Macchi

Il dizionario delle lingue italiana e tedesca Sansoni in due volumi l’ho comprato 15 anni fa circa. Ero giovane, frequentavo l’università e mi venivano spesso delle voglie sfrenate e sceme, tipo comprarmi una giacca tirolese marrone che vedevo ogni giorno in un negozietto di ciarpame di seconda mano poco lontano da Ca’ Foscari. Penso ci sia ancora (il rigattiere. Anche la giacca, se è per quello, anche se non so se ormai tarmata. L’avrò messa una volta e già per una seconda ho trovato disgustosa lei e me citrulla).

Non c’è più invece la libreria dove ho comprato il Sansoni. Quando mi sono iscritta all’università era ancora florida, aveva financo due negozi distinti, a poca distanza l’uno dall’altro, vendeva bene agli universitari che sciamavano per la calletta. Poi si è ingrandita la Cafoscarina, che ancora al mio primo anno di università era un bancone in un angoletto all’entrata del palazzo, e pian piano quell’altra è decaduta. Ricordo che ogni qual volta passavo davanti alla sede della libreria con la vetrina che faceva angolo sbirciavo desiderosa i due grossi volumi del dizionario e poi, di strada, controllavo quanto costavano alla Toletta, confrontavo, ponzavo. Questo pomeriggio, tirando fuori il volume ormai fortemente bisognoso di un bel lavoro di legatoria, il tedesco-italiano, ho visto che c’è ancora l’adesivino con il prezzo che tanto mi faceva titubare e tribolare: 480.000 lire. Allora un’enormità, penso di averci messo quanto guadagnavo lavorando due mesi in campeggio.

Sempre oggi, mentre cercavo altro, sono finita sulla pagina di Wikipedia.de dedicata a chi diresse i lavori per questo pezzo di storia lessicografica, ossia Vladimiro Macchi. Scorrendone la vita l’ho trovata così interessante che mi sono chiesta se ci fosse la pagina corrispondente in italiano.

Niente di niente. Occorre sopperire.

Non sapevo che è morto appena due anni e mezzo fa, nell’agosto del 2006, alla bella età di 97 anni. Era nato nel 1909 vicino a Gorizia [dove di preciso?] e nel 1924 suo padre lo mandò al liceo dei gesuiti a Piacenza, dove prese la maturità nel 1932 per poi entrare in seminario. Nel 1935 fu ordinato sacerdote e diventò professore e rettore di un liceo a Udine. Nel 1942 si traferì in Germania, a Schwerin, dove fece il pastore d’anime per i lavoratori italiani emigrati [E qui mi piacerebbe sapere chi fossero questi Fremdarbeiter, io che pensavo la grande emigrazione fosse postbellica]. Nel 1941 chiese di abbandonare il sacerdozio e iniziò a lavorare come lettore di italiano al Dipartimento di lingue romanze dell’Università di Rostock. [E qui c’è spazio per il romanzo: perché lasciare la tonaca? Si era innamorato? Di una donna o delle parole? Di che nazionalità era, poi? Italiano, austriaco? Asburgico??]  Dal 1948 fu docente di italiano e spagnolo a Halle (Saale), Jena, Lipsia e Berlino Est. [Ehi, tutta DDR. Perché avrà scelto di restare di là?] Oltre a insegnare lavorava per rimediare alla scarsità di materiale didattico per l’insegnamento dell’italiano e si occupava quindi di una grammatica dell’italiano, di sinonimi, di antologie letterarie. Nel 1960 prese il titolo di dottore con una tesi il cui titolo mi pare affascinante:
Die Bezeichnungen für Frau, Ehefrau und Herrin in ihrer Entwicklung vom Lateinischen zum Italienischen. Phil. Diss., Halle 1960.
La definizione di donna, moglie e signora nel suo sviluppo dal latino all’italiano.
Nel 1962, però, fu vittima di delazioni da parte dei suoi collaboratori, cosa che gravò a tal punto sulla sua salute psichica da indurlo a tornare in Italia con la famiglia. Dal 1963 passò a dirigere l’Istituto lessicografico della casa editrice Sansoni a Roma dove aveva sotto di sé 200 persone (!).
Quando andò in pensione [quando?], tornò a vivere in Germania, a Emmendingen, e dopo la morte della moglie a Kenzingen, nel Baden-Württemberg. Parlava la bellezza di sette lingue (sloveno, italiano, tedesco, spagnolo, inglese e francese) e fino in tarda  età mantenne una mente vivace, oltre a passare parecchie ore al computer e in internet.

La sua bibliografia è imponente: provate a dare un’occhiata.

A questo punto dovrò scoprire chi era Castiglioni, chi Mariotti, chi Zingarelli (che poteva anche trovarsi un editore dal nome meno omofono)…

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