Ti richiamo il giorno di San Giammai

Sono francamente stufa marcia di telefonare a genitori di origine italiana, madri tedesche sposate con uomini di origine italiana, madri tedesche che erano sposate con uomini di origine italiana, madri tedesche sospettose che il marito italiano se la faccia con altre, madri italiane ansiose e maligne, madri italiane ignoranti, madri, padri, figli di qualunque fatta e sorta, per raccattare allievi. Sono stufa di sentire ragazzetti che dicono kein Bock (un cazzo di voglia, direi con traduzione disinvolta) o, peggio ancora, gli indecisi, non so se ho voglia, non so se ho voglia, non so…Ritelefono (sì, il giorno di San Giammai*)

*Sankt Nimmerlein ist ein erfundener Heiligenname, der umgangssprachlich verwendet wird, um nach ihm einen Termin zu benennen (den „Sankt-Nimmerleins-Tag“), der niemals eintreten wird.

San Giammai è il nome inventato di un santo, espressione che viene usata colloquialmente (il giorno di San Giammai) per indicare una scadenza che non verrà mai mantenuta.

Annunci

I problemi delle penne

Mi rendo conto che non c’è oggetto scolastico più linguisticamente problematico della penna. Una penna, che sembra così innocua! Una normale penna a sfera, una bic, una biro!

Bene. Se lo insegno in Italia, evito sempre di dire che la parolona Kugelschreiber viene solitamente abbreviata in Kuli perché non sopporto le risatelle continue che accompagnano la scoperta.

Ora mi trovo ragazzetti che ridono davanti alla parola “penna”. E ora che succede? Bene. Se la loro penna agli orecchi italiani suona come il plurale di una parola facilmente intuibile, “penna” agli orecchi tedeschi suona come Penner, barbone, senzatetto, povero disgraziato degno del dileggio studentedesco.

Ilarità assicurata.

Parole che iniziano con…

Stamane il dio delle coincidenze era benevolo e mi ha permesso di prendere al volo il bus 4, riuscendo io così ad arrivare persino cinque minuti prima della campanella delle otto. Il che, partendo da Stoccarda (60 chilometri di strade ferrate) con il treno delle 6.52, non è male.

Così mi è toccato cuccarmi il Guten Morgen miteinander che tanto mi deprime e per di più c’era anche l’insegnante di sostegno, così in classe c’erano quasi più insegnanti che allievi. (Elemento ben fastidioso, visto che mi è stato detto che dovevo venire per forza la mattina perché la tizia veniva il pomeriggio, per evitare sovraffollamenti. Ovviamente non si sono presi la briga di avvertirmi di eventuali cambiamenti. Ma si sa, Lehrkraft, “forza insegnante”, gratis e spostabile come si vuole, sono).

L’insegnante pensa di risolvere il problema che hanno alcuni allievi nel riconoscere le lettere dell’alfabeto facendo giochini come: Trova una parola che inizia per… e fin qui…Poi però ci aggiunge l’effetto serpentone: Trova una parola che inizia per l’ultima lettera della parola detta da chi ti precede. E qui iniziano i cavoli amari, perché ad un tratto ci si rende tutti conti che la maggior parte delle parole tedesche finiscono con la “e”, ma non è che la maggior parte delle parole tedesche inizia con la “e”.

Purtroppo mi hanno coinvolta in questo gioco demente e mi sono trovata a dire Emotion (che nessun bambino ha capito) e mi sono trattenuta dal dire Elfenbein, avorio, che avrebbe sicuramente gettato scompiglio nel cervellino dei ragazzetti. Però mi è pure scappato un Roman, romanzo, che l’insegnante di sostegno si è premurata di spiegare.

Ovviamente avevo la testa piena di termini tecnici di critica letteraria o termini desueti e tutt’altro che quotidiani, a rivelare che io il tedesco l’ho imparato prima di tutto sui libri e poi nel quotidiano. So ist es halt.

