[Schiamazzo d’uccello del paradiso]

[Mi ci vorranno settimane, forse mesi, per digerire il precedente post a base di Bernhard.]

[Einfach werden – radikal
Kompliziert, das war einmal.
Weil, … Subtilität
kaum ein Leser noch versteht
.

(Peter Rühmkorf, Paradiesvogelschiß. Gedichte. Rowohlt Verlag, Reinbek 2008)]

Bernhard dixit

Solita serendibity googlatoria, cercando tutt’altro:

Ein übersetztes Buch ist wie eine Leiche, die von einem Autobus bis zur Unkenntlichkeit verstümmelt worden ist. Übersetzen ist eine fürchterliche Art des Dienens.
Thomas Bernhard, cit. in: “Zeitschrift für Kulturaustausch”, 4, S. 563, 1986.

Un libro tradotto è come un cadavere che sia stato mutilato da un autobus al punto da risultare irriconoscibile. La traduzione è una spaventosa forma di servitù.
(neretto e traduzione miei)

P.S. Ridi e scherza sono già passati vent’anni dalla morte del brontolone kakaniko. Mi pare ieri che si diceva, magari esce un tema su Bernhard, visto che è morto da poco. O su Dürrenmatt.

Aggiornamenti

L’editoria scolastica deve essere sempre in corsa.

Quando si arriva a chiedere e dire da dove si proviene e che lingua si parla, nel testo che ho trovato in adozione – recente, è del 2007 – mi trovo a dover aggiungere come si dice Moldavia, Venezuela, Romania e relative lingue.

Moldawien oder Moldau (offiziell Republica Moldova, deutsch Republik Moldau) ist ein Binnenstaat in Osteuropa bzw. Südosteuropa. Hauptstadt: Chişinău. Die offizielle Amtssprache ist Moldauisch. Während die Schriftsprache mit dem Rumänischen fast identisch ist, entspricht die gesprochene Umgangssprache größtenteils dem im östlichen Teil Rumäniens, der Moldau, gesprochenen moldauischen Dialekt. Eine besondere Rolle spielt die russische Sprache, die der interethnischen Kommunikation dient und Handelssprache ist. Zu Sowjetzeiten musste die gesamte Bevölkerung Russisch, die Amtssprache der Sowjetunion, lernen.

Rumänien (rumänisch România) ist eine Republik in Europa, die von der Pannonischen Tiefebene bis zum Schwarzen Meer reicht. Rumänien ist Mitglied der Vereinten Nationen, der NATO und der Europäischen Union. Hauptstadt: Bukarest (rumän. Bucureşti). Amtssprache Rumäniens ist laut Verfassung Rumänisch (limba română), eine der Ostromanischen Sprachen, das von 91 Prozent der Bevölkerung des Landes gesprochen wird.

Venezuela (amtlich Bolivarische Republik Venezuela, spanisch República Bolivariana de Venezuela) ist ein südamerikanischer Staat an der Karibikküste. Hauptstadt: Caracas [kaˈɾakas] (offiziell Santiago de León de Caracas). Artikel 9 der Verfassung von 1999 besagt: „Die Amtssprache ist Kastilisch. Die indigenen Sprachen sind ebenfalls Amtssprachen für die indigenen Völker und müssen im gesamten Territorium der Republik respektiert werden, da sie einen kulturellen Reichtum der Nation und der Menschheit darstellen.“ Die 35 verschiedenen indigenen Gruppen Venezuelas gehören zu den großen Sprachgruppen der Arahuaca (Araguaca), Kariben (karaibische Sprachen), Chibcha und Tupí-Guaraní. Abgeleitete Begriffe: Venezolaner, Venezolanerin, venezolanisch.

Oggi è saltato fuori pure il gaelico – c’è chi scappa da Londra per venire a vivere felicemente nell’italica campagna.

Die irische Sprache (irisch Gaeilge oder Gaolainn, nach der bis 1948 geltenden Orthographie meist Gaedhilge) ist eine der drei goidelischen oder gälischen Sprachen. Zu diesen zählen auch das Schottisch-Gälische und das Manx (eine früher auf der Insel Man gesprochene Sprache). Die goidelischen Sprachen zählen zum inselkeltischen Zweig der keltischen Sprachen. Laut des 8. Verfassungsartikels ist sie „die Hauptamtssprache“ (an phríomhtheanga oifigiúil) der Republik Irland, „da [sie] die nationale Sprache ist“. Auch die Europäische Union führt Irisch seit dem 1. Januar 2007 als eine ihrer 23 Amtssprachen. Im Deutschen wird sie bisweilen, jedoch ungenau, nur als Gälisch bezeichnet.

