Non faccio in tempo a…

… riprendere fiato dal periodo kakaniko che, per un attimo di acuta disperazione da mancanza di prospettive lavorative, mi ritrovo catapultata in Germania.

Mi ritrovo a far la spesa all’Edeka e a spendere 4 € per una microbottiglia di olio italiano (questa è la vera mancanza per me, il caffè non mi fa nulla), a guardare intenerita bambine bionde con le calzette a rose camminare felici e fiere con la loro enorme Schultüte , a girare per strade a me ignote sperando nella mia memoria visiva per tornare da dove sono partita, ad ascoltare intorno a me un dialetto stupefacente, a mozzicarmi la lingua ogni volta che mi viene da usare espressioni kakanike come heuer e a ricordare che qui non c’è Apfelsaft gespritzt ma Apfelschorle, a telefonare da un cellulare tedesco e a ragionare su quale Bahncard è più vantaggiosa per il mio futuro stretto rapporto con le ferrovie tedesche.

A quasi quarant’anni, mi butto in un’avventura che forse abbisognava di più energie e sicuramente di una italiana davvero temperamentvoll. Mi trovo in quello che avrebbe dovuto essere un monolocale e io penso sia piuttosto un microlocale, ancora più squallido del Mozartheim, che almeno – in condizioni felici per la Jalousie – mi regalava i più bei tramonti dell’universo. Sehnsucht nach Kakanien, mi ascolto la radio austriaca online per molcere il dolore.

Ma niente molce l’Heimweh e la mancanza di casa mia, la mia casa con le mie cose e le mie cause. La mancanza di un punto fisso nell’universo che sia mio e che mi dia protezione. L’unico punto fisso che ho insieme alla famiglia, e ora sono partita da ambedue, non so se per egoismo o per leggerezza.

D’altronde, questo è il bello di certi animi sempre scontenti: stanno a casa e hanno Fernweh. Vanno via e hanno Heimweh.

Fern·weh n (-[e]s) desiderio m di viaggiare in paesi lontani.

Heim·weh n (-[e]s) nostalgia f (di casa)

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