed ecco accanto allo “sciopero generale”, quello “a oltranza” o “a tempo indeterminato”. Poi si prosegue con bizzarria. Lo sciopero può essere a singhiozzo, a catena e a sorpresa, può diventare bianco o selvaggio. Per non dire dello sciopero della fame e di altre forme fino a un malaugurato sciopero del sesso.

Becerare

Su RaiTre ho appena sentito il Kavalier che sbottava qualcosa come tutti gli insegnanti che fanno il loro lavoro con passione non sono in piazza a “becerare“. Interessante verbo. Il Devoto-Oli non lo riporta, Google comunque riporta 116 hits, tra cui:

bécero: per lo Zingarelli etimologia incerta, per il Devoto viene da Beco, diminutivo popolare di Domenico; essendo il diminutivo di un nome proprio molto comune, indica in genere « persona qualunque ». Per il DISC forse da collegarsi a *becerare, lat. *vocilare, da vox « voce »

Penne rosse in giornate nere

Ho comprato due penne rosse.
Due Staedtler rosse; sul retro della confezione sta scritto:
Penna a sfera
Kugelschreiber
Ballpoint pen
Stylo à bille
Boligrafo
Ballpoint
Kulspetspenna (hai capito, lo svedese!)
Kuulakynä
Esferografica.
[In classe i ragazzi ridacchiano quando dicono Kuli, l’abbreviazione di Kugelschreiber]

Non compravo una penna rossa dall’epoca in cui io frequentavo quella che allora si chiamava scuola media.
E ora devo usarla in altro modo nella scuola superiore di I grado.

Dopo questo giovedì, cade a fagiuolo la Lyrik del giorno (di Enzensberger):

Ein schwarzer Tag

An solchen Donnerstagen
hackt sogar der erfahrenste Metzger
sich einen Finger ab.
Alle Züge haben Verspätung,
weil sich die Selbstmörder
nicht mehr beherrschen können.
Der Zentralcomputer im Pentagon
ist schon lange zusammengebrochen,
und alle Wiederbelebungsversuche
in den Freibädern kommen zu spät.

Zu allem Überfluß
kocht nebenan bei Marotzkes
jetzt auch noch die Milch über,
der Hund hat Verdauungsbeschwerden,
und nicht einmal Tante Olga,
die Unverwüstliche,
ist so ganz auf der Höhe.

(Leichter als Luft. Moralische Gedichte. Suhrkamp Verlag, Frankfurt a. M. 1999)

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tisch und stuhl

tisch und stuhl
stehen schwul
im raum herum
und glotzen dumm

trotz beinen vier
kann ich nicht zu dir
warum sind wir
kein tier

bei tages licht
bemerkt man es nicht
da hockt ein gewicht
auf unserm gesicht

doch bei nacht
erwacht es mit macht
man schaut sich an
und kommt nicht heran

tisch und stuhl, von Gerhard Rühm, aus: Geschlechterdings, Rowohlt Verlag, Reinbek bei Hamburg 1990

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Sweating one’s guts out

Venerdì, due ore: una prima di bravi (ma 26!), una seconda di incontrollabili, e poi due ore due per strappare un paio di parole a colleghi coordinatori di classe in sala insegnanti, inseguire ogni dieci minuti Satrapino nel suo guizzare per la scuola con il magico foglio A3 dell’orario, che dovrebbe essere quello definitivo, ma forse anche no (“No ghe xè gnente de definitivo ne(l)a vita!”), e almeno mezz’ora per riuscire a scovare un fantomatico piano delle attività annuali che nessuno sembrava possedere e poi a fatica rincorrere bidelli da blandire soavemente per ottenere una fotocopia. Portandomi appresso i fogli, perché la scuola non ha carta.

L’espressione calzante per la settimana è:

to sweat (o to work) one’s guts out, lavorare come un mulo; darci dentro (fam.)*

E non per la trasmissione della lingua krukka, che finisce sempre in subordine con mio magno rammarico, ma per la fatica del rapportarsi a bambini, post-bambini e pre-adolescenti. Una folla di possibilità: i piccoli da traghettare verso un metodo di studio meno “maestra-dai-che-giochiamo”, i meno piccoli da contenere nella loro scoperta dell’inesauribile piacere di fare gli sfrontati con gli adulti, per non parlare delle titubanti gioie degli ormoni che si esplicano soprattutto nelle terze. Questo per i “normodotati”, perché poi c’è l’impressionante numero di quelli abnormodotati.  Per esempio, il disgrafico, quello: una volta mi pareva bastasse l’adagio “chi non capisce la propria scrittura è un asino addirittura”. Impera il suffisso “dis”: dislessico, disgrafico, discalcolico (?), dis…Disagi familiari. Disagi comportamentali. Problemi di autostima e autocontrollo. Iperattività. Deficit cognitivo. Problemi di voce. Psicofarmaci. Assistente sociale. Assistente psichiatrico. Alunni non italiani. Alunni che i problemi li creano, perché deve sembrar loro l’unico modo di farsi prendere in considerazione, di *esistere* nello spazio sociale della classe.

* Word of the day del Ragazzini (8.10.2008)

gut A n.

1 (spesso pl.) budella; intestino
2 (pl.) (fig.) sostanza, succo: Let’s get down to the guts of the matter, veniamo al succo della faccenda!;
3 (pl.) (fig.) coraggio; determinazione; risolutezza; grinta; fegato (fig.): to have the guts to do st., avere il fegato di fare qc.; sentirsela di fare qc.
4 (= catgut) budello; minugia; catgut
5 (naut.) gola; stretto
6 (pl.) (fig.) frattaglie (fig.); ingranaggi, parti meccaniche: the guts of a car, gli ingranaggi di un’automobile
7 budello (fig.); canale; strettoia
8 (slang spreg.) pancione
9 (slang USA) cosa facilissima
B a. attr.
(slang) emotivo; istintivo; profondamente sentito; che viene dal di dentro
· gut feeling, sentimento istintivo – gut reaction, reazione istintiva – gut-scraper, strimpellatore di violino – gut-wrenching, sconvolgente; angoscioso – (fam. USA) to bust a gut, fare l’impossibile; fare i salti mortali (fig.); mettercela tutta – (fig.) to feel st. in one’s guts, sentirsi qc. nelle viscere  (slang) to hate sb.’s guts, non poter soffrire q.; avere q. sullo stomaco (fam.) – (fam. USA) to spill one’s guts, vuotare il sacco (fig.); confessare; mettere tutto in piazza – to sweat (o to work) one’s guts out, lavorare come un mulo; darci dentro (fam.) – (fig. fam.) to turn sb.’s guts out, far rivoltare lo stomaco a q.