Di solito si dice…

aller Anfang ist schwer, ma pian piano, la matassa si districa, le difficoltà si appianano ecc. ecc.

Qui invece le cose peggiorano. Accidenti. Il lavoro consta di un imponente apparato segretariale-markettaro, ovvero: devo sollecitare famiglia per famiglia la spedizione del figliolo o della figliola al corso, gratuito, offerto dal Ministero Affari Non Interni. Ho comprato una SIM-card a tal uopo, ma dentro il loculo che mi ospita a 300 euro/mese non c’è copertura. Quindi sono costretta ad andare al parco, venerdì il tempo era gradevole e al massimo sembravo una segretaria fuori posto, con la panchina coperta di schede di iscrizione e registri di quella nefanda della mia predecessora. Oggi, dopo che aveva piovuto e mi sono dovuta sedere su una panchina bagnata, e sotto un cielo ancora grigio, probabilmente davo un’altra impressione. Verso le sei e mezza ho dovuto darmi per vinta, la biro ha smesso di funzionare e le dita erano aggricciate. Sì, der Sommer ist vorbei. Mi sono alzata con un pesante sospiro (mi mancano ancora una sessantina di genitori, tra nuovi e quelli che bisogna richiamare perché dava sempre libero o c’era la segreteria) e sono andata a comprarmi la carta igienica all’Edeka.

Nel pomeriggio ho tenuto la prima lezione a bambini (che per inciso erano ben due; ore e ore di telefonate buttate dove andrà la carta igienica…). Un mestiere per cui non ho alcuna qualifica e non ho nemmeno esperienza. Cosa che ho cercato di far presente a quel mostro di correttezza formale del preside dell’Ufficio scolastico dell’alta istituzione da cui dipendo (finché dura, finché dura, mantra). L’ha buttata sulla faciloneria, come è tipico di questo paese ridicolo da cui provengo. Certo, se lui, insegnante degli ultimi anni di liceo dovesse insegnare ai bambini, si metterebbe lì con pazienza…Ti metteresti lì con pazienza??! Se ti sente una laureata in scienze dell’educazione ti prende a scapaccioni, e a ragione. Soltanto girando vagamente in Internet sui siti che parlano di come insegnare a scrivere, mi è venuto un magone infinito. Questi si accapigliano, espertoni in psicopedagogiainfantileevolutivachenesò, stampatello corsivo, questo  o quel metodo, oggi la tizia che ho affiancato ai bambini bisognosi di Förderung non diceva le lettere come le ho imparate io, a – be -tze… no, soltanto il fonema puro e semplice, b, c…Io ero fuori di me dalla confusione: oddio, è sbagliato insegnare l’alfabeto? Si rovinano testoline? E che scrittura devo usare? E soprattutto: che ne so io di cosa passa in queste testoline plastiche?

L’errore sta a monte, ed è mio. Sono stata facilona anche io, confortando il fatto che tutto sommato sono un’italiana e sconfortandomi nella speranza di essere più tedesca che italiana. Ho accettato un posto che sapevo sarebbe stato per metà inadatto a me. Speravo nell’altra metà, non sapendo che è un disastro. Ragazzini cui non interessa affatto se un ministero del paese da cui provengono i loro genitori prezzola insegnanti affinché si mantengano i contatti con la madrepatria. (Che poi secondo me è una scusa per pagare spropositi appunto a questi simpatici presidi)  Ma lasciamoli integrare felicemente in questo paese. Anche se la Angie ha detto che il Multikulti è fallito. Lasciamoli dimenticare questo paese farsesco e superficiale. Lasciamoli nel loro dialetto, nelle loro vecchie idee di un bel paese con la nonna e la cugina e il cugino di ottavo grado e il mare e la mozzarella e la granita e le consonanti tutte sbagliate…

2 pensieri su “Di solito si dice…

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