Un tranquillo weekend di WG

Il venerdì sera Para-Medica (non perché sia infermiera, ma perché medico afflitto da paranoie) è lesta a scapparsene via nel suo buco di culo tedesco (credo Schwäbisch Gmund, se ho saputo interpretare bene la mitragliata di Hitlera), facendosi scudo di un cattivo umore opaco, perché per lei le pulizie potrebbero essere rimandate alle calende greche, le immondizie possono accumularsi come nemmeno a Napoli, a lei interessa solo vuotare le molte lavatrici e riempire lo stendipanni (secondo me tutte queste lavatrici a indicare scarsa pulizia personale sopperita da pulizia per interposto materiale) e ogni tanto rassettare delle cose strane che capisce solo lei, tipo spostare un sacchettino dalla dispensa alla Kammer, probabilmente colma di qualche risentimento personale verso di me o verso Hitlera cui comunque non ha coraggio di dar voce.

Hitlera invece resta qui sempre, spadroneggia nell’Europa dell’E…no, in casa, nel suo Lebensraum, fa e briga e gira e frigge e unge in cucina e si diverte, lei sì, a dar voce a ogni suo pensierino piccino picciò, perché evidentemente la mamma non le ha insegnato che non bisogna proprio dire tutto tutto quello che si pensa agli altri, indifferentemente. Con me continua questa terapia d’urto a forza di correzioni del tedesco e prova anche a farmi sentire un po’ cretina parlandomi a raffica e mettendomi in confusione, non di rado riuscendoci, soprattutto quando devo subire le grandinate prima di aver bevuto il caffè della colazione, quando francamente non riesco nemmeno a sillabare il mio nome. Ribatto ancora mitemente, ma devo dire che la mia pazienza sta già subendo un calo vistoso. E’ una persona da prendere a modello negativo: non devo essere come lei. D’altra parte potrei avere uno scatto di orgoglio e impuntarmi a studiare le piccolezze che mi corregge, ma, come le ho detto sempre alquanto serafica, io con l’età ho imparato a essere tollerante con me stessa e con i miei errori (tu invece sarai sempre gonfia del tuo ego villano e impaziente, crucca brufolosa).

Ieri pensavo con un certo terrore a che vita disgraziata mi faranno passare queste due quando darò la disdetta e si metteranno a cercare un nuovo inquilino. Mi daranno della bugiarda inaffidabile italiana (embe’, ormai…), Hitlera me lo dirà sibilando e digrignando i denti, Para-Medica non mi rivolgerà più la parola, subirò visite alla camera da parte degli interessati come e quando parrà alle due dame e sicuramente non mi chiederanno se e quando mi andrebbe bene e di sicuro partiranno con la macchina da guerra appena ne avranno contezza, quindi a maggio, ah già me lo pregusto un bel maggio ulmense pieno di primaverile astio. Devo come minimo inventare una scusa formidabile e sicuramente dovrò porre la notizia con lagrimoni di dolore, stavo così bene, ma te guarda, tutta questa fatica, i mobili, le spese, la cosa migliore sarebbe inventare un lavorone da qualche altra parte e spiegare che davvero, con i tempi che corrono non posso rifiutare una profferta del genere.  Se non voglio fare un maggio da incubo, sarà meglio che pensi già fin da ora a cosa escogitare. Massì, così do loro la possibilità di trovare il maschietto che tanto desideravano, queste due caprette alla ricerca del montone espiatorio, perché così mi raccontava Hitlera ieri, volevano un uomo, “per fare da contrappeso” o da saccone per i vostri pugni, eh?

Io, invece, pur avendo risposto alle offerte di WGs con uomini o solo uomini, non sarei così lieta (sich freuen!) di coabitare con esseri di sesso maschile. Sicuramente sarebbe stato un esperimento ancora più interessante, ma già mi basta il livello di sciattoneria della Para-Medica. Ultima chicca per farne un ritrattino: lei per pelare le carote usa sempre un pelapatate con la lama completamente coperta di ruggine. Ora, il medico è lei e ne saprà sicuramente più di me, non farà male come parrebbe a me. Si vede che il tetano qui non esiste.

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Cosa farebbe il tedesco senza il verbo “sich freuen”?

I più goffi e sottodotati come traduttori traducono il verbo “sich freuen” con “rallegrarsi”.

Ora alzi la mano, qui, subito, chi di voi dice quotidianamente “me ne rallegro”, “mi rallegro di vedervi” e analoghi. Forse non l’avete mai detto, siate sinceri, magari l’avrete sentito in qualche vecchio film o trovato in qualche libro ormai antiquato. O magari vi viene solo da ridere e basta.

Sarebbe invece interessante sapere la frequenza assoluta di questo verbo nella lingua tedesco. Se De Mauro sostiene che il vocabolo più pronunciato nella lingua italiana sia “cazzo”, ecco la papale differenza tra la mia lingua e quella che studio da anche troppo tempo: noi ci riempiamo la bocca di membri maschili, loro di questo verbo che si usa con ogni registro, in ogni occasione, si sciala in lungo e in largo con tutti questi “essere contenti di”.

Perché, diciamolo, “sich freuen” è  un imbucato di professione. Qualunque lettera, di quale sia il suo tenore e contenuto, avrà alla fine un “sich freuen“, ovvero si sbandiera la propria contentezza che un ospite venga all’albergo, che una persona risponda alla richiesta di informazioni, che il tal dei tali telefoni o chissà cos’altro.  Gli annunci per appartamenti e WG che leggevo su Web finivano spesso con un bel “Ich freue mich schon auf Eure Antwort” o qualcosa del genere, “aspetto con gioia (mah…come traduzione non forse il meglio) una vostra risposta”. Il Kaiser kakaniko Franz Joseph, il vecchio Francesco Giuseppe d’Asburgo,  concludeva qualunque occasione di incontro con la sua bella frasetta stereotipa: “Es war sehr schön, es hat mich sehr gefreut” “E’ stato bello, mi ha fatto piacere.”  Ma una mia allieva molto tosta ha appena scritto su Facebook, dopo aver annunciato con chi andrà alla festa domani: “Freu mich schon richtig drauuf mit euch ♥” “Sono davvero contenta, sono felicissima all’idea (di fare questa cosa) con voi”.

Tutti tentativi di traduzione veramente squallidi e sintetici. Perché noi un verbetto così non ce l’abbiamo. Una su FB avrebbe scritto, “Cazzo, gente, non vedo l’ora, cazzo, ragazzi, che forte che ci andiamo tutti insieme” o similia. E’ proprio un sistema mentale diverso.

Io stessa ho cercato di assimilarmi e dico “Ich freu’ mich“, “Das würde mich freuen” a piè sospinto, spesso come convenevole vuotissimo, mentre in verità penso: Cazzo, che palle.