Tutto quanto sia desiderabile per l’anno nuovo

Heinrich Heine lo scriveva alla fine del 1842, ma sono auguri che non hanno perso lo spirito e l’adattabilità:

Ich wünsche allen das wünschenswertheste: zunächst Gesundheit und ein gutes Gewissen. Ich wünsche den Dummen ein bischen Verstand und den Verständigen ein bischen Leichtsinn. Den Reichen wünsch ich ein Herz und den Armen ein Stückchen Brod das nicht getunkt in Thränen. Möge der Himmel uns bewahren vor allzuschnellen Dampfwagen, berühmten Löschanstalten, Erdbeben, baufälligen Dächern, Schiffbruch, Zahnweh, Tendenzpoesie, engen Stiefeln, ungeschickten Freunden und Feinden welche lügen.

(cfr. via a sua volta via altrui)

ovvero:

Auguro a tutti quanto sia più desiderabile: prima di tutto la salute e una coscienza tranquilla. Agli sciocchi auguro un po’ di senno e agli assennati un po’ di sconsideratezza. Ai ricchi auguro un cuore e ai poveri un tozzo di pane che non sia zuppo di lacrime. Possa il Cielo potreggerci da macchine a vapore troppo rapide, celebri istituzioni per lo spegnimento degli incendi, terremoti, tetti pericolanti, naugragi, mal di denti, poesia di tendenza, stivali stretti, amici goffi e nemici menzogneri.

Anche se Capodanno è passato da svariati giorni, questo resta il mio primo post del 2011 e per fare i migliori auguri ai miei cinque lettori (i manzoniani venticinque sarebbero già un lusso) approfitto dell’Epifania appena conclusa, l’Epifania che tutte le feste porta via, ma fortunatamente quest’anno ci lascia qualche giorno in più, a mo’ di malinconica coda.

3 pensieri su “Tutto quanto sia desiderabile per l’anno nuovo

  1. Beh io sono uno dei cinque😀 E commento solo ora perchè ieri pomeriggio ero a Stoccolma senza pc!

    Tanti auguri anche a te!

  2. Ma quanto sarà bello il tedesco del primo ottocento? Secondo me, non ha mai raggiunto né prima né dopo un simile splendore. Mi rotolo in bocca le parole di Heine assaporandole una per una, e quasi a prescindere da quel che vogliono dire. E ancor meglio sono i testi dei Lieder di Schubert, che magari non si confrontano con Goethe ma anche loro fanno percepire, nella inevitabile medietas poetica, la sublime bellezza della lingua corrente in quel particolarissimo momento. (Poi uno legge la Bild e pensa di darsi all’ispanistica, si sa.)

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