Fingerspitzengefühl

Le parole si incidono nella mente di chi impara una lingua se c’è un collegamento forte, una situazione, un fatto, un’emozione, sia positiva che negativa. Durante l’ultimo compito quasi tutti i ragazzi ricordavano l’espressione … hasse ich wie die Pest, perché dava loro la possibilità di esprimere bene tutta la loro avversione, aiutati anche dalla somiglianza Pest / peste (comunque meno ovvia di quanto mi aspettassi, a vedere dalle domande quando hanno incontrato l’espressione). Che poi abbiano sbagliato in molti l’espressione, scrivendo Mathe ist wie die Pest, Mathe die Pest, è un’altra questione (e qui io credo nello strutturalismo spinto).

Quando oggi ho visto la parola del Duden, Fingerspitzengefühl, c’è stato un immediato effetto madeleine: inverno 1992 o 1993, un’auletta a Ca’ Dolfin, la classe di Lettorato di tedesco 2 assiepato sui banchetti, la faccia giallastra e acida della lettrice più invisa del dipartimento, la sua aria di superiorità mentre stroncava chi secondo lei era senza speranza per la traduzione e il suo verdetto da boia inappellabile: Es geht um Fingerspitzengefühl, di “sensibilità delle punte della dita” (letteralmente), o ce l’hai o non ce ‘hai e se non ce l’hai smamma dal mio corso. Ho visto più pianti in quel corso che a un funerale.

Fin|ger|spit|zen|ge|fühl, das <o. Pl.>: Feingefühl; Einfühlungsgabe im Umgang mit Menschen und Dingen: die Verhandlungen müssen mit politischem Feingefühl geführt werden.

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