Fonte: tutto da Wikipedia.de.

Aber zack, zack!

Eigentlich suchte ich was anderes, aber das ist ja herrlich:

Lieber Gott! Schenk mir Geduld! Aber zack, zack!

Aus “Liste geflügelter Worte / Buchstabe H”  in Wikipedia:

Herr, schenk mir Geduld, aber bitte sofort!  Diese ungeduldige Aufforderung ist der Titel eines Buchs von Reinhard Egg mit dem Untertitel „Vom Sinn des Wartens in einer schnellebigen Zeit“. Eine noch ungeduldigere Version dieses Spruchs ist: „Lieber Gott! Schenk mir Geduld! Aber zack, zack!“

Correttori

Korrekturstift

ma non questo

Accidenti!

Trattasi dell’evoluzione tecnologica di quanto ai tempi si chiamava “bianchetto“, bottiglina e pennelluccio – questo fa un rumore tric-tric tric e produce delle striscioline di materiale bianco coprente.  Sul sito di una nota marca krukka  si dice che è un correttore roller (roller comfort o comfort roller, traduttore indeciso? per quello più compatto riprodotto qui sopra, roller pen quello più allungato).  In tedesco allora sarebbe Korrekturroller.

MA qui mi si dice che è un bianchetto a nastro e in tedesco Korrekturband-Spender.

E Korrekturflüssigkeit? Leggo sul blog di un Monsieur Fischer svizzero e francofilo:

Tipp-Ex: Wer sagt schon Korrekturflüssigkeit? Niemand, die französische Firma BIC wird es freuen, weltweit ist ihre Marke ein Begriff.

Strike/Streik = sciopero

La mia personale parola del giorno.

Ne stavo scrivendo a un’amica kakanika e a un tratto ho pensato: ma lo streiken tedesco da dove cavolo viene? Dall’inglese, ovvio:

Das Substantiv wurde im 19. Jh. aus gleichbed. engl. strike entlehnt und zunächst auf englische Verhältnisse bezogen. Weitere Verbreitung in Deutschland fand es seit dem Streik der Buchdrucker 1865 in Leipzig, auch setzte sich jetzt langsam die eindeutschende Schreibung mit -ei- durch. Engl. strike gehört zum Verb engl. to strike die Arbeit einstellen, aus dem unser Verb streiken (19. Jh.) übernommen ist. Es bedeutet eigentlich streichen; schlagen usw. und ist mit dt. streichen verwandt. (Duden Herkunftswörterbuch)

L‘inglese, a sua volta…

“concentrated cessation of work by a body of employees,” 1810, from verb meaning “refuse to work to force an employer to meet demands” (1768), from strike (v.). Perhaps from notion of striking or “downing” one’s tools, or from sailors’ practice of striking (lowering) a ship’s sails as a symbol of refusal to go to sea (1768), which preserves the verb’s original sense of “make level, smooth.” Baseball sense is first recorded 1841; bowling sense attested from 1859. Meaning “sudden military attack” is attested from 1942.

Oggi, oggi no.

P.S. Per l’italiano cfr. qui.

Miesepeter

La parola del giorno del Duden è miesepeterig

miesepeterig, miesepetrig = (ugs.) verdrießlich, schlecht gelaunt zB miesepeterige Patienten; miesepeterig dreinschauen

miesepeterig, miesepetrig= (colloq.) brontolone, insoddisfatto (qui)

Il Miesepeter è il brontolone, criticone, rompiscatole e guastafeste. Mieses Wetter è il tempaccio, miese Zeiten brutti tempi, miese Laune è la luna storta, ein mieser Typ è un tipo che meglio schivarlo, sich mies fühlen è sentirsi da schifo.

Mies viene dall’yiddish:

mies übel, schlecht; häßlich, schäbig, widerwärtig (ugs.): Das im 19. Jh. aus dem Rotwelschen ins Berlinische und von da in die Umgangssprache gelangte Adjektiv stammt aus jidd. mis schlecht, miserabel, widerlich. Dies geht auf hebr. me’is schlecht, verächtlich zurück. (Duden Herkunfswörterbuch)

Cfr. sul rapporto yiddisch e tedesco, qui.

E der Mieserpeterschlumpf è il Puffo brontolone (Schtroumpf Grognon). Almeno credo. I puffi in tedesco non li ho mai letti. Io odiooo….

