Il caffè tedesco non è potabile

In ospedale all’accettazione mi hanno fatto firmare che non sono andata nel loro Paese per farmi curare. In ospedale puoi prenderti una Suppe Knorr alla macchinetta automatica. Non l’ho provata, va bene la curiosità gastronomica, ma c’è un limite a tutto.

Stasera per strada, ero appena uscita da un passaggio buio e stretto cercando l’indirizzo che pensavo dovesse essere il mio indirizzo da gennaio, ma chissà, un uomo mi ferma e mi indica la sua schiena, dicendomi qualcosa che non afferro, in parte perché non biascica un po’, in parte perché mi roteano pensieri confusi per il capo del tipo: “Ecco, e tu ti fermi, ora ti scippa, ma guarda se dovevi venire in Germania a farti rapinare, o magari ti picchia, ossignore”, e mi fa mette in mano il suo lettore cd facendomi capire che glielo devo mettere nello zaino (eh?!) e quando, automaticamente, lo faccio, pestando un po’ per farci entrare i cavi, aggiunge che devo anche chiudergli la zip, obbedisco, saluto e me ne vo.

Per curiosità ho mandato un curriculum, mi hanno subito chiamato per un colloquio, al Regus Center di Stoccarda. Mentre già comunque pensavo di mettermi l’unico tailleur pantalone che ho nel mio striminzito guardaroba, leggo la mail di conferma scritta dell’appuntamento preso al telefono:

“Bitte beachten Sie, dass wir unserer Firmenphilosophie folgend großen Wert auf Businesskleidung legen.”

La preghiamo di ricordarle che, seguendo la filosofia della nostra azienda, consideriamo l’abbigliamento business molto importante.

Ai ragazzi turchi del Natale italiano non frega una cippa. Quante fotocopie con lessico natalizio sprecato. Ai ragazzi tedeschi non frega niente di studiare seriamente, altre fotocopie sprecate. Ai ragazzi italiani non frega nemmeno di venire ai corsi, almeno così mi sono risparmiata le fotocopie.

Non sopporto più non solo di mangiare per strada, sul treno, sul tram, in stazione, ma non sopporto nemmeno più chi lo fa. E ci sono orde di mangiatori ambulanti. La mattina alle 7 entra la islamica con il suo bel velo in finta seta e si avventa su un qualcosa di puzzone e croccante da farmi quasi svenire. La signora lavora di denti un panino unto sul sedile davanti. La ragazza cammina sul binario addentando una pizzetta con quella specie di rivoltante ketchup. Anche gli studenti, seduti ai loro banchi, sono sempre intendi a rosicchiare, trangugiare, masticare, sgranocchiare, ingollare, bere e suggere dai enormi tetrapak di succhi di frutta. Basta, dico io, ma quelli continuano.

I tedeschi non bestemmiano, è vero. Ma già il loro caffè tira giù dal cielo ogni santo possibile e immaginabile. Ho smesso di berlo dopo tre tentativi, a dispetto delle quantità industriali di zucchero e latte condensato che vi riversavo che non riuscivano a renderlo potabile.

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