Sui neologismi

L’odierna rubrica di GLBeccaria sulle parole è appetitosa. Parla di neologismi, con esempi prestigiosi:

Un tempo erano gerghi e dialetti a suggerire espressioni nuove. Quando Pasolini usa per la prima volta un aggettivo come smandrappato (1959), lo prende dal romanesco. Oggi sono piuttosto le lingue straniere a proporre parole nuove, l’anglo-americano innanzitutto. Il francese ora ci presta meno parole. Ne cito almeno una, tra le più note: beni culturali, neologismo che in italiano entra nel 1950, attraverso il fr. biens culturels (1949), e passa stabilmente alla terminologia internazionale (spagn. bienes culturales, ted. Kultur-güter, con qualche divergenza, ingl. cultural property).

smandrappato (RE centr.)
1a di indumento, sbrindellato, lacero o stazzonato, sgualcito
1b estens., di qcn., che indossa abiti logori e consunti o sciatti, sgualciti
2 fig., di una squadra, un gruppo e sim., disorganizzato, raccogliticcio (De Mauro)

E poi ci sono le invenzioni comiche di Totò:

Qualcuno ricorderà i suoi fantaschifezza «brutto libro di fantascienza», perspicaciona «donna assai perspicace», tramaturghi «coloro che ordiscono trame», strombare «soffiare il naso con violenza»… Voci prive di stabilità, proposte per gioco. Fa eccezione quisquilie e pinzillacchere «cose da nulla» (deformazione quest’ultima di pillacchera «grumo di melma», parola di conio nuovo che trovi in ben otto film di Totò, quasi sempre associato a quisquilie). Ma, ripeto, per la maggior parte si tratta di neologismi comici senza ricaduta nella lingua comune.

pillacchera (RE tosc.)
1 schizzo di fango che macchia vestiti od oggetti | estens., grumo di sudiciume attaccato al pelo di pecore, capre e sim.
2 fig., difetto, magagna (De Mauro)