Oggi…

… tra fine lezione (accompagnarli fino al cancello, ordinano. Sì…sì. Piuttoso spostarsi con agilità per evitare di venire travolti) e l’inutilissima riunione per materie, ho fatto un giretto a piedi per il non-luogo dove lavoro quest’anno. Altro che aeroporti: questo è un paese tipo far west, un grumo di case attorno alla strada che, lungo il celebre patriottico fiume, collega il centro turistico di villici rifatti alla cittadina famosa per i bellici eventi della prima guerra mondiale (viva l’Italia). Gli ambulanti stavano smontando il mercatino settimanale, verzura appassita e cassettine abbandonate, squittendo nel loro dialetto. Nessun altro in giro. I pochi locali o erano chiusi o sembravano tali. Ma ecco un raggio di sole nel deserto: la biblioteca comunale! Chiusa, va bene, ma c’è.

Ma vallo a sapere che tipo di biblioteca. Pochi più chilometri oltre, in un paesotto dove potrei finire l’anno venturo o quello successivo o forse – per la legge del precariato fisso oggi dibattuto – anche mai, il sindaco ha provveduto a eliminare il manifesto (va bene, il manifesto è proprio un manifesto) e, senti senti, la repubblica. Troppo orientata. Immaginarsi come crescono questi virgulti che si dichiarano soddisfatti di starsene nel far west (east, bisognerebbe dire qui), e del mondo se ne fregano, perché nemmeno sanno cosa sia. D’altronde, se tutto va bene crescono a gazzettino e la padania.

Ah, personalmente ringrazio quella cara leghista incinta che, sfidando ogni arduo ostacolo, è tornata in aula per far naufragare la barchetta dei precari della scuola.

La parola del giorno è il/la Piave:

La parola “Piave” è, nell’uso colloquiale e dialettale, di genere femminile. Oggi, però, l’uso prevalente (e in lingua italiana standard esclusivo) è maschile. La forma femminile viene tuttora richiamata, in alcuni casi come arcaismo, o per sottolineare un legame con la cultura locale. (da)

Si nomen omen est…

Nomen est omen, pensavo – sto guarendo e dunque non posso più rimandare la correzione dei 100 e qualcosa compiti che mi attendono, e dunque ogni tanto abbandono la morfosintassi sciaguratamente distorta e penso, divago e fantastico.  Se dopo esser cresciuta in una via dedicata al magniloquente compositore tedesco che mi fa venire la tachicardia, ma comunque grande,  se d’estate in Kakania abito nella via dedicata al ben più grande compositore morto troppo giovane,  se nella Maria-Luigianesca cittade abitavo nella via intitolata a una scrittrice piccola d’età, ma grande nella sua testimonianza,vorrà ben dire qualcosa il fatto che presto andrò a vivere in una via che prende il nome da tutt’altro?

Monticano, chi era costui? ha chiesto – non proprio con queste parole – l’impiegata dell’Energy Store (a proposito di nomi, non c’è da ammazzarsi dal ridere? Energy Store).

Monticano è un fiumiciattolo che scorre per le lande leghiste, formando tra l’altro una cascatella detta Pisson.

Trapa, graspa, sgnapa

Che si dica trapa, graspa o sgnapa, bisogna dirlo: fa miracoli con il raffreddore. Altro che aspirine, due giorni a ingoiarne e l’unico effetto è stato grovierare lo stomaco, altro che spray nasali produttori di soffocamenti.

Che poi l’altro effetto benefico è stata una certa pace d’animo nell’affrontare la correzione dei compiti delle seconde.

(Sono agli inizi della “carriera” scolastica. Immagino che nel volgere di qualche anno finalmente farò parte di un’associazione, quella degli amanti dell’alzata di gomito)

Dicono qui (ma saranno affidabili? Scrivono po’ con l’accento) che sgnapa deriva effettivamente dal tedesco, Schnaps, che a sua volta significava originariamente un boccone o un sorso rapido, come si suol fare con la grappa. E’ infatti il sostantivo da schnappen,  addentare o afferrare, agguantare.

Nuove proposte sintattiche per il tedesco

(Premessa da maestrina: in tedesco si ha una cosiddetta “inversione” quando la prima posizione di una frase principale non è occupata dal soggetto bensì da un altro elemento. Dato che nelle principali il verbo coniugato va sempre al secondo posto, il soggetto slitta al terzo posto. Sembra terribile, eh? Lo è. Agli inizi, ma poi, con il tempo – non ci avrei mai creduto nemmeno io – diventa normale. O quasi).

Allora, ragazzi, vi scrivo delle frasi contenenti errori che voi proverete a scoprire. Eccone una:

In meiner Familie wir sind 4…

Dove sta l’errore? Avete sentito parlare di inversione l’anno scorso? Cos’è un’inversione?

F. dalla penultima fila : E’ quando torni indietro con la macchina?

Facciamo il punto della situazione. Romane.

Ho il raffreddore, spero non suino, Herta Müller ha ricevuto il Nobel per la letteratura (Herta chi? Maddai, sempre questi Nobel a emeriti ignoti), un giorno dopo hanno dato un Nobel pure a Obama (Obama?! Maddai, sempre questi Nobel a emeriti noti!), la nuova casa è ancora sguarnita di tutto eccetto la solinga vecchia scrivania tornata dalla Marialuigianesca cittade, ma fra due giorni arriverà anche la vecchia libreria – insomma, il più importante c’è, no? -, invece la cucina, l’armadio e il letto slittano sempre più in là, fra moine e toni indifferenti, qualche ora fa il Deutscher Buchpreis è andato alla scrittrice Kathrin Schmidt per il suo romanzo „Du stirbst nicht“, romanzo si dice Roman e due giorni fa in terza B (Bologna, puntualizzerebbe la Collega Semantica) ho scritto alla lavagna Romane lesen tra i passatempi, ben dopo Sport treiben, fernsehen e mit dem Computer spielenRomane?, fanno loro indignati, romanzi, romanzi!, le mie sopracciglia fortunatamente hanno trovato l’attaccatura dei capelli, fanciulli miei, questo è tedesco! Ah, fanno loro, e per tre quarti rientrano nel torpore dell’ultima ora di sabato.