Guten Morgen miteeeeeinaaaaaander

Oggi è stata una giornata pesantissima che mi vede partire da Stoccarda, dalla porta dell’ostellaccio, prima delle otto del mattino e tornare dopo le otto di sera. Da lunedì prossimo, poi, mi sono messa una seconda ora e dunque dovrò partire ancora prima, ma era l’unico modo per avere almeno un pomeriggio libero a settimana, il che mi pare ormai una conquista degna dello sbarco sulla Luna.

Alla scuola a Reutlingen ho così fissato due sole classi per tutte le otto “ore”, e scrivo ore tra virgolette perché sul mio contratto c’è scritto che sono sei ore (di 60 minuti), ma i tedeschi hanno ore di 45 minuti e dunque ne devo fare otto, otto Unterrichtseinheiten, potremmo dire, unità di lezione. Lavoro in una Förderungsgruppe, un gruppetto di bambini di prima e di seconda che vengono tolti alle loro classi due ore al giorni e messi in un’auletta a … recuperare quel che non sanno, almeno formalmente, a lasciare in pace quelli normodotati, potrebbe essere insinuato.

Per me la cosa più penosa in assoluto è il modo in cui le classi si salutano. Nella Förderungsgruppe si inizia mettendo le seggioline in cerchio e così è difficile sottrarsi, allora faccio un po’ come i calciatori prima di una partita: muovo le labbra senza alcuna convinzione. Perché gli scolari teutonici si salutano, costretti dalla maestra, con un tristissimo cantilenante Guten Morgen miteeeeeinaaaaaander* che mi rende felice di non essere mai nata sotto un regime fascista o, anche oggi, in qualche paese fondamentalista.

“Rallegrati” da questo spontaneo saluto, si può iniziare. Ho colto da indizi vari – non ho avuto modo di godere di tanta organizzazione – che gli insegnanti di classe consegnano agli allievi di lunedì una fotocopia con il Wochenplan, il piano della settimana, dove c’è scritto punto per punto cosa devono fare. Mirabile. E impensabile in Italia, immagino. Ma nella Förderungsgruppe mi sa che i bambini siano ritenuti dalla docente incapaci di comprendere i rudimenti dell’organizzazione tedesca (tant’è che sono tutti di origine straniera, a parte i tre italiani, ci sono due turchi e un altro bambino che direi di area magrebina) e comunque non sanno leggere, quindi il problema si risolve da sé.

Già, a me ancora viene la pelle d’oca quando mi trovo a dover spiegare a qualcuno come si legge, a me che leggere sembra naturale come respirare. Ma ho accettato la bicicletta, anche se totalmente sbagliata per le mie dimensioni, e ora pedalo.

* letteralmente: Buona mattina l’uno con l’altro.

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