Venerdì

Venerdì le forze sono già ridotte al lumicino. E oggi, per tornare agli insani ritmi pre-vacanze, quando infilavo ogni giorno almeno una o due camere da visitare (perché io cerco sempre e ancora casa, e a Ulm), ho appuntamento alle undici con una coppia di anziani signori, conosciuti per tramite di un’altra dama che avevo incontrato per vedere il suo appartamento da affittare (ha tutta una palazzina in centro a Ulm, la dama, palazzina comprata dal nonno o bisnonno. La cosa non è andata a buon fine, come al solito perché non ho saputo mentire bene sulla durata del mio soggiorno. D’altronde, l’appartamento veniva affittato completamente vuoto, persino le lampade avrei dovuto comprarmi, e questo è francamente un po’ troppo sia a livello di spesa che di tempo). La sorella della moglie è passata a miglior alloggio, leggi: ospizio, e loro cercano di affittare l’appartamento. Lo fanno da veri signori, i primi veri signori che io abbia conosciuto qui in Germania: senza fretta, senza brame venali, con una cortesia di altri tempi. Mi vengono a prendere in auto alla stazione e mi portano poi a Söflingen, il quartiere di Ulm dove si trova la scuola in cui lavoro nel pomeriggio. Chiacchieriamo pacificamente del più e del meno. Di affitto mi chiedono per un appartamento di 74 mq quanto altri sono capaci di chiedere per una cameretta di 10 o quanto una infida collega è capace di chiedere per un loculo asfittico e umido. Ovviamente l’inghippo c’è: è sull’Eselsberg, un po’ fuori rispetto al centro, bel collegato ma ormai speravo nella camera centrale, speravo di ridurre drasticamente il tempo passato sui mezzi pubblici…

I corsi del venerdì vanno bene. Tenendo conto delle premesse, dell’utenza e di tutti gli annessi e connessi (età della stupidera, voglia scarsa da parte dei ragazzetti, una certa inesperienza dell’insegnante) vanno bene. Posso conchiudere felicemente la settimana. Senonché nel mio retrocervello sempre ingombro so che ho quella gatta da pelare del giovedì…Ma cerco di non pensarci. Lo farò domani. Domani è un altro giorno, penso mentre entro nella brutta stazione di Ulm con il suo corredo di beoni, barboni e punkoni, gli sputi per terra, la scomposta folla del venerdì sera di persone che – beate loro – vanno a casa con il loro valigino.

Io arrivo all’ostello verso le otto e mezza, dopo essere passata al volo al Rewe di Marienplatz, perché non ho più olio. E senza olio un’italiana che fa?!

Bilancio della settimana tipo in questo periodo.

Vivo a Stoccarda e lavoro due giorni a Reutlingen e tre a Ulm, dunque in una settimana mi faccio circa 720 chilometri di treni, ne prendo ben due al giorno. Poi prendo dieci volte la metropolitana, quattro volte il bus, sei volte il tram. Mi trascino dietro palate di libri, fotocopie, immagini, giochini, registri e scartoffie, dato che non ho una sede fissa ma lavoro in quattro scuole diverse, facendo almeno tre tipi di lezioni. 1. Tandemunterricht: una bella formuletta per dire “sostegno”, e per sovammercato, sostegno a livello di scuola primaria (quando chiedevo di insegnare inglese alle elementari, nisba, per questi inciuci invece lo spazio c’è). 2. Arbeitsgemeinschaften: corsi scelti liberamente in orario post-meridiano, in cui ho sia “italiani” che tedescofoni. Data la mancanza di obbligo, sono i cosi più rognosi (ma l’ho capito troppo tardi), perché i ragazzetti vengono e non vengono e quindi ogni volta o quasi si ricomincia daccapo, non annullano l’iscrizione, quindi è impossibile capire con quante persone effettivamente si sta lavorando, il clima è spesso quello dello sfrenato nullafacentismo e a volte i livelli sono così crassamente disomogenei che anche lavorare per gruppi è un incubo. 3. Corsi di lingua e cultura italiana, riservati ad alunni di origine italiana. E questi meritano tutto un discorso a parte che farò.
Senza contare che mi sono inventata preparatrice ai corsi CILS dell’Università per Stranieri di Siena – acquistando libri a miei costi, ovviamente – per coloro che desiderano le certificazioni ulteriori rispetto a quelle previste da accordi tra l’ente prestigioso per cui lavoro e il Baden-Württemberg, il prestigioso Land in cui opero.

Se non esco pazza prima di Natale, sono brava.

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