Si parte davvero

Il secondo giorno è il giorno in cui bisogna presentare le scelte fatte in base al test, all’ascolto dell’interazione orale (e a mille altri fattori che non si dicono ai corsisti e che non entreranno in nessuna pubblicazione scientifica).

Leggo invece sulle pubblicazioni scientifiche che il discente adulto va reso partecipe delle scelte del docente e così provo a fare. Spiego il perché di un volume A2 se il corso è formalmente B1, spiego come intendo dirigere il corso, introduco le tecniche cui sono affezionata (la scatola dei vocaboli, sempre sia lodata la Assirelli), esplico la struttura del libro (che però è abbastanza ignoto anche a me, ma l’esperienza qualcosa dà e mi sono premurata di dare una lunga occhiata e di appuntarmi le sezioni principali con vari post-it).

L’aula non aiuta molto a vivacizzare la situazione, siamo in un Hörsaal, un’aula per professori concionatori, banchi da università, e le cinque partecipanti che mi restano dopo la suddivisione si assiepano, tre e due, e per di più lontane da me. A volte hanno paura anche a quest’età.

Cominciamo con una lezione che a me personalmente piace molto, da innamorata della lingua: l’italiano, perché studi l’italiano, le parole più belle in italiano. Iniziamo con un sondaggino sulle attività preferite in classe da cui risulta che tutte vogliono parlare, parlare, parlare. Ho stampato un questionario trovato sul sito del libro (che è Chiaro della Hueber, ci tornerò su), le partecipanti dovrebbero intervistarsi su motivi, interessi, difficoltà e facilità della lingua italiana, ma le cose vanno a rilento e le 10.30, ovvero la pausa, arrivano troppo presto. Per dare una forma “rotonda” all’attività, mi accontento che tutte abbiano almeno un’intervista sul foglio e rimando a dopo il break la sessione plenaria.

Alla lavagna mi appunto cosa viene ritenuto facile e difficile, come sempre la grammatica viene ritenuta spinosa, mentre sul lato “facile” c’è la pronuncia. A questi livelli in effetti gli errori di produzione di suoni sono limitati, è un sollievo non dover sentire dire “ciacierare”.

C’è da annotare un certo grado di soporiferume. La donna-albergo (d’ora in poi Albergo) sbadiglia. Le due anzianotte (d’ora in poi Sperduta 1 e Sperduta 2) sono incantevolmente perse, una coppia di sperdute amanti dell’italiano. La donna-mistero (d’ora in poi Mistero) e la donna-volevo-studiare-spagnolo-ma-il-corso-non-è-partito (d’ora in poi Neolatina) sono calme fino a livello valium. Anche le attività di lettura individuale e discussione dei contenuti procedono nella quiete quasi mortale. Ovviamente in questi casi mi sento in colpa come una ladra: chi ha rubato l’allegria da questa stanza?!

Quando arrivano le 12.30 e io assegno due paginette di compiti, chiarendo che non sono obbligatori, tiro un sospiro di sollievo.

C’è da lavorare per riportare vita in questo obitorio.

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