La vaiasseide della politica italiana

Sono freschi gli articoli online sull’epiteto con cui la dimissionaria Mara (Maria Rosaria) Carfagna ha bollato la collega Alessandra Mussolini, una che va fiera del suo cognome:

«Vajassa», «serva» o «domestica» nel significato dialettale, «prostituta» per i napoletani di fine ‘800 , «donna che vive nei bassi» per i partenopei di oggi. Quale che sia l’accezione che aveva in mente, il ministro non ha certo voluto fare un complimento alla collega, ancora per poco, di partito.

Per comprendere bene etimo e accezione del termine, la migliore fonte online è l’Istituto linguistico campano, in cui si legge:

La lingua napoletana ha molti termini per dire con un nome l’attività che oggi noi chiamiamo di collaborazione familiare. Una lista certo non completa deve almeno prevedere serva, vaiassa, criata, zambracca, femmena ‘e servizzio, cammarera. In questo elenco solo quello di vaiassa sembra dare adito a incertezze, sia per quanto attiene alla sua origine, sia perché ha più d’un significato, designando al tempo stesso la sguattera sguaiata e la plebea sbraitante e rissaiola che ha per strada il proprio agone. (qui)

Sguattera sguaiata, plebea sbraitante e rissaiola per designare la Mussolini: ora, si possono aver dubbi su come la signora Carfagna sia arrivata alla posizone di ministro, ma sulla sua proprietà lessicale, no.

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