Ferienstimmung – aria di vacanza

Fe|ri|en|stim|mung, die: gelöste, heitere Stimmung, wie sie sich gewöhnlich einstellt, wenn man Ferien hat, bekommt.

Parola di Duden

Per questo e quell’altro motivo (non da ultimo gli esami da completare) qui la Ferienstimmung latita. E come latita.

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Parole senza luce

Alla faccia della “correzione collegiale”. Uno firma firma firma i compiti delle altre materie (italiano, matematica e inglese) e a malapena riesce a leggere due righe, magari rubando un minuto alla catena di montaggio firmatoria. Mi sarebbe piaciuto, invece, leggere i “temi” di italiano, pur temendo di ritrovarvi più il prof che l’alunno. E in genere di trovarvi qualcosa molto ben espresso qui:

Gli studenti italiani fin dalle scuole medie vengono costantemente sollecitati a scrivere su questioni sociali: l’immigrazione, la violenza, il disimpegno, il degrado delle periferie. Ricordo un mio alunno che mi raccontò di aver già scritto nella sua carriera scolastica una ventina di temi sulla droga tra i giovani. Non ne poteva più, ripeteva da anni la stessa solfa, come un disco incantato. Quasi quasi inizio a drogarmi, aveva detto ridendo. Il rischio è che questi temi politicamente corretti producano una scrittura astratta, generica, impersonale, che divengano la scimmiottatura di tanti articoli di fondo letti sbadatamente in classe. Si gonfiano di ragionamenti pappagalleschi, e le parole restano opache, slegate, senza luce.

Ergötzliche Nachricht

ergọ̈tzlich  è una parola bellissima. Un po’ vecchiotta, ma per me è associata a una sensazione bella. Di fiducia. Probabilmente l’avrò trovata all’università in qualche testo settecentesco e la fiducia era quella nel sapere e nel diletto (ergötzlich!) che ne derivavo.

er|gọ̈tz|lich <Adj.> (geh.): Vergnügen bereitend; vergnüglich: eine -e Geschichte.

Parola di Duden

Oggi per mio grande diletto è finita una traduzione che non mi ha dato tregua da fine gennaio, giorno e anche qualche notte, e molte albe,  oltre che tutti i fine settimana, che m’ha tolto qualche diottria e deve aver arricchito la mia collezione di capelli nivei. Ma indubbiamente ora sono contenta. Evviva! Evviva!

Il primo bacio?!

Mi appunto queste frasi per meditare sull’abisso uomo-donna:

Rossi 10 e lode per l’emozione: cacciatori di brividi, drogati di passione, ecco la domenica che serviva per rimettere il moto il cuore davanti a uno degli show più belli di sempre. Un gol che vale un mondiale a tempo scaduto, il primo bacio di una nuova storia d’amore, tuo figlio piccolo che vince una garetta di nuoto, la canzone che ti butta via di testa mentre l’auto attraversa la notte, l’ultima pagina di un libro che ti riempie gli occhi di lacrime. Così la domenica bollente di Montmelò. (da)

Wordnik

Non un dizionario, stanno proprio cercando un nome adatto per definire il “progetto” della lessicografa americana Erin MacKean:

Il nuovo servizio si chiama Wordnik e ha fatto il suo debutto online in questi giorni. Per ora sono disponibili oltre 1,7 milioni di lemmi in lingua inglese, ognuno dei quali è sempre inserito nei suoi contesti d’uso. Se per esempio si lancia la ricerca «bacon», oltre alle classiche definizioni, si può accedere a una miriade di altre informazioni: risultati in tempo reale da Twitter, immagini di Flickr, frasi famose presenti in romanzi e saggi, statistiche su quanto un lemma è utilizzato online, giochi linguistici (anagrammi, scarabeo), termini relativi (che non sono i classici sinonimi e contrari). Come su Wikipedia, gli utenti sono invitati a partecipare, segnalando nuovi termini, inserendo note, etichettando le parole: tutte le modifiche sono però supervisionate dal team di Wordnik, composto da diversi esperti di linguistica. (da)

Così se digito “sun“, escono:

– esempi da Gutenberg.org (il contesto, ragazzi, datemi il contesto!) e da Twitter
– definizioni prese da alcuni dizionari online
– la pronuncia
– sinonimi
– etimologia
– bellissime foto da Flickr, come questa

Aus, basta, Schluss, fertig, fix und fertig!

Oggi, 9 giugno 2009, finisce un viaggio iniziato il 15 settembre 2008. Si stappi  il prosecco* dell’anima!

Questi quasi nove mesi mi sembrano un miracolo, così lunghi, un baleno. Un vittorioso capitombolo al tiro alla fune contro il colosso di musica durante la festa sportiva, una pizza estenuante con la terza incontenibile, l’ultimo gelato con le colleghe preferite, una stanchezza immane.

Restano venti giorni di burocrazie ed esami. Ma il grosso è fatto, e per una volta devo ammettere di non essere stata poi così male.

*Pro|sec|co, der; -[s], -s, auch: …cchi [ital. prosecco, nach dem gleichnamigen ital. Ort]:italienischer Schaum-, Perl- od. Weißwein: drei P. (drei Gläser Prosecco) trinken.

Parola di Duden.

Scadenze

Ieri sera ho finalmente potuto permettermi un film, alla tv, ma meglio di niente (vale a dire la prassi degli ultimi tempi, solo lavoro, lavoro, lavoro).

Ho guardato con certa curiosità I giorni dell’abbandono, tratto da un romanzo che amo moltissimo. L’elemento di maggior spicco è stato sicuramente Zingaretti, un uomo che promana fascino, persino troppo tenendo conto dello sciapo “Mario” del romanzo. Zingaretti però ha controbilanciato la pallida protagonista, incarnata da una Buy che poco aveva a che fare con la mia immagine mentale di Olga: per me una moracciona con profondi occhi neri, una donna ben più incisiva, viscerale, radicale nelle sue espressioni. E’ stato triste trovarsi davanti due biglie di acciaio perennemente sgranate e quel suo capellunto mal ossigenato che non dice disperazione violenta, ma sciatteria di poco conto. Mentre il romanzo mi ha scombussolata con centrifuga a mille giri, il film m’ha persino quasi un po’ annoiato e ne salvo soltanto due scene: la morte del cane Otto, durante la quale ho dovuto dirmi con insistenza “Guarda che è un film, dai, non piangere”, e la scena in cui la Buy spacca il naso al marito fedifrago sbattendolo contro una vetrina e quasi trascina la sua concubina sotto un tram, magnifico. Ma quello che proprio non mi è andato giù è vedere una “traduttrice di libri” ai tempi di oggi che scrive su una macchina da scrivere, senza dizionari intorno, tactac, due dita, al massimo tre.

“Ce la fa a tradurlo entro Natale?”, chiede il direttore editoriale.

Sì, del 2067.