I succhi di frutta si fanno con la frutta marcia

In una giornata come oggi, poco differente dalle altre di questa lunga vacanza pasqual-elettiva, per una combinazione di cose mi torna in mente un passo del libro che ho letto qualche giorno fa:

E parliamoci subito chiaro, alfabetizzato, due cose vanno bandite per galleggiare all’inferno laico. Vergogna e morale. Se invece li possiedi, questi due scellerati difetti, allora è meglio che ti organizzi due stanze a Catanzaro o a Selva di Val Gardena. E tiri a campare dentro la truce quotidianità tutta somigliante a se stessa. Se si possiede vergogna e morale, si soccombe come le pere Spadone sotto al sole rovente. Buone per i succhi di frutta”.

“I succhi di frutta si fanno con la frutta marcia, che non lo sai Tonì?” (Roma, 11 novembre 1988, Lello Lepore, alias Percoca, imprenditore agro alimentare di un certo rilievo, a Tonino Paziente, fuori una rinomata pizzeria.)

P. Sorrentino, Hanno tutti ragione, Feltrinelli, Milano 2010, p. 293

Se non Catanzaro o la Val Gardena, vanno benissimo anche le due stanze da queste parti, sempre in culo al mondo siamo. Mentre gli altri avanzano, privi di vergogna e di morale.

3 pensieri su “I succhi di frutta si fanno con la frutta marcia

  1. Ma avanzano *dove*? questo è il punto. C’è sempre un poi, come ricorda il ritornello di una bella poesia di Yeats, che a ogni progresso possibile recita ironicamente: “And then? said Plato’s ghost”. Questa, forse, può essere una consolazione.
    (Mauro, che pratica l’esilio interiore sostituendo alla lettura di Repubblica le Enneadi di Plotino.)

  2. Caro Straffie, dici sempre cose molto belle, de consolatione philosophiae. Tuttavia io penso che questi vadano in alto, lontano, si arricchiscano, guadagnino potere, oppure, più banalmente che ti freghino le traduzioni accettando sia tariffe da schifo che trattamenti peggiori, insomma, non la vedo né filosoficamente né hollywoodianamente😀

  3. Nel 1965 a metà giugno finita la seconda media, andavo a guadagnare qualche soldo,come dirai? levando il nocciolo alle “percoche” pesche ed albicocche,10 lire a cassa naturalmente,quella alta per intenderci, frutta nella fase di maturazione e marcimento.
    In un piazzale sotto il sole a mani nude,dopo qualche ora le mani erano “masarate”.
    Sorrentino stà raccontando la mia giovinezza.

    P.S.Tutto questo a Pompei naturalmente.

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