Un anormale sabato di lavoro

Eh be’, uno dice: E’ sabato, ti riposerai.

Mi sembra di averla già detta, letta e pensata, questa. Ma nemmeno oggi è andata così.

Avevamo consiglio e corso di aggiornamento dalle nove alle quattro. Non mi lamento, per una volta è stata organizzato qualcosa di utile, in cui ho finalmente raccolto in modo organico dicerie, appunti sparsi, idee confuse. Era un corso sulle certificazioni che gli insegnanti di italiano del prestigioso ente offrono in collaborazione con le scuole del Baden-Württemberg, a livello A1 del Quadro di riferimento europeo per le lingue nella nona classe (che corrisponde alla nostra prima superiore) della Hauptschule (che non ha corrispettivi, è la scuola dove gli insegnanti tedeschi ammassano chi ritengono incapace) e a livello B1 per gli allievi della decima classe della Realschule (più o meno una scuola superiore di stampo tecnico, e dico molto “più o meno”; è la scuola dove vanno quelli che non sono bravi come i ginnasiasti ma non stupidi come quelli della Hauptschule), del Gymnasium (più o meno il liceo, al liceo ci va chi è reputato valido) e delle Berufsschulen (scuole professionali, di queste mi manca ancora un inquadramento concettuale).

La parte di workshop è stata la migliore, quella di riepilogo e riassunto in plenaria, con una sessantina di insegnanti assiepati, è ovviamente svaccata da un brusio ancora tollerabile a un baccano mostruoso. E soprattutto, come è tradizione italiana, si è discusso e dibattuto su elementi del tipo “i ragazzi che portano i cartellini promemoria alla presentazione orale quanti cartellini al massimo possono portare? quante parole posso esservi scritte?” senza chiaramente raggiungere una norma condivisa. Questo significa che agli esami ogni esaminatore farà come gli pare e che buona parte degli intenti di questa giornata sono naugragati. Amen.

Finito il lavoro, erano ormai quasi le cinque, ho acchiappato una collega di Stoccarda e siamo andate un po’ in giro. Io a dire il vero avevo una voglia insana di pizza fatta a regola d’arte, ci siamo infilate in una “Trattoria al corso” nella Calwer Strasse e ovviamente, paragonata al trancio di pizza del pizzarolo della stazione, mi è parso il paradiso.

A Stoccarda non fa nemmeno ancora così tanto freddo, stanno montando il Weihnachtsmarkt nella corte dell’Altes Schloss e i chioschetti di vin brulè, caffè e dolcetti vicini al Neues Schloss che fan da contorno alla pistina da pattinaggio erano pieni zeppi di stoccardesi furiosamente chiacchieranti.

Non vedo l’ora che sia il 24 dicembre.

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