Notti diverse

Un’esplosione. Sulla Hauptstätterstraße, poco più in là rispetto alle mie molte finestre. E’ l’una di notte e qui passerò ancora solo quattro notti. Nella camera regna la confusione più disperata, non ho voluto sistemare, ho persino rovesciato il contenuto della borsa di lavoro in mezzo alla camera, dove sta da un giorno, gli stivali sono buttati in entratina, il cappotto è caduto dal gancio e l’ho lasciato là, il letto è sfatto, sul tavolo stanno scontrini, appunti, libri, quaderni, oggettistica varia e cartacce, il secondo letto è ingombro di fotocopie e volumi, altri libri stanno impilati per terra e spero di riuscire a farli stare nei due cartoni che sono riuscita a recuperare da DM.

Lunedì sera dormo a Tubinga, dall’Omonima Gentile, che mi ha ospitato due settimane fa. L’Omonima è di Roitlinga dove vivono – come accennavo – i genitori, nella grande casa con intelaiatura a traliccio, ma lei non ha voluto assolutamente tornarsene al nido patrio, si è cercata un appartamento a Tubinga perché, mi spiegava, lì ha qualche amica e lì si può uscire la sera, c’è vita. Abita in Judengasse, il vicolo degli ebrei, in pieno centro a Tubinga, pare di essere finiti in un film medievale, stradine acciottolate, case a traliccio e muri sbilenchi. L’appartamento di Omonima è sbilenco, mentre eravamo sedute in soggiorno le ho chiesto: “Ma sbaglio, o pende?” “Pende!”

Me l’aveva detto che a casua sua non c’è nulla di dritto. Già la disposizione è buffa. Si sale per una ripida scaletta di legno e ci si trova a un piano in cui a destra ci sono wc e poi bagno, rigorosamente separati, e la latrina è uno stambugio così stretto che se ingrassi puoi solo entrare in retromarcia. A sinistra si aprono una porta che dà sulla camera da letto, più in là la porta che dà sul soggiorno e sul lato opposto a bagno/WC c’è la cucinettina. Solo che il corridoio è in condivisione con la padrona che abita al piano di sopra, quindi c’è una strana confusione privato/pubblico. (E la padrona di casa, che inizia a dare forse di matto per l’età, ha tutto l’agio di entrarle in cucina e ravanare nella monnezza quando ha voglia di far storie). Tra la camera da letto e il soggiorno c’è un vano di passaggio che l’Omonima ha adibito a studio, con scrivania, pc e librerie.

E’ una casa strana, vecchia, con le brutture tipiche delle case da centro storico (i piccioni sopra il cornicione del bagno, die Ratten der Luft, davvero!) con finestrelle vecchie e vetri sottili, e c’è da ringraziare che quest’anno il freddo non vuole saperne di venire con le sue gelide alitate e la stufetta del soggiorno è sufficiente a scaldare tutti gli ambienti. Io, che ho dormito su un ingegnosissimo divano letto, ho avuto freddo e fortunatamente mi ero portata via una seconda maglia da casa che ho prontamente infilato, anche perché ormai mi sono abituata bene, con i caloriferi a palla del Gästehaus. Una casa del genere mi sarebbe parsa un orrore se a cambiarla radicalmente non fosse stato il buonumore e l’aura positiva dell’attuale affittuaria. Omonima, che ha il mio nome ma tiene una dozzina di anni di meno, è un cuor contento. Rara, preziosa. Ha adornato questo appartamento con tanti oggetti vecchi, perché le piace l’antiquariato, scatole di latta datate, una vecchia valigia come portalampada, e il suo sorriso rende questi oggetti freschi e spiritosi. Lei voleva finire di preparare la Schneekugel che avrebbe fatto fare ai bambini il giorno dopo, per Nikolaus, e sono rimasta incantata a vedere come lavorava il pongo verde modellandolo a forma di abete, lo incollava sul coperchio di un vasetto ripulito, lo cospargeva di brillantini, poi riempiva il vasetto di acqua, saldava il coperchio e .. voilà, la meraviglia dell’alberello prigioniero con la sua pioggia argentata.

La mamma di Omonima le aveva dato una zuppa da offrirmi – le mamme buone del mondo! – e abbiamo mangiato e chiacchierato e poi siamo uscite a berci qualcosa e poi a letto, e per una volta ho assaporato cosa significhi dormire nel silenzio.

Me ne ero dimenticata.

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