Nuove da via della Pace

Ed eccomi qui, dopo la prima settimana di vita a Ulm, in via della Pace. Viva e alquanto tranquilla, nonostante gli schifosi presupposti. Me ne sto stesa su un divanetto che ha visto anni migliori, in una camera che attende il mobilio che arriverà mercoledì. In dotazione con la camera ho ricevuto un armadio e detto sofà, da Stoccarda mi ero portata il materasso che avevo prima usato a Roitlinga e questo è per ora il mio povero letto rasoterra, valigie e sacchetti li ho messi in un angoletto e ho appena finito di montare un sostituto di cassettiera, il povero Lennart Ikea, ci ho messo sopra le due piantine che ho portato da cas. Via, come si può vivere con quasi niente.

In verità non vedo l’ora di avere soprattutto una scrivania e una Billy dove sistemare il (more solito) ingente numero di libri e faldoni di materiali. Per comprare questi mobili ho passato almeno due giorni a controllare il sito, fare conti e preventivi a raffica. Un letto singolo per il materasso già esistente? Un letto più comodo da 140 cm? Mobili così o colà? Alla fine ha vinto la considerazione che poi questa roba finirà probabilmente in gran parte regalata o rivenduta per briciole, e fra pochi mesi, dunque ho badato al soldo in modo acribico. Non avere l’auto non è stato sicuramente di aiuto, ma anche se avessi avuto l’auto non so come sarei riuscita a portare da sola le tonnellate della Billy da sola, ho già sudato quattro camice per cacciarle sul carrello. Chi mai va all’Ikea da solo? L’Ikea è un momento di ilare comunità, di spasso per la famiglia, di progettazione per le coppiette, pensavo ieri mentre giravo concentratissima con piani e blocchetti in mano, come mai ho fatto in vita mia all’Ikea. Ikea che comunque è vantaggiosa solo se fai trasporto e montaggio da te, ovviamente, così, pur dovendo forzatamente ricorrere al servizio di trasporto, ho rinunciato al montaggio e spero di riuscire a trasformare un grumo di asticelle in un letto e pezzi informi di compensato in libreria e ripiano di lavoro.

Ma andiamo per ordine. Me ne stavo così bene in vacanza, a casa, e avevo una tale paura delle due svitate per come si sono rivelate poco sotto Natale, che partire non è stato facile. Ho rimandato all’ultimo momento, sono partita infine a mezzogiorno di sabato 7, abbiamo trovato lupi e tormente in Kakania e alla fine abbiamo fatto tappa a Monaco e quindi sì, sono arrivata all’ultimo secondo, a mezzogiorno di domenica 8. Non sapendo chi ci fosse in casa e non volendo entrare la prima volta senza preavviso, pur avendo le chiavi, ho suonato. Dabbassso non ha risposto nessuno, sono salita lungo le lignee scale e ho suonato un’altra volta davanti all’uscio (uscio a prova di ladro, nel senso che un ladro potrebbe entrarci senza provare, queste porte vecchie, scassone, con i vetri…ma si vede che a Ulm non ci sono i ladri). Apre la logopedista e nel suo sguardo galleggia la domanda: E tu chi saresti? Pensa, si era dimenticata di me. Il primo commento comunque è stato: “Ma non ce le hai le chiavi?” Perle ai porci.

Per farla breve, ho preso possesso della camera, vuota. Ho passato l’aspirapolvere e passato il pavimento due volte, aperto le finestre, ammirato il panorama cittadino dalle finestre prive di tende. Grazie a Dio almeno il lampadario c’è.  Ma dopo le pulizie, per non farsi mancare lavoro, siamo partiti alla volta di Stoccarda per andare a recuperare i pacchi di libri lasciati dalla collega che mi ha aiutato prima delle vacanze. E vai, corri, traffico, non traffico, strade alternative, collere furibonde per trovare la piantina di Stoccarda e quindi casa della collega. Ma la serata è finita bene con una cenetta deliziosa in un ristorantino di Stoccarda che ho scoperto per casa: io e il mio orso aiutevole, un santo.

Dopo questa prima settimana ho solo capito che, ognuna a suo modo, le mie coinquiline sono entrambe bislacche. Forse donne sui quaranta  che coabitano in un appartamento e non hanno una regolare famiglia, qualcosa di storto ce l’hanno (me per prima, va da sé). Ma fingiamo che questo sia un film e presentiamo i personaggi e interpreti. I., interpretata da se stessa, ovvero logopedista quasi quarantenne, che lavora in uno studio con più sedi o forse no, non riesco ancora ad afferrare, una comunque è nell’Allgäu, regione di montagna poco distante da Ulm. Da me teneralmente chiamata Hitlera. Il suo viso insignificante subisce impennate diaboliche quando parla, gli occhi le diventano aculei e allarga le labbra a fare un fischio, un raschiare, un sibilo inquietanti. Passa da questo tono diabolico a un mitissimo ed educativo eloquio da maestrina mancata e chiacchiera molto, intervallando le parole a risatelle che non sapresti definire se malvage o dementi o tutte e due. Mi par di aver capito che è qui da un anno e prima conviveva. La prima cosa che mi ha detto, dopo il gentile “Ma non ce le hai le chiavi?”, alla mia domanda se avesse passato belle vacanze, è stato: “No.” Ed è partita una sequela di parole a indicare quanto stress, quanti impegni regnino nella sua vita. Ha rimarcato che sta facendo una laurea in economia aziendale per puro hobby. A me parrebbe bisognosa di passatempi molto più tranquilli, ma ovviamente non faccio la consulente di vita, quindi affari suoi.