Ma il pomeriggio ero libera, liberaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Guten Morgen miteeeeeinaaaaaander

Oggi è stata una giornata pesantissima che mi vede partire da Stoccarda, dalla porta dell’ostellaccio, prima delle otto del mattino e tornare dopo le otto di sera. Da lunedì prossimo, poi, mi sono messa una seconda ora e dunque dovrò partire ancora prima, ma era l’unico modo per avere almeno un pomeriggio libero a settimana, il che mi pare ormai una conquista degna dello sbarco sulla Luna.

Alla scuola a Reutlingen ho così fissato due sole classi per tutte le otto “ore”, e scrivo ore tra virgolette perché sul mio contratto c’è scritto che sono sei ore (di 60 minuti), ma i tedeschi hanno ore di 45 minuti e dunque ne devo fare otto, otto Unterrichtseinheiten, potremmo dire, unità di lezione. Lavoro in una Förderungsgruppe, un gruppetto di bambini di prima e di seconda che vengono tolti alle loro classi due ore al giorni e messi in un’auletta a … recuperare quel che non sanno, almeno formalmente, a lasciare in pace quelli normodotati, potrebbe essere insinuato.

Per me la cosa più penosa in assoluto è il modo in cui le classi si salutano. Nella Förderungsgruppe si inizia mettendo le seggioline in cerchio e così è difficile sottrarsi, allora faccio un po’ come i calciatori prima di una partita: muovo le labbra senza alcuna convinzione. Perché gli scolari teutonici si salutano, costretti dalla maestra, con un tristissimo cantilenante Guten Morgen miteeeeeinaaaaaander* che mi rende felice di non essere mai nata sotto un regime fascista o, anche oggi, in qualche paese fondamentalista.

“Rallegrati” da questo spontaneo saluto, si può iniziare. Ho colto da indizi vari – non ho avuto modo di godere di tanta organizzazione – che gli insegnanti di classe consegnano agli allievi di lunedì una fotocopia con il Wochenplan, il piano della settimana, dove c’è scritto punto per punto cosa devono fare. Mirabile. E impensabile in Italia, immagino. Ma nella Förderungsgruppe mi sa che i bambini siano ritenuti dalla docente incapaci di comprendere i rudimenti dell’organizzazione tedesca (tant’è che sono tutti di origine straniera, a parte i tre italiani, ci sono due turchi e un altro bambino che direi di area magrebina) e comunque non sanno leggere, quindi il problema si risolve da sé.

Già, a me ancora viene la pelle d’oca quando mi trovo a dover spiegare a qualcuno come si legge, a me che leggere sembra naturale come respirare. Ma ho accettato la bicicletta, anche se totalmente sbagliata per le mie dimensioni, e ora pedalo.

* letteralmente: Buona mattina l’uno con l’altro.

Amicizie

Vogliamo parlare di sentimenti? (tanto per non pensare almeno per dieci minuti a tutte le scartoffie che mi stanno guastando irreparabilmente l’intera domenica)

Sentimenti e politica, un connubio interessante e che non può non esserci in qualunque luogo, perché la politica la fanno le persone e le persone non sono teorie semoventi. Ma il connubio è particolarmente succulento per i giornali che si pascono di coppie famose, coppie al potere, legali o meno, possibilmente meno, perchè un che di extramatrimoniale o postmatrimoniale aumenta i click.

Per esempio, oggi si parla del politico tedesco Oskar Lafontaine che, secondo i giornali italiani, ha ammesso la sua relazione extraconiugale con la bella compagna di partito Sahra Wagenknecht (casualmente di ventisei anni più giovane).

Ma parliamo di traduzione dei sentimenti. Leggo sui giornali italiani queste frasi:

“Da qualche tempo vivo separato (dalla moglie, ndr) e da un certo tempo sono molto legato a Sahra” (La Repubblica)

«Sono separato da un po’ di tempo, e Sahra è la mia partner», ha detto lui al termine di una conferenza della Linke a Saarbrucken. (Il Corriere)

E che ha detto Lafontaine in tedesco?

