Due righe sulla scrivente

C’è una persona, che mi conosce piuttosto bene ormai, che dice di leggere queste pagine. Non so come le legga, penso lo faccia come è diventata normale la lettura ai tempi di internet, cursoria, superficiale, non-lettura. Dice che è un blog di sfogo, che non ha più niente a che fare con l’amor della lingua, che poche persone commentano. Parrebbe una velata stroncatura. Non è facile discutere con la persona, perché sono dialoghi che hanno luogo via Skype, mi piacerebbe dire molte cose, ma alla fine esce fuori solo qualche commento breve che deve suonare forzatamente acido.

Non ho mai scritto solo di parole, spesso il vocabolo era il punto di partenza, la scusa, l’appiglio per scrivere di me. Poi, per un periodo, ho avuto un blog su Splinder dedicato solo alle parole, ma anche lì sforavo sempre. Perché non mi interessava discettare solo di parole, per questo ci sono libri di linguisti ed esperti, mi interessava proprio sfogarmi, mi interessava scrivere. Scrivere mi dà requie. Scrivere mi tranquillizza. C’è, è qui, nero su bianco, non scappa come tutto il resto. Mi aiuta con la mia strana memoria selettiva, che ricorda un dettaglio inutile di decenni fa ma cancella interi anni. Sì, un sacco di persone scrivono e molte non hanno il ritegno di farlo solo su queste pagine virtuali e gratuite, ma imbrattano la carta e sprecano alberi. Almeno io mi limito. Inoltre, da carattere indefinibile sempre in fuga, non mi interessa sbattere queste pagine in faccia alla gente. C’erano due pagine su Facebook in cui il mio blog era inserito e questo mi portava (relativamente) molti lettori: mi sono fatta cancellare. Anche dal vivo sono così, non voglio mettermi in mostra – il che è drammatico nel mondo del lavoro, non si va da nessuna parte se si vuole solo lavorare coscienziosamente e silenziosamente -, mi nauseano le persone esibizioniste e, perdio, il mondo ne è colmo. Ti schiacciano, ti opprimono, ti sbattono in fondo, a lato, di sotto. Ti sommergono di chiacchiere personali, ti inondano del loro ego, ti soffocano con le loro storie. Non che io subisca sempre e basta. Due sere fa, per esempio, il capo sublime si è avvicinato con la sua dama al nostro drappelletto, c’erano tre di ruolo e due tappabuchi, il capo ha iniziato a presentare le persone alla dama, la dama dava la mano da stringere, il capo chiosava “E lei ha una bellissima cattedra.” ecc ecc., e una di ruolo, dimentica degli altri, mi stava fisicamente nascondendo al capo, al che l’ho scostata con la mano e ho fatto presente al sublime capo che esistevamo anche noi. L’ingiustizia mi fa ancora ribollire il sangue e finché il sangue ribolle, sono viva.

Ma proprio perché non amo mettermi in mostra, questo blog lo leggono in pochi. Ci arrivano googlando, per caso, quasi tutti leggeranno sbadatamente e usciranno subito dopo, ma non è un problema. Ho incontrato persone bellissime grazie ai miei precedenti blog e di questo sono immensamente grata alla rete. Spero in altri regali di questo genere, ma se sono doni, non bisogna cercarseli. Se ci sono pochi commenti, non è un dramma nemmeno questo, anche un commento è un dono e non bisogna far conto sui regali.

3 pensieri su “Due righe sulla scrivente

  1. Le lessicofilia sarà un pretesto, ma è un bel pretesto. Del resto, parlare si sé mediante dei discorsi sulla lingua mi pare un bel modo di presentarsi, rispetto ad altri modi…
    Ma ciò che dici ha l’aria di essere uno sfogo, sei arrabbiata con qualcuno. Mi sento chiamato un po’ in causa, in quanto esibizionista…
    Per fortuna tu non sei mai realmente incazzata col mondo: vuoi solo sembrarlo. Mentre hai di questi sfoghi, ridi sotto i baffi🙂

    (No, non sono da queste parti a per le vacanze di Natale. Tu?)

  2. Tu sì che mi conosci, Giowanni giovane Werther!🙂
    Peccato che tu non ci sia, io vengo, poi riparto, speravo di farci un caffettino insieme (o una mangiata di carne di mulo?!?!?:-))

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