Ferie alla tedesca, alla kakanika, all’italiana

L’altro giorno lo stavamo facendo come Landeskunde in seconda: il sistema scolastico in Germania, il sabato libero, le vacanze.  Nel minitest, alla domanda “Quanto durano le vacanze estive in Germania?”, uno ha scritto sechs Jahre invece di sechs Wochen, sei anni invece di sei settimane.

Uh, ho detto io, sei anni, sai che noia.

Qualche risatella, ma anche qualcuna che diceva è vero, alla fine, in estate uno si stufa, finisce che andare a scuola gli piace.

Leggevo un articolo sulla proposta del Trentino di adottare le “ferie alla tedesca“:

Il dibattito non è affatto nuovo: nel 2007, a ricordare la parole dell’allora vicepremier Francesco Rutelli, che aveva convinto anche il ministro dell’istruzione Giuseppe Fioroni, sembrava cosa fatta. L’Italia, sosteneva Rutelli, si è fermata agli anni Sessanta, quando la vita era scandita dalla chiusura delle fabbriche e dall’obbligo della villeggiatura in agosto. Ma poi non se ne era fatto niente. E i calendari scolastici sono rimasti rigidi. Non avviene così negli altri Paesi. In Germania, che è il modello a cui si ispirano in Trentino, d’estate si sta a casa per non più di un mese e mezzo; poi c’è una pausa tra ottobre e novembre (si chiama Kartoffelferien, perché coincide con il momento della raccolta delle patate); naturalmente a Natale; ancora a febbraio, a Pasqua e infine tra maggio e giugno. Non esiste, in Germania, un calendario nazionale, ogni regione adatta le vacanze alle proprie specifiche esigenze, ma la filosofia di fondo, che si ispira a ragioni pedagogiche oltreché economiche, è quella di non lasciare gli studenti lontani dalle aule troppo a lungo e di non lasciare tutti a casa negli stessi periodi.

Le Kartoffelferien mi hanno colpito, così come al solito mi colpisce la superficialità con cui si scrivono gli articoli di giornale (cfr. qui per un caso eclatante). Leggendo così si potrebbe pensare che sia un uso ancora in voga; invece rispecchia una civiltà contadina che ovviamente è scomparsa.

In Deutschland und in der Schweiz sind die Herbstferien die ersten Ferien nach Beginn des Schuljahres. Es handelt sich in Deutschland je nach Bundesland um eine oder zwei Wochen im Oktober oder November. Die Herbstferien gingen aus den so genannten Kartoffelferien (bzw. in Bayern aus den freien Tagen an Allerheiligen/Allerseelen) hervor. Während der Kartoffelernte wurden die Bauernkinder von der Schulpflicht befreit, um auf dem heimischen Hof mitzuarbeiten.(fonte)

In Germania e in Svizzera le vacanze d’autunno sono le prime dell’anno scolastico. In Germania ammontano a una o due settimane, a seconda di ciascun Land, in ottobre o novembre. Le vacanze autunnali derivano dalle cosiddette “vacanze delle patate” (Kartoffelferien) (in Baviera dalle giornate di ferie a Ognissanti e alla Festa dei defunti). Durante la raccolta delle patate i figli dei contadini venivano esentati dall’obbligo di andare a scuola per aiutare la famiglia sui campi.

Capirai che esenzione, tapinelli.

In Kakania ricordo le Energieferien a febbraio: una settimana di chiusura per risparmiare sulle spese di riscaldamento, mi dicevano. Leggo ancora qui:

In Österreich dauern die Semesterferien eine Woche und finden im Laufe des Februar statt. Sie markieren die Hälfte des Schuljahres (vgl. Semester). Die Termine sind je nach Bundesländern unterschiedlich. Die Semesterferien sind in Österreich während der ersten Ölkrise 1973 unter dem Namen Energieferien eingeführt worden. Als Grundgedanke diente die Idee, Öl zu sparen, da beinahe alle Schulen damit beheizt wurden. Später wurden die Ferien beibehalten und zu Semesterferien umfunktioniert. Umgangssprachlich werden sie aber noch häufig Energieferien genannt.

In Austria le vacanze di fine quadrimestre durano una settimana, a febbraio. Segnano la metà dell’anno scolastico. Furono introdotte per la prima volta durante la crisi petrolifera del 1973, con il nome di Energieferien. […]

A proposito di periodi di magra, la mia amica e omologa kakanika C. mi diceva che in Kakania vorrebbero far lavorare gli insegnanti due ore in più gratis per far fronte alla crisi. Terminava l’e-mail con un minaccioso “Qui si parla addirittura di sciopero!”.