Grazie, dialogo a zig-zag

Giovedì. Dato che formalmente uso un libro “facile” e che sulla carta le mie studentesse sanno tutto, e in effetti la maggior parte di loro avrà fatto gli stessi argomenti solo quelle 5-6000 volte, già martedì le avevo invitate a studiarsi gli argomenti delle dieci lezioni proposte dal libro di testo e scegliere quali temi suscitavano maggiormente il loro interesse. Personalmente avevo pensato di tornare per l’ennesima volta sulla differenza tra passato prossimo e imperfetto, un aspetto grammaticale che i madrelingua tedeschi non riescono a padroneggiare alla perfezione nemmeno a livelli molto alti di competenza, e di trattare il futuro, come richiesto da Neolatina.  Poi ho fatto un piccolo sondaggio e il futuro risultava in quasi tutte le preferenze espresse, insieme alla cucina. Il passato non se l’è filato nessuno e così l’ho lasciato da parte nel programma.

Ripensandoci, è una liberazione non dover tornare di nuovo sul passato ed è più stimolante preparare temi che non ho incontrato così spesso. Per le altre opzioni espresse, sarà difficile proprio riuscire a fare granché, in due settimane fare quattro lezioni è già un’impresa. Soprattutto è molto meglio tenersi larghi con il programma sul libro – che in fondo è una copertina di Linus – e non dimenticare tutte quelle attività di contorno, soprattutto quelle comunicative, di cui gli studenti sono affamati e che fanno la differenza rispetto a “scuola”.

Queste attività vogliono il loro tempo. Tra l’altro ne richiedono molto anche a livello di preparazione ed è forse per questo che a volte un(‘)insegnante potrebbe non essere così pronto nell’offrirne. Ci vuole tempo per trovare le attività giuste, che abbiano un senso con quanto viene trattato a livello di funzioni comunicative, lessico e/o grammatica, per preparare spesso fotocopie, cartoncini e altro materiale. Gli anni scorsi mi sono prodigata di più e bisogna dire che il ritorno in termini di soddisfazione da parte dei corsisti è appagante.

Oggi abbiamo parlato dei media, dei giornali (associogramma!), di come ci si informa, con discussione plenaria, lettura di testi e lavori a coppie (oggi è arrivata la dolcissima Dermatologa, ora siamo in numero pari, sei), oltre a trattare gli avverbi, la differenza tra aggettivi e avverbi e il comparativo di maggioranza e minoranza, nella fattispecie la fastidiosissima alternanza “di”/”che”. Molto meglio il tedesco che ha solo “als” e morta là. D’altra parte sono stata estremamente completa nel trattare la differenza e forse le ho un po’ soverchiate.

Ma ciò che mi ha salvato la giornata e di sicuro mi ha fatto acquisire i “punti” di cui avevo bisogno è stato lo Zickzackdialog alla fine della lezione: me lo insegno la Nardarancia e in effetti è una tecnica efficacissima:

Ein Zickzack-Dialog ist eine Übungsform zur mündlichen Interaktion im Fremdsprachenunterricht. Er eignet sich zum Einüben von Diskursroutinen, besonders solchen zur Verständnissicherung. Diese Übungsform regt auch sonst weniger aktive Schüler durch sanften Gruppendruck zur mündlichen Interaktion an.

  • Die Klasse erhält als Aufgabe eine Dialogsituation zwischen zwei Personen. (Z. B. “Du bist umgezogen und stellst dich bei deinem Nachbarn vor.”) Es ist sicherzustellen, dass die Situation von allen Teilnehmern verstanden wird.
  • Die Klasse wird in zwei gleichgroße Gruppen (A und B) aufgeteilt. Die Gruppenmitglieder sitzen oder stehen sich in zwei Reihen gegenüber.
  • Jede Gruppe übernimmt nun eine Rolle des Dialogs. (Im Beispiel: Gruppe A ist “du” und Gruppe B “dein Nachbar”)
  • Der erste Schüler in Gruppe A (A1) beginnt den Dialog, der erste Schüler in Gruppe B (B1) reagiert auf die Äußerung von A1. Auf seine Äußerung reagiert wiederum A2, darauf B2 usw. Auf die Reaktion des letzten Schülers in Gruppe B reagiert wieder der erste in Gruppe A.
  • Die Lehrkraft achtet weniger auf die Korrektur sprachlicher Fehler als darauf, dass die Schüler nicht aus der Rolle fallen. (Quelle: wiki.zum.de)

Invece ovviamente la Sperduta 1, lei e la sua grossa bocca storta dipinta di fucsia, non faceva che scivolare via dal suo ruolo, perché, per dare più pepe al dialogo incrociato, avevo detto alle fautrici del Web di propugnare la causa del giornale cartaceo e il contrario, e lei, residuo bellico, è più che affezionata al suo giornaletto locale. Il risultato è stato parecchio divertente e le ragazze sono uscite contente. Nardarancia, tu non lo saprai mai, ma grazie.

Domani mi aspetta il futuro. Grammaticalmente parlando, eh.

Oggi il Kollega Siculo-Carinziano ha salutato dicendo: “Ci si vede domani. No?” (come “No?”, brutto menagramo, ho pensato io) “E se non ci si vede, si accende la luce.” Ha uno spirito tutto suo, questo.

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