Non ci sono le mezze stagioni

In Italia è una cantilena per vecchi e per creature querule, eh, un tempo c’era il suo bell’invernino, la cara primaveruzza, l’estataccia afosa e il mite autunno, ma ora, signora mia, non ci sono più le mezze stagioni!

Ma qui in Teutonia è semplicemente un’osservazione che si può per strada in questi giorni e di cui forse tengono conto i produttori di abiti e calzature, spero, o forse qui risparmiano sugli abiti da mezza stagione, quelle simpatiche cose dai colori pastello in primavera, il cardigan rosa antico, lo spolverino blu, quei capi color foglia morta in autunno, l’impermeabile marroncino, la maglietta di viscosa. Fatto sta che in gira per Ulma si vede solo abbigliamento estivo, ma proprio estivo. Quindi nei guardaroba teutonici ci sono la bardatura invernale e le cosette leggere dell’estate, senza fasi di trapasso, senza capi intermedi. In questi giorni di sole i bambini corrono felici nel sole con i calzini corti e la t-shirt, i ragazzi girano torvi con bragacce di tela e magliette, oggi alla fermata del bus è arrivata sui suoi dodici centimetri di tacco un donzella bionda, magliettina di cotonina scollata e zero calze, mi sono congelata nel vederla. Saranno stati i molti tatuaggi da esibire sulle braccia, per carità…

Io invece ho freddo, sono stanca, sono stufa della settimana e non ci posso credere di dover aspettare ancora due settimane piene prima di poter avere una tregua. Devo anche cambiare il guardaroba.

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Fanno il giro da dietro e ci arrivano anche loro

Le giornate si allungano che è una bellezza, il clima ulmense non è forse il massimo (ieri mattina c’era foschia e un freddo penetrante tale da costringermi a rimettermi i guanti) ma anche qui si vivono giornate di sole e di tepore, che ovviamente per un teutonico medio è già arsura, infatti ieri sono arrivati al corso ragazzini vestiti come i nostri a giugno. Un effetto collaterale delle giornate più lunghe è che la mancanza di tende scure inizia a farsi pesante. Amo dormire nell’oscurità più assoluta, ora a orari pre-sveglia ho il sole in camera, ancorché di sguincio, per fortuna.

Così mi tocca alzarmi praticamente con gli stessi orari di Hitlera la quale ha una ferrea tabella di marcia: ore 7.15 cacata mattutina, ore 7.20 doccia, ore 8.00 uscita dalla baracca. Be’, no, su questo ultimo orario è meno militare, solo la cacata è il punto di riferimento dell’intera giornata e qui si vive nel terrore: e se una volta dovessi andarci io, alle 7.15, perché magari le mie ribelli viscere me lo impongono? Penso che scoppierebbe la terza guerra mondiale. Ma per ora regna una simil-pace nella WG di Via della Pace e io mi sono preparata la colazione mentre Hitlera era nello stambugio della tazza e ho mangiato mentre lei era sotto la doccia. Purtroppo non è un’esperienza esaltante, perché Hitlera, come ogni vero soldato che si rispetti, snarocchia e produce rumori molesti sotto la doccia e col boccone in gola non è un bel sentire. La dura vita della caserma. Insomma, ho acceso la radio per straviarmi un po’ e ho sentito la notiziona.

Ovvero che i teutonici hanno fatto tutto il giro del mondo per arrivare alle nostre conclusioni, in fatto di sostegno alla famiglia. Nidi costosi e limitati, ambo i genitori che lavorano, il tempo è poco, come si fa? I nonni!!! Pensa, è il principio cardine del welfare italiano per i piccoli da sempre, nido-nonna, nonna da sfruttare biecamente al posto di una baby sitter, nonno che accompagna, nonna che prepara da mangiare ecc ecc. Ehi, expats che credete di venire in Teutonia e trovare il paradiso ove prolificare in agio e tranquillità statale, forse le cose cambieranno.