Giovedì

Questa mattina c’è una notizia solare: mi hanno pagato lo stipendio di ottobre!!! Ciò che in Italia mi pareva normale, e succedeva verso il 23 del mese, qui è stato lungamente agognato e atteso e quando succede, con due settimanine di ritardo, mi pare un dono del Cielo.

Quando lavoro il pomeriggio, potrebbe sembrare che io abbia tutta la mattina libera. Ma basta svegliarsi un po’ più tardi e dover sbrigare le solite telefonate e e-mail (all’ufficio, a qualche genitore, a colleghi) e la mattina se n’è bella che volata. Tra l’altro, seguendo il filo delle mie giornate, è visibile la mancanza di un elemento pressoché ineludibile: la spesa. E non è un elemento non menzionato perché troppo prosastico, è che non ho mai tempo di fare la spesa. Di solito mi nutro di panini comprati al volo in un qualche esercizio alla stazione (stazione di Reutlingen, di Stoccarda, di Ulm). Anzi, è diventato il mio pasto principale, tant’è che ora, a vedere i panini nelle teche, mi sale la nausea in gola.

Dunque oggi mi metto di buzzo buono e vado (squilli di trombe!) a fare la spesa. Compro anche materiale per farmi i panini da me, tanto per cambiare un po’. Così però faccio tardi e devo nuovamente scappare, U-Bahn e treno incalzano. Di solito mercoledì, giovedì e venerdì prendo il treno per Lindau delle 12.02, pregando fervidamente che non ci siano ritardi grossi. Un qualche ritardino è tollerabile. In treno cerco di prepararmi. A telefonare (e telefono per lavoro, visto che questo posto prevede  continue chiamate) ho rinunciato, la linea viene e va. A volte semplicemente guardo il paesaggio, inebetita, e penso vagamente “Che ci faccio qui?”.

Il giovedì mi dà grosse preoccupazioni, perché il secondo corso è semivuoto. Il primo è una Arbeitsgemeinschaft abbastanza buona, almeno hanno tutti lo stesso livello (zero) e una discreta voglia di fare (discreta, sia chiaro, preferirebbero fare a braccio di ferro e giocare a rincorrersi tutto il tempo).

Ma al secondo corso ho solo quattro persone e mai una volta che siano tutte insieme. Questo sarà presto una gran bella gatta da pelare, anzi, quella che verrà spelacchiata sono io. Dal capo.

Quando finisco, mi trattengo nella squallida aula a fare telefonate in giro ma non risolvo molto. Alle cinque è già buio pesto. Ulm è fredda e ostile, pago il sovrapprezzo e prendo l’ICE prima che è molto più confortevole e rapido del solito lumacoso regionale e arrivo a casa ben mezz’ora prima.

Mi sostiene solo il conforto di sapere che so come pagare l’ostello per il prossimo mese.

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