Parole senza luce

Alla faccia della “correzione collegiale”. Uno firma firma firma i compiti delle altre materie (italiano, matematica e inglese) e a malapena riesce a leggere due righe, magari rubando un minuto alla catena di montaggio firmatoria. Mi sarebbe piaciuto, invece, leggere i “temi” di italiano, pur temendo di ritrovarvi più il prof che l’alunno. E in genere di trovarvi qualcosa molto ben espresso qui:

Gli studenti italiani fin dalle scuole medie vengono costantemente sollecitati a scrivere su questioni sociali: l’immigrazione, la violenza, il disimpegno, il degrado delle periferie. Ricordo un mio alunno che mi raccontò di aver già scritto nella sua carriera scolastica una ventina di temi sulla droga tra i giovani. Non ne poteva più, ripeteva da anni la stessa solfa, come un disco incantato. Quasi quasi inizio a drogarmi, aveva detto ridendo. Il rischio è che questi temi politicamente corretti producano una scrittura astratta, generica, impersonale, che divengano la scimmiottatura di tanti articoli di fondo letti sbadatamente in classe. Si gonfiano di ragionamenti pappagalleschi, e le parole restano opache, slegate, senza luce.