Hegel

Sulla facciata laterale della stazione di Stoccarda lampeggia una scritta di G.W.E. Hegel (che a Stoccarda ci è nato):

…daß diese Furcht zu irren schon der Irrtum selbst ist.

… che questo timore di errare è già l’errore in sé.

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Se aspetto…

… di aver l’agio di scrivere un post ammodo, campa cavallo, posso anche seppellire il blog. E allora, via, trascriviamoci qualche annotazione volante.

Per fare il riassunto delle puntate precedenti, andiamo al sodo: lavoro in Germania dal 13 di settembre e mi sembra di essere invecchiata di una dozzina di anni. Dal 13 di settembre a oggi non ho avuto un attimo di requie, i problemi si sormontano, la lista delle cose da fare mi cresce di notte, di aiuti ne ho ricevuti pochi e poco utili e sì che non faccio che chiedere aiuto da tutte le parti e a ogni momento (e per me, individualista spinta, è uno smacco e un dolore), mi sembra di lavorare ventiquattro ore su ventiquattro e non faccio una bella dormita da tempi che mi paiono immemorabili, non capisco ancora come impostare decentemente il lavoro perché devo ancora riuscire a tenere in piedi tutti i corsi, le scadenze mi stanno cadendo addosso, passo quasi tutto il mio tempo a ricercare una camera in WG o un miniappartamento, ma c’è sempre qualcosa che non va, vivo in un Gästehaus tristarello e caro come il male a Stoccarda, mentre le scuole dove lavoro sono a Reutlingen e a Ulm, non proprio dietro l’angolo, vivo praticamente sulle ferrovie tedesche, ci mangio, ci leggo, ci dormicchio, mi ci trucco (anche se ormai ne ho sempre meno voglia) e una volta mi sono anche tolta lo smalto delle unghie, dopo aver comprato al volo acetone e cotone.

Oggi una signora anziana a Ulm, vedendomi consultare la carte dei trasporti, mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto. L’ho ringraziata e le ho detto che pensavo di sapere come arrivare alla mia meta, che stavo valutando alternative… Mi ha detto, con due occhi azzurri ancora vivaci e un sorriso radioso, che ha quasi novant’anni e che è sehr mit ihrem Leben zufrieden, molto soddisfatta della sua vita, e si vedeva, e francamente l’ho invidiata molto.