In der Türkei!

“In Turchia” – che diamine di titolo è?

Biondosvampito di 2B non è ancora tornato dalle vacanze, perché? chiedo io, sollecita insegnante, avendo già notato tre giorni di assenza, è forse malato? Voci si alzano: in crociera, in Turchia. In der Türkei, sorride Egomaniaco dal primo banco, dove l’ho relegato io, in evidente solitudine,  per curargli il mal di chiacchiera.

Bravo! Ti do un +, proprio bravo. Vedo qualche sopracciglio alzarsi, Faccettadibronzo pensa di poter cogliere la palla al balzo e ripete: In der Türkei (io mi beo, eccezione colta, dativo corretto, aaaahhhh). Troppo facile, dico spegnendogli la baldanza, ma voi non ci credete, un bel + glielo do davvero. Apro solennemente il mio quadernone dei voti e appunto.

Ragazzi, questa è una lezione da cui sono uscita con una nuova medaglia appuntata al petto: quando  l’allievo, bizzoso preadolescente  di impegno moderato, commenta naturalmente un fatterello extrascolastico in lingua, usando con spontaneità quanto è stato oggetto di addestramenti continui e tutt’altro che spontanei, quella è una giornata di vittoria.

Tutto quanto sia desiderabile per l’anno nuovo

Heinrich Heine lo scriveva alla fine del 1842, ma sono auguri che non hanno perso lo spirito e l’adattabilità:

Ich wünsche allen das wünschenswertheste: zunächst Gesundheit und ein gutes Gewissen. Ich wünsche den Dummen ein bischen Verstand und den Verständigen ein bischen Leichtsinn. Den Reichen wünsch ich ein Herz und den Armen ein Stückchen Brod das nicht getunkt in Thränen. Möge der Himmel uns bewahren vor allzuschnellen Dampfwagen, berühmten Löschanstalten, Erdbeben, baufälligen Dächern, Schiffbruch, Zahnweh, Tendenzpoesie, engen Stiefeln, ungeschickten Freunden und Feinden welche lügen.

(cfr. via a sua volta via altrui)

ovvero:

Auguro a tutti quanto sia più desiderabile: prima di tutto la salute e una coscienza tranquilla. Agli sciocchi auguro un po’ di senno e agli assennati un po’ di sconsideratezza. Ai ricchi auguro un cuore e ai poveri un tozzo di pane che non sia zuppo di lacrime. Possa il Cielo potreggerci da macchine a vapore troppo rapide, celebri istituzioni per lo spegnimento degli incendi, terremoti, tetti pericolanti, naugragi, mal di denti, poesia di tendenza, stivali stretti, amici goffi e nemici menzogneri.

Anche se Capodanno è passato da svariati giorni, questo resta il mio primo post del 2011 e per fare i migliori auguri ai miei cinque lettori (i manzoniani venticinque sarebbero già un lusso) approfitto dell’Epifania appena conclusa, l’Epifania che tutte le feste porta via, ma fortunatamente quest’anno ci lascia qualche giorno in più, a mo’ di malinconica coda.