Nei giorni successivi ho avuto continuamente lunghe chiacchierate con il secondo personaggio, A., la Medica. La Medica non ha voluto nemmeno dirmi quanti anni ha, più di quaranta ha buttato là, vagamente. Il viso è un reticolo di rughe, potrei dargliene anche cinquanta, è magra come uno stecco ma con una panzetta del tutto fuori luogo, due occhi enormi pieni di ansia e ansia è la parola d’ordine per lei. Ha passato praticamente tre giorni a parlarmi male della Logopedista e a dipingerla come un mostro arrogante, possessivo e indisponente. Mi sa che il grosso problema di Medica è che non riesce a porsi con Logopedista come vorrebbe, dato che Medica è insicura, autocolpevolizzante, con manie di persecuzione e piena di rimpianti (ho fatto tanti errori, se in tre giorni una dice questa frase due volte, non siamo di fronte alla persona più soddisfatta della galassia…).

Venerdì sera abbiamo fatto una riunione di WG: momento parecchio imbarazzante, perché Medica è partita lancia in resta contro Logopedista e le scintille non sono mancate, mentre io cercavo di fare azioncine di pace. Io! Dopo essere stata accolta a merluzzi in faccia e ritrovarmi in un nido di fastidi reciproci, cerco di metterle d’accordo. Intanto, come primo atto che è piaciuto ad ambedue, ho fatto le pulizie settimanali. Ebbene sì, ho passato tutta la mattina della domenica a introdurre in questo luogo il concetto di pulizia. Mi convinco sempre di più che i tedeschi siano fondamentalmente sporchi. Incuranti, forse. Forse, come dice mia madre, grande amore per la decorazione e il ninnoletto (che trionfano a Natale in un profluvio di addobbi stucchevoli), ma poca importanza a pavimenti lerci, ante dei frigoriferi tatuate di sporco, decimetri di polvere sulle mensole, macchie di ogni genere, colore e grandezza sparse tra cesso, bagno, cucina e dispensa. Perché oggi ho nettato questi ambienti, oltre al vasto corridoio e la cameretta degli ospiti.

Sarebbe interessante descrivere la casa. E’ un palazzo a occhio centenario, l’ingresso è buietto ma si scorge subito una scritta museale, Salve, che è una vera chicca. Le scale sono di legno, ma non rifatte di recente, chissà se sono originali, anche gli infissi sono di un tipo così inusuale (si chiudono con una piccola levetta decorata) che devono essere vecchissimi. A ogni giroscala c’è un bellissimo e grande quadro, che bellezza, se ripenso all’anonimità squallida dei palazzi moderni. La porta, come accennato, è simile ad altre che ho visto altrove a Stoccarda, case vecchie, in cui non c’erano timori e in cui evidentemente non dave fastidio sentire cosa succede nel pianerottolo. Fortunatamente è un palazzo diviso in due condomini separati verticalmente e non c’è nessun altra porta sul nostro pianerottolo. Dentro regna il legno nel reparto passaggio e notte, assi in entrata e corridoio e parquet nelle camere, anche se Logo ha un parquet nuovo, a incastro, invece in camera mia ce n’è uno antico, con fessure a volte inquietantemente ampie tra listella e listella. Appena entri, a sinistra c’è il bugigattolo con il cesso, a destra c’è la cucina e oltre la cucina il bagno (lavello, vasca da bagno e lavatrice oltre ad asciugabiancheria, lusso). Attaccato alla cucina, sulla porta viene intimato “Türe zu“, c’è la dispensa con scaffali grezzi e alquanto scomodi, frigorifero e in cima microonde, la finestrella di sopra viene lasciata sempre aperta quindi andrebbe benissimo anche il termine ghiacciacia. La cucina, che dà a sud ed è quindi bella luminosa, ha anche un grazioso balconcino che guarda verso le aguzze guglie del campanile della chiesa di St. Georg.

Nella zona notte ci sono ben tre camere, una per ognuna delle interessanti coabitanti e una cameretta che ora è colonizzata da stendini e porcherie parcheggiate, dunque una cameretta degli “intrighi”, come direbbe mia madre. Nello spazio di passaggio il padrone della casa, che ci viveva, ha coperto la parete con un’impressionante e per me splendida serie di scaffali e ci potrebbe stare di tutto, invece anche qui vige l’anarchia, Logo ha riempito la parte inferiore delle sue scatole di scarpe, Medica ci ha messo libri di medicina e non so chi ha poggiato bicchieri che dovrebbero far bello (?!) e oggetti vari come candele, lampadine vecchie e nuove, batterie, roba vecchia.

Ne avrei molte da raccontare, di questo esperimento antropologico, ma la notte incombe e domani è lunedì, la mia giornata nera e urge prepararsi al lavoro.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...