“Ich lebe seit einiger Zeit getrennt und bin mit Sahra eng befreundet. Das war’s dann auch. Mehr hab’ ich dazu nicht zu sagen“ (Berliner Morgenpost)

Da qualche tempo vivo separato e sono legato a Sahra da una intima amicizia. Questo è quanto. Non ho altro da dire in tema. (mia traduzione)

E’ vero che in tedesco “mein Freund”, “meine Freundin” significano “il mio amico, la mia amica”, ma a seconda del contesto anche “il mio ragazzo/a”, ma forse un 68enne direbbe “meine Freundin” in questo senso? O è questo pudore linguistico che però in italiano non ha trovato un corrispondente adeguato, almeno sul Corriere, dove si sono forse spinti un po’ troppo in là usando la parola “partner”. Perché i tedeschi ne hanno una perfetta: Lebenspartner. E se la persona con cui condiviamo il cammino ci accompagna solo per un lasso di tempo c’è il termine Lebensabschnittspartner, partner per un tratto di vita.

Auguri all’ennesimo rudere che si compiace della donna più giovane, tanto per dire che non solo in Italia…

Heine e l’amore (io e il lavoro)

Ieri sera, tornando verso casa, abbiamo fatto i sottopassaggi della stazione di Stoccarda. Ci sono alcune vetrine con i programmi dei vari teatri stoccardesi e una delle vetrine era decorata con grossi sassi su cui avevano tracciato frasi e motti. C’era una citazione di Heine:

Du fragst mich Kind, was Liebe ist?
Ein Stern in einem Haufen Mist.

Mi chiedi, piccolo, cosa sia l’amore.
Una stella in un mucchio di letame.

E in questo pomeriggio domenicale, in cui sono costretta a lavorare anche se fuori c’è il sole e ho dovuto tirare un bidone a una collega cui volevo fare visita e magari passare una bella serata, mi viene da dire:

Du fragst mich Kind, was Arbeit ist?
Nur ein Haufen Mist.

Mi chiedi, piccolo, cosa sia il lavoro.
Solo un mucchio di letame.

Sabato

Uno dice: Eh, be’, sabato, ti riposerai.

Pensavolo anche io. Invece oggi mi sono messa a cercar di tamponare il problema di giovedì e mi sono attaccata al telefono. Ore di chiamate che, more solito, hanno portato pochissimo frutto. Una madre in ansia che si è sfogata con me per 27 minuti sulle bruttezze del mondo quando non si hanno soldi, una moglie sospettosa cui ho dovuto spiegare per filo e per segno che sono un’insegnante e non la nuova amante del marito, allievi cui spiegare ciò che si sono persi non venendo a lezione, due messaggi in segreteria e almeno una dozzina di telefonate a vuoto (ma dove va di bello ‘sta gente il sabato?).

Sono riuscita a scollarmi di ostello verso le quattro, quando ormai il sole già stava calando. Sono andata in giro per la Königsstrasse – che è la via dello shopping di Stoccarda – con una collega. Ma la maggior parte del tempo l’ho passata dentro Hugendubel, negozio di libri, dove, volendo, ci si può persino sdraiare su chaise longue di fatta speciale, sedersi su comodi divanetti e, come faceva uno con mirabile aplomb, studiare su libri che nemmeno erano stati acquistati. La magnanimità teutonica.

E poi cena al Paulaner, dove mi sono fatta fregare per l’ennesima volta dalla curiosità gastronomica: ho preso spezzatino di cinghiale, Wildschweinragout. Il cinghiale doveva essere ancora vivo, perché me lo sentivo ancora scorazzare nelle viscere dopo averlo ingerito. Nemmeno il grappino di Mirabelle che ho ingollato alla fine è riuscito a farmelo mitigare. E’ andata meglio con lo Zimt-Zauber-Trunk che ho preso ai prodromi del mercatino natalizio davanti al Neues Schloss: un caldo e benvenuto intruglio di zucchero e cannella, immagino. Questo sì che mi ha dato una bella sgroppata.

Quando sono tornata, ho trovato una bella notizia sul Web: finalmente B. se n’è andato. Sia lode.