Ai teutonici piace non complicato (a modo loro)

Mezza Ulma deve aspettare sabato mattina con ansia per andare…a fare la colazione da Ikea. Ieri ci ho messo piede alle 10.15, ovvero un quarto d’ora dopo l’apertura, e il ristorante era pieno come un uovo di gente che addentava panini e beveva caffè e ingollava chissà cos’altro, io sono filata via rapida perché dovevo solo comprare dei bastoni per le tende. L’unico vantaggio di non avere l’auto quando si va all’Ikea è che tutte le voglie ispirate da questo supermercato internazionale della mobiliuccia vengono frustrate dalla consapevolezza che poi, non essendo io la dea Kalì con mille braccia, non posso che comprare quanto due arti permettono di reggere, sempre ricordando che salire e scendere dai mezzi pubblici può implicare la necessità di aggrapparsi ai sostegni, di premere un pulsante per scendere, di esibire l’abbondamento…Complicato.

Ieri appena svegliata ho subìto lo shock di vedere la piastra che mi sono appena comprata (per non dover usare le padelle intrinsecamente unte di Hitlera) giacere agonizzante sul balcone, lercia di grasso rappreso. Avrei volentieri spaccato la piastra in testa a quella lordatrice di cucine, ma mi sono limitata a lavare l’oggetto con amore e poi a rendere edotta l’amante del grasso che la piastra non abbisogna di grassi (almeno la mia, porcaccia la miseria). Già la settimana scorsa Hitlera ha ricevuto uno smacco terribile: le ho lasciato un post-it chiedendole di pulire il fornello che aveva forse “dimenticato” (seeee) di sistemare, dopo averlo ricoperto di schizzi di lardo puro. L’ho fatta inviperire: lei, che a detta di Paranoja, era la maestra del biglietto ammonitore, si è ritrovata ammonita. Pazienza, io ormai ero ammorbata dal puzzo di rosticceria della cucina e lei continuava a dimenticarsene pur andando su e giù tra camera e cucina e se pensava di aver trovato la dolce italiana volenterosa che pulisce un fornello del genere, perché è di turno con le pulizie, si è lievemente sbagliata. Troppo facile.

Ieri era una splendida giornata di sole, ma io ho dovuto mettermi in cammino per risolvere la questione in sospeso dell’errore 0x eccetera. Ovvero di una stampante laser, comprata per esasperazione, che non ne vuole sapere di sposarsi al mio Sony Vaio e che mi ha esasperata ulteriormente. La storia è lunghetta. Devo spesso prerarare materiali didattici e non avendo portato con me la stampante, per l’ingombro e per il fatto che quando torno in Italia mi serve assolutamente, ho sempre stampato nella scuola di Roitlinga oppure in un copy shop, in quest’ultimi usando la chiavetta USB. Dieci giorni fa la chiavetta impazzisce peggio della maionese, la finestrella dell’antivirus si apre con il suo carico di ansia, annunciando un trojan, e soprattutto… le cartelle contenute nella chiavetta sono diventate tutte collegamenti al niente. Una marea di materiali persi, visto che per mia pigrizia da troppo tempo non riversavo quel che c’era dentro nel mio pc. Basta, mi sono detta, che lo abbia beccato a scuola o al negozio, ormai non importa più, vado a comprarmi una stampante qualunque. Nemmeno questo è facile: una all-in-one che fra poco ti frigge anche le uova o limitarsi a una laser di base? Al Media Markt di Ulma il personale sembra competente appena un attimo più di me e decido di fidarmi di poche idee sicure: con il laser le fotocopie sono le migliori, le cartucce (Patronen) a colori costano un botto e devono sempre esserci, anche se si vuole stampare solo in bianco e nero, l’all-in-one corre il rischio di restare per tre quarti inutilizzato. E ho preso la stampante laser b/n meno cara del negozio (che comunque costava di più degli all-in-one). Ma a casa sono iniziate le scaramucce tecnologiche: non riesco a completare l’installazione, nemmeno disinstallando, reinstallando, facendo e brigando, pregando e bestemmiando. Più che complicato!

Purtroppo sabato mattina il tizio con cui avevo parlato al telefono era giustamente a casa a godersi il suo tempo libero, magari intento a tagliare l’erba del giardino sotto il bel sole o a pulire l’auto, e il pischello che ho trovato ha pensato bene di ritrarsi dietro una faccia molto più spaesata della mia e accampando il fatto che non era mica un problema hardware. Certo, pensavo io emettendo fumi invisibili dalle orecchie, non sarà un problema hardware, ma che me ne faccio di una stampante se non si attacca al mio pc? Gli ho complicato la mattina, al tapinello ignorante. Ok, torno mercoledì, dico con tono plumbeo e giro sui tacchi, me, la grossa stampante nel capiente sacchetto della Coop, la borsa con il notebook e una nuvoletta di fastidio spero malcelato. Ah, e non dimenticare di dare il Beleg, il foglietto di carta dove si attesta che quella stampante è – disgraziatamente – mia, alla biondina dello sportello informazioni.

Perciò, dopo aver valicato strade e ponti per arrivare in bus alla zona commerciale entro le 10, orario di apertura, non mi è rimasto che consolarmi andando a comprare i bastoni per le tende che mi ha dato mia madre e che riposavano ben ripiegate in un angolo della camera da due settimane. Rendiamo la stanza civilizzata! In effetti le tende hanno cambiato i connotati all’ambiente che ad un tratto sembra quasi fine. Certo, la mattina mi entra un sole che nemmeno la lampada dell’ispettore puntata contro gli occhi del sospettato e quindi temo che dovrò provvedere all’operazione “Tende 2 – Quelle scure per carità”. La questione delle tende è un tema antropologico-culturale: come mi scrive il poeta brianzolo (che ha scelto come consorte una teutonica!),

Le culture del nord Europa rifuggono in effetti al concetto di arredo con tenda alla finestra. In Danimarca e Norvegia addirittura è motivo di ostentazione far vedere l’interno della propria casa, mettere una tenda per non far ammirare il salotto per loro sarebbe follia pura. Sicuramente c’è la volontà femminile della padrona di casa a pavoneggiare verso i vicini l’arredo della propria casa. Ma credo c’entri una mentalità protestante molto orientata a “non nascondere nulla”, a permettere alla Gott-Gemeinde di guardare dentro la propria “anima abitativa”.

Io invece ho una tipica mentalità cattolica-prude e francamente penso che Gott mi veda comunque (ahimè), la comunità può anche evitare di cogliermi mentre mi infilo il reggiseno. Inoltre la tenda conferisce all’ambiente un immediato senso di ordine e di eleganza… soprattutto se prima c’erano due lenzuola appese al filo del bucato, gioco facile.

Il sabato si è risolto con due tende bianche, una stampante che non funziona, acquisti di banale amministrazione al Rewe e poca lena di preparare le lezioni per la settimana successiva, oltre alla visita lampo del proprietario di questo appartamento che mi ha affittato la camera senza nemmeno vedermi in faccia, questo sì che è un uomo unkompliziert, l’aggettivo preferito dai tedeschi in ambito immobiliare. Un vecchio giovane, di quelli che erano alternativi e ora sono ruderi di alternatività, capelli grigi sparati in testa, orecchino e modi spicci. Passa una volta l’anno a leggere i contatori e per far ciò viene da Monaco, dove abita. Io lo amo perché non ha voluto la cauzione, perché non si impiccia in nulla e perché è felicemente lontano.

Ieri pensavo stancamente che sarei andata a fare una gita il giorno successivo. Ma stamane piove, e in tutta la regione, ed eccomi preda della neghittosità metereopatica.

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