Quel che diceva davvero Seneca

Sul supplemento domenicale del Sole 24 Ore ieri Ravasi parlava di insegnamento.

C’è un duplice vantaggio nell’insegnare, perché, mentre si insegna, si impara.

Tra pochi giorni cominceremo ad avere accanto sui treni o sugli autobus le torme dei ragazzi che s’avviano rassegnati a trascorrere la loro mattinata sui banchi di scuola. Hai un bel dire a loro che non scholae sed vitae discimus, e cioè che quella fatica non è per gli esami ma per la vita. In verità, la frase originaria di Seneca era antitetica: Non vitae sed scholae discimus, realisticamente convinto com’era che spesso dalla scuola non si cava molto. E’ ancora a lui e alle Lettere a Lucilio che ho attinto l’aforisma odierno, dedicandolo ai nostri lettori che sono insegnanti. Anch’io ho passato buona parte della mia vita da docente: è vero, insegnando non solo chiariamo e approfondiamo, ma spesso procediamo ulteriormente, col discepolo, nella conoscenza. Diceva Roland Barthes: “Vi è un’età in cui si insegna ciò che si sa; ma poi ne viene un’altra in cui si insegna ciò che non si sa, e questo si chiama cercare.”

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